Entra il fantasma
- Autore: Isabella Hammad
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Marsilio
- Anno di pubblicazione: 2025
Lo ricordava Bob Dylan nel tradizionale discorso in occasione del banchetto reale, durante le celebrazioni per la premiazione del Nobel nel dicembre 2016, discorso che in sua assenza è stato letto dall’ambasciatrice statunitense in Svezia: quando Shakespeare ha creato e montato il suo Amleto, di certo non si chiedeva se quella alla quale stava dando vita fosse o meno letteratura, perché erano altri i quesiti attorno ai quali arrovellarsi, per esempio quale fosse l’attore adatto per questo e quest’altro ruolo o se davvero la Danimarca fosse l’ambientazione perfetta. E mille e più domande attanagliano lo spirito delle migliaia di attori, attrici e registi di cinema e teatro che da secoli riportano sul palco le tragiche vicende imperniate sul celeberrimo “marcio in Danimarca”. Ma cosa succederebbe se la pièce per antonomasia della letteratura mondiale venisse messa in scena in Palestina? È quello che accade fra le pagine di Entra il fantasma di Isabella Hammad (Marsilio, 2025, trad. di Maurizia Balmelli), lettura che ha entusiasmato, fra i tanti e le tante, lettrici del calibro di Azar Nafisi, Sally Rooney, Ali Smith e Barbara Kingsolver.
Protagonista e voce narrante è Sonia Nasir, un’attrice trantottenne di Londra che decide di prendersi una vacanza e di raggiungere la sorella Haneen che, a differenza sua, continua a risiedere nella terra di origine, ad Haifa. Dire che si stia soltanto prendendo qualche settimana di meritato riposo è riduttivo; in realtà i motivi di questo viaggio sembrano essere tanti, con motivazioni multiple che mescolano una relazione abbastanza tossica sulla quale sembra in procinto di mettere la parola fine, certe delusioni di carriera e la forza magnetica che le sue origini, in tempi e intensità differenti, hanno sempre avuto su di lei e sulla sua esistenza londinese. La Palestina continua infatti a subire le piaghe dell’occupazione, ma se prima la Sonia bambina e ragazzina le viveva in diretta, attraversando le strade della sua città, adesso la sofferenza è centellinata dai video sempre insanguinati che scorrono sul suo cellulare.
Tramite la sorella, Sonia incontra a poche ore dal suo arrivo Mariam, una direttrice teatrale in procinto di dar vita a un progetto tanto rimarchevole quanto irto di difficoltà: mettere in scena l’Amleto con una compagnia palestinese. Lo spettacolo è uno dei nodi centrali di una rete culturale che tenta, in ogni modo e con un coraggio ammirevole, di tenere nel giusto fermento una comunità piagata dall’orrore umano, e lo fa barcamenandosi fra attori più o meno amatoriali, ricerca di fondi e mille altri impedimenti difficili da immaginare per le compagnie teatrali del resto del mondo. Naturalmente, l’incontro fra Sonia e Mariam non può essere neutro, e arriva immediata la proposta della seconda:
Hai mai pensato di lavorare in Palestina? Dovresti. È un peccato che tutto il talento se ne vada.
Sonia si mostra subito reticente, eppure tutto uno schema che sembra preparato a puntino inizia a stringersi intorno a lei, coinvolgendola sempre più. Così, senza rendersi quasi conto ma scivolando lentamente verso l’ovvia conclusione, fra il ruolo di Ofelia ancora mancante, le prime letture del testo e poi le prove di recitazione e movimenti, Sonia si ritrova ad accettare la parte.
Isabella Hammad sa dosare alla perfezione i vari intrecci, sviluppando in contemporanea numerosi filoni narrativi. Anzitutto quelli della compagnia, composta da individui che emergono nelle loro debolezze e nel loro privato, ognuno con una propria voce che, in definitiva, costituisce un tassello peculiare della difficile condizione palestinese. Profondo anche il percorso della protagonista, Sonia, all’interno del quale le consapevolezze sempre più nitide la aiutano a comprendere sé stessa e il mondo che la circonda; nulla viene passato in sordina e nulla occupa troppo spazio, e corpo e mente sembrano sempre essere chiamati in causa. Quello di Sonia è, poi, soprattutto un iter di consapevolezza verso il ruolo centrale dell’arte nella scesa in campo culturale, politica ma soprattutto umana; in questo, fondamentali sono gli intensi flashback verso la sua infanzia, con i tormenti di una ragazzina che si interroga e interroga i suoi familiari sulla condizione del suo paese e della sua terra.
Ma l’elemento più apprezzato è soprattutto il tentativo, ben riuscito, di squarciare le frasi fatte sulla situazione palestinese, annullandole fra queste pagine in cui invece viene mostrato il quotidiano di un intero popolo; benché non manchino di certo dei legami fra la situazione palestinese e i tormenti che animano i personaggi shakespeariani, l’autrice sa planare sulle riflessioni immergendoci in un punto di vista veritiero, non artefatto, dove per esempio i punti di contatto vengono espressi dalle opinioni degli attori, come una riflessione prolifica e assolutamente spontanea di fronte alla potenza dell’arte. Niente rimandi a fungere da orpelli posticci che suonerebbero come la stonatura di un linguaggio altro: la cosa che più grava sulla compagnia teatrale è la concreta messa in scena, mille volte ostacolata da aggressioni, tensioni, checkpoint, squadracce di soldati e impedimenti finanziari.
Entra il fantasma è il secondo romanzo di un’autrice di punta, intensa ed estremamente attenta, nonché una lettura affascinante dentro la quale non sarà difficile perdercisi.
Entra il fantasma
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