In Dove finisce il silenzio di Roberto Silvestri (Morellini Editore, 2026), il passato non è mai davvero passato: continua a vivere nei gesti, nelle paure e nelle fragilità di chi ha conosciuto troppo presto la violenza. Il romanzo prende avvio da un omicidio consumato in una villa genovese, dove un apprezzato e rispettato magistrato, Augusto Sforza De Vincentis, viene trovato morto accanto ai suoi due figli, Riccardo e Rebecca. Un delitto che diventa il punto di riapertura di una vicenda familiare dolorosa, rimasta per anni sepolta sotto il peso delle omissioni. Duecentotrentotto pagine dopo, ci ritroviamo nella stessa situazione con cui il romanzo è cominciato, ma con una consapevolezza diversa: adesso conosciamo meglio il protagonista, il suo vissuto e gli eventi che lo hanno condotto fino a quel punto.
Molto tempo prima, infatti, Riccardo è stato testimone, suo malgrado, di un fatto destinato a segnare irrimediabilmente la sua esistenza e a compromettere il suo rapporto con se stesso e con gli altri: l’uccisione della madre per mano del padre, un uomo in realtà violento, autoritario e incapace di manifestare affetto verso chiunque. Il suo dolore si manifesta nella quotidianità, nei comportamenti apparentemente insignificanti e nelle strategie che ha sviluppato per affrontare ciò che non riesce a lasciarsi alle spalle.
Riccardo conta i passi che lo separano dalle cose e dalle persone, come se misurare lo spazio possa offrirgli un ordine rassicurante in un’esistenza segnata dall’instabilità. Prima ancora, durante gli anni scolastici, ha attraversato anche un periodo di mutismo. Il silenzio, in questo caso, non è soltanto assenza di parole, ma espressione di qualcosa che non trova una via d’uscita.
La sua psicologia è delineata con attenzione e sensibilità: il risultato è una complessità che lo rende un personaggio credibile, lontano da rappresentazioni schematiche o stereotipate.
Accanto a lui, Lydia assume un ruolo importante: è una presenza affettiva capace di offrire sostegno e stabilità, senza pretendere di cancellare le ferite del compagno. Quando il ritorno al passato diventa inevitabile, Riccardo si vede costretto a ripercorrere con lei l’episodio della propria giovinezza che fino a quel momento ha custodito dentro di sé. Raccontare significa esporsi, permettere a un’altra persona di avvicinarsi alla parte più dolorosa della propria storia e accettare che il legame con il passato non possa essere affrontato sempre in solitudine. Il loro rapporto mostra così quanto sia difficile costruire un’intimità autentica quando il dolore ha insegnato a difendersi anche da chi si ama.
Il riemergere dei ricordi conduce inoltre Riccardo a ritrovare Rebecca, la sorella che non vede da anni. Dopo la morte della madre, ha lasciato quasi subito Genova, scegliendo la Norvegia – dove vive in un faro con la compagna Sunna e lavora su un peschereccio – come luogo in cui ricominciare lontano dalla famiglia e da ciò che essa rappresenta. La sua esistenza, così distante, non solo fisicamente, da quella del fratello, suggerisce un diverso modo di reagire al trauma: se Riccardo ha cercato di governare la propria vita attraverso il controllo, Rebecca ha scelto la fuga. Ma allontanarsi dai luoghi del dolore non significa necessariamente averlo superato.
Il confronto tra i due permette di cogliere come una stessa tragedia possa lasciare segni differenti e generare strategie di sopravvivenza persino opposte. Ritrovarsi significa confrontarsi non soltanto con ciò che è accaduto, ma anche con gli anni trascorsi divisi uno dall’altro, con le parole mai pronunciate e con le diverse interpretazioni di una vicenda condivisa.
La scrittura di Silvestri si distingue per la cura con cui vengono descritti i personaggi e gli ambienti, che non fanno da semplice sfondo ma contribuiscono a definire le atmosfere. Genova e la Norvegia, due luoghi accomunati dal mare, ma profondamente diversi: da una parte la città ligure, stretta tra il porto e le alture, con il suo tessuto urbano fitto e stratificato, dove il mare è parte integrante della vita quotidiana; dall’altra, la Norvegia, che offre invece un paesaggio a volte ostile, dominato dal freddo e dall’isolamento dato dalle grandi distanze. Due scenari che, pur nella loro diversità, condividono un legame profondo con l’acqua e con la luce.
La vicenda si sviluppa attorno a interrogativi che vanno oltre la ricerca del responsabile dell’omicidio. Il ritrovamento dell’arma con cui il padre ha ucciso la moglie rimette in discussione le certezze dei fratelli, facendo emergere omissioni e versioni dei fatti che non sembrano più conciliabili. La verità si rivela un elemento instabile, capace di incrinare equilibri costruiti nel corso degli anni e di costringere i protagonisti a riconsiderare ciò che credevano di sapere. La componente investigativa si intreccia con quella psicologica, mentre la tensione nasce anche dal progressivo disvelamento di una storia familiare nella quale il silenzio ha avuto un peso determinante.
Il titolo acquista, in questo contesto, un significato che supera la dimensione del mistero: il silenzio è quello del bambino che non riesce a dare voce al proprio dolore, degli adulti che tacciono e delle persone che scelgono di non affrontare ciò che le ha ferite. Ma il silenzio non protegge necessariamente: a volte conserva intatti i conflitti, impedendo di comprenderli e di riconoscerne le conseguenze.
Dove finisce il silenzio utilizza il mistero per interrogarsi sulla memoria, sui legami familiari e sull’eredità della violenza. Ma non solo: mette in luce anche quanto la giustizia possa essere vulnerabile quando si lascia condizionare da influenze esterne e interessi personali. In questo scarto tra ciò che è vero e ciò che viene riconosciuto come giusto il romanzo trova una delle sue riflessioni più incisive, lasciando al lettore una domanda scomoda: che valore può avere la giustizia quando chi dovrebbe garantirla non è immune dal potere e dai propri pregiudizi?
- Autore: Roberto Silvestri
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Morellini editore
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Dove finisce il silenzio
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