La storia tra realtà e immaginazione dell’anatomista Marie Bihéron, vissuta nella Francia del XVIII secolo, quando la scienza era preclusa alle donne. L’Illuminismo celebrava il progresso e la ragione, ma la scienza ufficiale rimaneva rigorosamente impedita alle donne. Le istituzioni chiave, come l’Académie des Sciences, vietavano l’accesso femminile, costringendo le studiose a operare nell’ombra. Ma Cera (L’orma, 2026) non è solo un romanzo storico; Christine Wunnicke narra con delicatezza una storia d’amore tra due donne, più contemporanea che mai.
Cera (traduzione di Chiara Liso) è il primo romanzo tradotto in italiano di una delle voci più originali della letteratura tedesca contemporanea. Christine Wunnicke, scrittrice e traduttrice, vive tra Monaco e Berlino, e nei suoi romanzi porta alla luce figure eccentriche e dimenticate della storia della scienza e della cultura, tra documenti e invenzione, con ironia e libertà. Cera è stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui il più prestigioso premio letterario di lingua tedesca, il Georg-Büchner-Preis.
In quel tempo rivoluzionario dall’atmosfera densa e caotica delle grandi svolte della storia, dove il vecchio ordine stava per crollare per lasciar spazio al nuovo, Parigi era affamata, si moriva di inedia e miseria; la città, nel nome della moralità, stava sprofondando nei tumulti e nel disordine.
E sarà qui che, una sera del novembre del 1733, una bambina di dodici anni, dal volto pallido, incappucciata, con in mano una lanterna, pregando il Signore, si dirigeva presso la caserma dei Marescialli neri per comprare un cadavere. Lo scopo era dovuto ai suoi studi scientifici, iniziati con il padre, speziale, quando era piccola tra libri e disegni, mostrando tutto il suo innato talento. Fin dall’infanzia aveva imparato a smontare qualsiasi cosa per poi rimontarla. Come era stata la sua vita?, si chiederà sessant’anni dopo, ormai vecchia, giacendo sul letto di morte nella sua piccola casupola, assistita dal giovane e fedele Edmé. Scrutando le sue dita invecchiate, nel raccogliere i pensieri “riuscì a scorgere la sua vita intera”. Immobile sul suo giaciglio indovinava dalle correnti d’aria che attraversano i vetri rotti delle finestre le stagioni, l’ora del giorno e “le sorti del mondo fuori”.
Quanto tempo passato a studiare il corpo umano; perché il suo sogno era di diventare la migliore anatomista di Parigi. E cosa combinava la gente là fuori? “Marie Biheron aveva settantatré anni e cercava da quattro anni e mezzo di tornare alla polvere”. Abbandonata al suo destino dalla madre che volle risposarsi, venne lasciata nella solitudine della spezieria. Divenne una delle allieve di Madeleine Basseporte, la più brava insegnante dell’ornato del tempo, del reale Jardin du Roi e del gabinetto di Storia naturale, definita pittrice di fiori, termine a lei non gradito. Madeleine notò il peso che gravava su quella ragazzina con il volto di chi non dormiva da tanto e con gli occhi così penetranti da cercare il suo sguardo: “Madeleine si sentì interrogata, denudata e scuoiata”. Per la giovane insegnante, Marie era una creatura uscita da un incubo, apparteneva al regno animale, mentre lei a quello vegetale. “Che razza di coppia siamo?”
Sarà l’inizio della loro storia d’amore anticonvenzionale, che durerà fino alla morte di Madeleine. L’una e l’altra, due donne straordinarie che riuscirono a lasciare un segno indelebile nella storia della scienza dell’epoca, superando i pregiudizi del loro tempo. Marie praticava la sua arte, la modellazione anatomica in cera secondo la maniera italiana, con grande alchimia e maestria. L’arte anatomica della dissezione, che Marie aveva perfezionato, era diventata di moda a Versailles e in tanti palazzi reali, e il suo talento venne riconosciuto anche fuori Parigi. Si trasferì a Londra dove le era permesso, in quanto donna, di praticare l’insegnamento dell’anatomia, e i suoi modelli così accurati e realisti furono fondamentali nei progressi della chirurgia.
Entrambe si dedicarono ad attività che all’epoca erano riservate agli uomini: autodidatte, amanti, emarginate, vissero dei loro mestieri morendo in miseria.
Un romanzo straordinariamente originale, Cera, nel quale personaggi non convenzionali animano la storia di un’epoca, tracciano il loro amore segreto come una muta ribellione contro il loro secolo, ritraggono un femminismo ante litteram e le disuguaglianze sociali che le due donne scienziate dovettero subire e che generarono le loro imprese impossibili.
- Autore: Christine Wunnicke
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2026
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