Leggendo il Morgante di Luigi Pulci (1432-1484), poema pubblicato per la prima volta nel 1478, ci si imbatte in alcuni versi che possono apparire enigmatici:
Or s’io volessi de’ pesci contare
E tante forme diverse narralle,
Sarebbe come in Puglia annumerare
Le mosche, le zanzare e le farfalle.
(XXV, 332)
Tuttavia già in altri versi precedenti si legge:
Mort’io, mort’una mosca in Puglia.
(XXV, 69)
Ma quale legame esiste, si chiederà il lettore, tra la regione meridionale e questi insetti?
L’espressione del Pulci, fra commenti e riprese
Link affiliato
Nel secondo volume dell’edizione del Morgante Maggiore con note filologiche, stampata da Le Monnier nel 1855, lo studioso Pietro Sermolli commenta quest’ultimo passo scrivendo:
Mort’io ec. Cioè, morto io sarebbe come se non fosse morto alcuno. La Puglia è paese assai caldo, e però abbondantissimo di mosche, e simili insetti.
Una successiva edizione del Morgante Maggiore pubblicata dalla casa editrice Sonzogno nel 1875, corredata "Con note di Eugenio Camerini [1811-1875], del Sermolli ed altri", non offre ulteriori interpretazioni. Una nota sintetica riporta:
Morto me gli è come se in Puglia morisse una mosca, dove simili insetti sono a migliaia.
Nicola Carducci nella voce dedicata dell’Enciclopedia Dantesca del 1970, del resto, riporta che il pregio di Camerini come curatore di classici italiani fu soprattutto quello di raccogliere i migliori commenti dei critici:
Meritata fortuna incontrò il suo Commento alla Commedia (I edizione Milano 1869), e ciò non per apporti, esegetici o filologici, personali, che anzi o mancano o sono marginali, ma perché vi si raccoglie con una certa perspicuità il meglio della tradizione critica dantesca. L’interpretazione non trascura nessuno degli aspetti del poema, sulla base di chiosatori antichi e moderni, dei quali, nelle pagine introduttive dell’edizione del 1869, si offre inoltre un’utile rassegna.
Altrettanto si potrebbe dire riguardo il lavoro svolto da Camerini sul Morgante limitandosi a riportare analisi di altri.
Parole simili sulle mosche e la Puglia si trovano anche in altri autori. Un contemporaneo di Pulci, Antonio Cammelli (1436-1502) detto il Pistoia, in un suo sonetto scrisse: "Né tante mosche nella Puglia stanno" (Sonetti giocosi di Antonio da Pistoia e sonetti satirici senza nome d’autore, 1865). Teofilo Folengo (1491-1544) nel suo poema in latino maccheronico Baldus (uscito postumo nella sua versione definitiva del 1552) scrive "quot moschae in Puia tot habet Vegnesia barcas" (Liber Secundus) e ancora "quot Puia nigras parit arida muscas" (Liber vigesimus tertius).
Giovanni Maria Cecchi (1518-1587) nella sua commedia La conversione della Scozia fa dire a un personaggio: "Che fo? vo io? no: in tanta calca io sarò là come una mosca in Puglia". In nota alla frase del Cecchi, il curatore Gaetano Milanesi (1813-1895) commenta: "C’è il proverbio Portare mosche in Puglia, per Portare cose in luogo dove ce n’è abbondanza grande. Essere come una mosca in Puglia, vuol dunque dire: Stare fra mezzo a molta gente" (Commedie di Giovammaria Cecchi, Vol. II, Le Monnier, 1856)
Ne La secchia rapita, poema eroicomico pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1622, Alessandro Tassoni (1565-1635) scrive:
ch’in campo conducean tanta canaglia
che non ha tante mosche Apuglia o spiche;
(IV, 68)
Infine chiudiamo questa rassegna con Michele Brugueres (1644-1772) che, nella "favola tragicomica" Il vero amore non vuol politica (1676), un testo per il teatro, riporta: "mosche Puglia, quante son le fatiche".
Fino all’Ottocento espressioni quali "numerosi come le mosche in Puglia", "abbondanti come le mosche in Puglia" e altre sono state di uso comune come modi di dire, non solo tra i colti, ma anche a livello popolare. Appare realistico credere che non sia stato Pulci a coniare per primo questa "similitudine iperbolica": probabilmente ai suoi tempi era già diffusa.
Link affiliato
Giuseppe Pitrè (1841-1916) nel primo volume del suo libro Proverbi siciliani raccolti e confrontati con quelli degli altri dialetti d’Italia (1880) cita la frase "Portar mosche in Puglia", accostandola ad altre come: "Portare carbone a Newcastle" o "Portare assoluzioni a Roma". Il saggio di Pitrè arriva quattro secoli dopo Pulci, ma va riconosciuto che questo medico vissuto tra Otto e Novecento è stato un precursore negli studi sul folklore in Italia ed è considerabile una fonte primaria sulle usanze popolari. Prima di lui una sensibilità scientifica simile nella trascrizione di tradizioni orali non c’era.
La vera natura del termine Puglia
Alla luce di tutte queste testimonianze, parrebbe quindi scontato riconoscere che in Puglia nei secoli scorsi vi sia stata una grande quantità di insetti, tuttavia un entomologo potrebbe giustamente osservare che le mosche sono sempre state associate a materiali organici "mal gestiti", di natura umana e animale: in passato ciò era evidentemente frequente ed è chiaro che la pastorizia e l’agricoltura non erano presenti solo in Puglia. Sicuramente è vero che la grande presenza di mosche si associa più a un clima caldo e umido che a uno caldo e secco, ma personalmente non dispongo delle competenze né delle conoscenze necessarie per valutare se, tra il Quattrocento e il Seicento, in Puglia fosse effettivamente presente una quantità di mosche maggiore che altrove e quali ne fossero le cause. Né sono in grado di stabilire eventuali collegamenti con problematiche emerse nella stessa regione in tempi recenti in relazione a questi insetti.
Ma è bene tenere presente che in nei secoli passati quello delle mosche era un problema estremamente diffuso: non possiamo ritenere, per esempio, che nei territori di Ferrara e Rovigo non ci fossero sciami.
Forse, quindi, è necessario proporre anche un’interpretazione semi-alternativa riflettendo sul significato che il nome Puglia ha assunto nel passato. Può venirci in aiuto, ad esempio, la storica Girolama Borella, che ha studiato una grande quantità di antichi documenti relativi alla zona di Correzzola (un comune veneto che si trova in provincia di Padova). Nelle vecchie carte analizzate dalla studiosa emerge l’uso della parola Puglia come sinonimo di abbondanza. Nel glossario del libro Il Cammino di una rinascita "La Corte o poderi di Coregiola" nella "Cronica Giustiniana" (1598-1604) di Girolamo da Potenza (Proget, Padova 2017), da lei curato, Girolama Borella introduce infatti questa nota esplicativa:
Puglia: Abbondanza di raccolto. Dalle terre di Correzzola, negli anni buoni, senza alluvioni, si otteneva una puglia de fromento et menudi. Il nome ricorda l’abbondanza di raccolta che si ottiene nella regione pugliese (p. 175).
A questo allude chiaramente anche Tassoni con l’abbondanza di "spiche" nel verso che abbiamo riportato.
Quindi potrebbe anche darsi che “numeroso come le mosche in Puglia” possa tradursi:
numeroso come le mosche nella terra dell’abbondanza.
Tuttavia si tratta solo di una congettura e di una semplice ipotesi.
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Come le mosche in Puglia”: ipotesi interpretative su un modo di dire
Naviga per parole chiave
Approfondimenti su libri... e non solo News Libri Storia della letteratura Significato di parole, proverbi e modi di dire
Lascia il tuo commento