Carlo Fruttero è un protagonista inimitabile del panorama culturale italiano. Scrittore, traduttore, curatore, editore, ma anche e soprattutto interprete sagace dalla contemporaneità: nel 2026 compirebbe 100 anni.
Un traguardo che la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori festeggia con un’iniziativa unica proprio come il destinatario: il Club Fruttero. Una serie di eventi che fino a novembre coinvolgono luoghi e tematiche, raccontano l’uomo e lo scrittore, interpellando il pubblico dei suoi lettori. E torna alla mente un episodio del libro di memorie intitolato, con piglio ironico, Mutandine di chiffon. Memorie retribuite (Mondadori, 2010).
“Night of the telegram”: l’aria fritta è intraducibile
Una premessa è doverosa. L’indumento intimo è un gioco letterario, come spiega lo stesso Fruttero.
Quanto alle mutandine, figurano solo nel titolo, cui non ho saputo rinunciare. Nel libro non ce ne sono, non c’è gossip, non ci sono rivelazioni piccanti né ricordi maliziosi (anche se volendo…).
C’è invece, tra i capitoli, quello intitolato Night of the telegram (La notte del telegramma). Il testo è noto, tanto da conquistare negli anni l’attenzione di quotidiani come “La Stampa” e “Il Foglio”, ma merita una rilettura.
L’occasione è seria, serissima, e sembra disegnata per la contemporaneità tragica di questi giorni: il conflitto tra URSS e Ungheria del 1956, noto come la rivolta di Budapest. Guerra, dunque, come le sue inevitabili ricadute sulla geografia politica nazionale. Al di là delle interpretazioni, è la dinamica dell’episodio che interessa. Fruttero disegna con pochi paragrafi lo sconcerto e la preoccupazione in Einaudi, dove in quel periodo lavora. Ipotesi, opinioni, ricerche di contatti e informazioni di prima mano si susseguono. Fino alla decisione che raggiunge Fruttero e Giulio Bollati al termine di una cena in casa di amici: inviare un appello all’ONU a nome della casa editrice. Il testo del telegramma è pronto: a Fruttero, anglista ufficiale della maison, spetta il compito di tradurlo.
Non so che fine abbia fatto quel documento, forse l’avrò gettato, fatto a pezzetti, forse un giorno salterà fuori in qualche mio cassetto.
Ricorda però i cliché:
ferma presa di posizione, fiduciosa speranza, valori democratici, ripudio d’ogni violenza, sangue innocente.
Dirà:
L’aria fritta è intraducibile, ma le tentai tutte.
Il metodo Arsenio Lupin
La parte più divertente arriva però dopo, a sforzo ultimato. Perché il telegramma va spedito nottetempo. La posta centrale a Torino è aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, l’impiegato solo e mesto conta le parole del dattiloscritto. E la vicenda si trasforma in farsa.
Bollati tirò fuori il portafoglio, constatò che i soldi non bastavano, si rivolse con il mento a me che constatai la stessa cosa. Negli spazi un po’ algidi della casa editrice circolavano idee, fermenti, sperimentazioni, proposte di altissima, indiscussa qualità intellettuale; ma, di soldi, per qualche ragione ne giravano pochi.
Il telegramma però va spedito. Quindi i due decidono di presentarsi sotto la finestra, ormai spenta data l’ora, dell’editore e lanciano sassolini contro le imposte nel tentativo, inutile, di svegliarlo. Scartate le castagne d’India, che rischiano di danneggiare i vetri, non resta che il metodo Arsenio Lupin.
Bollati incrociò le mani a staffa, io mi tolsi le scarpe, mi issai su quel sostegno, raggiunsi la finestra, cominciai a battere con le nocche.
Dopo una certa insistenza Giulio Einaudi in pigiama blu compare alla finestra e, informato del contrattempo, provvede.
Il padrone non sorrise, non fece il minimo commento; sparì, riapparve coi soldi e, sempre senza pronunciare una parola, richiuse la finestra e si ritirò a letto.
Una figuraccia di cui, per tacito accordo, non riparleranno, ma anche uno spaccato impietoso e attualissimo di certa abitudine alla magniloquenza spesso inutile. Ed esempio dell’ironia narrativa di Fruttero che, nel libro, racconta del sodalizio con Franco Lucentini, del rapporto con Italo Calvino e Mario Soldati e delle scappatelle di George Simenon in trasferta a Milano. Ma questa è un’altra storia.
Il Club Fruttero: eventi e tessera
Il Club Fruttero prevede una serie di eventi fino a novembre 2026:
- una mostra al Circolo dei lettori di Torino,
- una cena letteraria immersiva,
- una maratona di lettura,
- la presenza al Salone internazionale del Libro di Torino,
- un evento teatrale a Siena,
- una passeggiata letteraria in Toscana,
- un libro dei suoi taccuini,
- progetti per le scuole.
E, come in ogni Club che si rispetti, ovviamente una tessera per i partecipanti, con tanto di timbro per ogni evento.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il metodo Arsenio Lupin: rileggere Carlo Fruttero in tempo di guerra
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