- Autore: Ariase Barretta
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2021
- ISBN: 9788868513375
Davide, il primogenito di una famiglia che ora chiameremo disfunzionale, coi bambini già pronti ad andare oltre le maglie dell’assistenza sociale, amava il padre proprio per il suo fascino argentino, il modo di parlare, i peli neri su tutto il corpo, i denti perfetti, mentre la moglie italiana diventava sempre più trascurata, sciatta, non convinta che il marito l’avesse amata realmente. Davide ha un’amica con un grande stereo, che gli passa le cassette per un registratore mezzo rotto, e ascolta Madonna e Cyndi Lauper, si guarda allo specchio e si vede diverso dagli altri ragazzi, che non lo considerano, mentre Davide li trova tutti attraenti - ma non si poteva ancora dire niente negli anni Ottanta del secolo scorso. C’era una maggiore libertà di facciata dopo gli anni di piombo, ma se ti restava la nomea di "femminiello" ti marchiava a vita.
Davide sentiva le confidenze dei maschi adulti, ma dietro le spacconate di chissà quali avventure sessuali con donne e ragazze, quell’entrare tutti in acqua e spingersi, lui non sentiva solo machismo, ma la paura di essere veramente sé stessi. Parliamo del libro dal titolo Cantico dell’abisso di Ariase Barretta (Arkadia editore, 2021).
Una sera, sempre con l’immagine di maschi che nuotavano e si prendevano a spintoni e si toccavano, Davide si rese conto che una della mani era impiastricciata di un liquido colloso. Se Davide a scuola faceva pena a tutti, per quanto era indietro nelle materie scolastiche, il suo fratellino Mauro era bravissimo ed era già deciso che andasse al liceo, mentre per Davide già sembrava un’impresa se trovava posto in un scalcagnato Istituto tecnico. Un po’ Davide lo invidiava perché era sveglio, bellissimo e guai a chi lo toccava.
Un anno si capì che marito e moglie avrebbero fatto le vacanze separatamente, e Rachele, la mamma dei ragazzi, restava con la sua tuttofare Giuseppina. Rachele veniva da una famiglia abbiente, ma era peggio di Davide; aveva fatto gli studi per diventare infermiera, ma la famiglia fingeva che andasse coi primari in tutto il mondo per i congressi. Un cumulo di frottole. Anche come infermiera non era un granché; poi lei e Giuseppina volevano fare l’elettroshock a Davide, per farlo diventare un ometto che guardava le ragazze.
Le vacanze col padre a mare furono all’inizio piacevoli; i due bambini facevano quello che volevano. La cosa orrenda era che Davide voleva fare la moglie col padre, anche sessualmente (e a molti lettori queste pagine appariranno troppo crude, ma sono importanti), e una sera vide il padre che si accaniva col corpo di Mauro che strillava come un ossesso.
Erano arrivati a un punto di non ritorno. Passavano le giornate, padre e figli, a guardare film pornografici e l’unico che si sentiva legittimato a fare le azioni della madre era Davide. Anche in presenza della madre e di Giuseppina la rabbia esplodeva nei maschi della famiglia. L’unica cosa che mi sento di dire è che il padre argentino si uccise. Si resta attoniti ma anche con la consapevolezza che si è finiti in un burrone. Davide incontrò suo fratello Mauro dopo anni. I nomi erano cambiati o erano quelli di sempre?
Ariase Barretta si aspetta molto dal lettore, ma l’orientamento sessuale è una garanzia in più che non c’era prima, si faceva una pazzesca confusione tra gay e pedofili. Tutto finito, ma la pedopornografia resta e conserva una mostruosità senza appello. Il suo è in libro duro, tagliente, con momenti di tenerezza quando ci si dimentica di essere in una famiglia tutta sbagliata.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Cantico dell’abisso
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