Danielle Buma, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Fate l’amore, non la guerra, dall’originale inglese “make love, not war”, è uno slogan collettivo nato negli anni tra il 1963 e il 1965 con un nobile obiettivo: quello di inviare un messaggio chiaro, conciso e potente contro la guerra del Vietnam e la corsa agli armamenti.
“Fate l’amore, non la guerra”: origine dell’espressione
In questo clima di protesta spontanea contro la guerra, il motto “Fate l’amore, non la guerra” trae origine da due grandi battaglie dell’epoca portate avanti dalla controcultura hippie e i moventi universitari americani degli Anni ’60.
L’obiettivo è duplice: esprimere il proprio dissenso nei confronti dell’intervento militare statunitense nel Vietnam e rifiutare i valori morali tradizionali. Sono questi gli anni nei quali si fa strada con fervore una nuova idea di libertà personale e amore libero, lontano dalle etichette del secondo dopoguerra. In questo contesto di rivoluzione culturale, i giovani degli anni ’60 sentono forte il bisogno di protestare pacificamente contro tutto ciò che ormai sentono lontano dalle proprie convinzioni e da ciò che desiderano per il mondo che verrà.
Ecco allora che una frase tanto semplice quanto potente come “Fate l’amore, non la guerra” risuona come un monito inequivocabile e lasciare indietro i vecchi schemi nazionalistici e culturali in favore di un’apertura nuova verso la libertà del singolo e il benessere collettivo.
“Fate l’amore, non la guerra”: chi l’ha detto?
Se inquadrare il contesto storico del periodo in cui nacque lo slogan “Fate l’amore, non la guerra” è piuttosto chiaro, stesso non si può dire dell’attribuzione della frase ad uno specifico soggetto. Le ipotesi sono varie e tutte attendibili, collocabili tra il 1963 e il 1965.
A sostenere di aver pronunciato per primo la frase, sebbene questo non sia effettivamente appurabile con certezza, è Gershon Legman, un critico culturale e folclorista, che sostenne di avere la paternità di “make love, not war” pronunciandola per la prima volta durante una conferenza all’Università dell’Ohio nel 1963.
Altra possibile attribuzione, datata stavolta 1965, è quella a Diane Newell Meyer. Si tratta di una delle rivendicazioni ad oggi più documentate. La giovane, all’epoca studentessa dell’Università dell’Oregon, scrisse “Let’s make love, not war” su una busta, appuntandosela poi sulla maglietta per una protesta. La studentessa fu poi fotografata dall’Associated Press e persino citata dal “New York Times”, che diffuse così lo slogan di protesta studentesca a livello nazionale.
Stesso periodo anche per l’attribuzione che vuole Penelope e Franklin Rosemont come ideatori dello slogan “Fate l’amore, non la guerra”. I due, attivisti di Chicago legati alla Solidarty Bookshop, sostennero di essere gli ideatori della frase che innovava il precedente slogan “Make peace, not war” per stampare le famosissime spille pacifiste conosciute ormai in tutto il mondo.
Ultima attribuzione, sebbene più filosofica che pratica, è quella al filosofo Herbert Marcuse. Sebbene non si tratti del creatore materiale del famoso slogan, infatti, si associa la figura di Marcuse alla celeberrima frase pacifista soprattutto per la profonda similitudine con le teorie contenute nella sua opera Eros e Civiltà, nella quale il filosofo sostiene con forza la liberazione delle pulsioni vitali (l’Eros) contro quelle belliche e distruttive associate alla società moderna.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Fate l’amore, non la guerra”: origine e chi l’ha detto
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