L’incontro fra Antonio e Cleopatra, di Sébastien Bourdon (1645 circa)
Sebbene la storia d’amore sia il fil rouge intorno al quale si costruisce Antonio e Cleopatra, è altrettanto vero che essa, in questa celebre tragedia di William Shakespeare, in un certo senso costituisce solo lo spunto da cui partire per riflettere su altre questioni e, ancor di più, su altri sentimenti dell’animo umano.
La relazione fra il triunviro romano e l’affascinante regina d’Egitto, infatti, che mescola pericolosamente eros, politica e lacerazione psicologica, impone un’approfondita analisi sull’ambizione e sulla precarietà del potere, nonché sull’influenza che la passione può avere sul destino degli uomini e su quello delle istituzioni. Sullo sfondo, lo scontro all’ultimo sangue fra Roma, faro d’Occidente, e la terra dei Faraoni, millenaria civiltà d’Oriente.
“Antonio e Cleopatra”: trama della tragedia
La trama di Antonio e Cleopatra si dipana lungo due piani narrativi distinti, ovvero la passione travolgente fra i due protagonisti e le tensioni politiche all’interno del Triunvirato romano, che governa la città da subito dopo la morte di Cesare.
All’inizio dell’opera Antonio si trova ad Alessandria d’Egitto perché non riesce a stare lontano da Cleopatra, e per questo motivo trascura i suoi doveri a Roma. Ed è soprattutto il giovane e ambizioso Ottaviano a scagliarsi contro di lui, mentre Lepido tiene un profilo più basso.
Richiamato con urgenza nell’Urbe, per ristabilire un equilibrio e rasserenare l’animo del rivale, Antonio accetta di sposare Ottavia, sorella di Ottaviano. Si tratta, tuttavia, di un’unione solo passeggera: il triunviro non ce la fa a stare lontano da Cleopatra e torna ad Alessandria abbandonando la moglie, compromettendo ulteriormente i rapporti con l’antagonista. La regina egizia, dal canto suo, gelosa e conscia dell’ascendente che ha su Antonio, riesce a tenerlo legato a sé con abilità e astuzia, nonché giocando sensualmente con le arti femminili.
Intanto lo scontro fra i due ex sodali culmina nella battaglia di Azio, dove Antonio, tradito e abbandonato da tutti, viene definitivamente sconfitto da Ottaviano. Vistosi perduto, l’uomo si suicida e lascia la regina nella disperazione più totale. Cleopatra, che involontariamente è stata la causa della fine di Antonio, dopo la morte di quest’ultimo ha un crollo e inorridisce al pensiero di essere esibita come un trofeo dal nemico. Con dignità regale, preferendo la morte alla sottomissione, la donna si uccide lasciandosi mordere da un aspide.
Alla fine, quando Ottaviano si reca a prelevare Cleopatra, trova il suo trono vuoto: egli ha vinto sì, ma a un prezzo davvero molto alto.
“Antonio e Cleopatra”: tematiche principali
Come è tipico dello stile di Shakespeare, anche Antonio e Cleopatra si regge su una complessa rete di tematiche che in tal caso afferiscono principalmente all’amore e al potere.
Quello fra amore e potere è il tema centrale del dramma. Combattuto fra i suoi doveri di triunviro romano e la passione irrefrenabile per la regina egiziana, Antonio vive una profonda lacerazione interiore; accecato dal sentimento, non riesce a mantenersi lucido nel giudizio e ciò lo porta a commettere una serie di errori che gli saranno fatali. Il legame fra i due ha una natura in gran parte distruttiva, ma non è solo questo: sia Cleopatra che Antonio, infatti, traggono la forza di compiere i loro gesti più nobili proprio da ciò che provano l’una per l’altro. Lui sacrifica la carriera politica e militare per lei, che a sua volta non esita a togliersi la vita per non rimanere senza di lui, morto suicida: sono gesti estremi, ma carichi di assoluta dignità e di intensa umanità.
Tema caro a Shakespeare, in Antonio e Cleopatra il tradimento si respira un po’ ovunque. Più di tutti ne è vittima Antonio, sia sul piano politico-militare che su quello affettivo: riguardo al primo aspetto vede alcuni dei suoi uomini passare dalla parte di Ottaviano (come il generale Enobarbo), mentre dal punto di vista personale viene tradito dai suoi stessi sentimenti, dei quali è talmente in balia da non riuscire più a discernere il bene dal male, comportamento che lo condurrà dritto dritto alla débâcle finale. Più complicata, invece, la lettura della fuga di Cleopatra mentre infuria la battaglia di Azio, che contribuisce non poco alla disfatta dell’amante; le motivazioni che essa adduce in proposito sono piuttosto ambigue.
Scontro di civiltà fra Occidente e Oriente
Da una parte Roma, simbolo di potere, disciplina e razionalità, dall’altra l’Egitto, sinonimo di sensualità, lusso e impulsività: nella tragedia Antonio e Cleopatra si consuma anche uno scontro di civiltà fra Oriente e Occidente.
Marco Antonio, con le sue fragilità e i tentennamenti che lo portano di qua e di là senza che riesca a prendere una direzione univoca e chiara (è un importante leader, romano ma è attratto dagli usi e dai costumi dell’Egitto), rappresenta alla perfezione la tensione instauratasi fra questi due poli opposti, così come Cleopatra incarna pienamente l’erotismo esotico e Ottaviano la rigidità militarista di Roma.
Le differenti culture comportano anche un diverso modo di concepire il potere, che per il futuro Augusto significa soprattutto dominio e controllo, per la regina egizia e il compagno, invece, si regge maggiormente sull’emotività e la passione.
L’amore, il potere e la vanità di ogni cosa
Antonio e Cleopatra mostra la stessa identica complessità che riguarda tutte le opere di Shakespeare, dove le storie si intersecano fra loro imboccando spesso strade intricate e sono animate da personaggi multiformi e variamente sfaccettati. Qui, infatti, sebbene sia il binomio amore e potere a reggere le fila della rappresentazione, vengono altrettanto analizzati concetti articolati e difficili come la fragilità umana, l’inadeguatezza di fronte al destino e, più di tutto, la caducità di ogni cosa.
Nel dramma ciascun personaggio incarna caratteristiche e sentimenti profondamente umani. Antonio è l’uomo combattuto fra passione e dovere, e proprio l’incapacità di conciliarli diventa la causa della sua rovina; Cleopatra, narrata come una personalità complicata e poliedrica, sa essere un’amante volubile e calcolatrice, ma anche una donna che usa il proprio ruolo con intelligenza e che, scegliendo di suicidarsi per non essere umiliata da Ottaviano, compie un atto di estrema dignità. Shakespeare manifesta pietà nei suoi confronti e la erge addirittura a eroina per un suicidio che legge come l’ultimo gesto di affermazione del suo dominio in un’ epoca nella quale le donne, se occupano ruoli pubblici, sono quasi sempre tenute ai margini.
E cosa dire di Ottaviano, colui che alla fine risulta l’unico vincitore di questa lunga e logorante lotta intestina per ottenere il comando dell’Urbe? In verità Shakespeare non mostra grandi simpatie nei suoi confronti, genio politico sì, ma uomo freddo, calcolatore, spietato, totalmente privo della passionalità che anima invece le azioni di Antonio e Cleopatra, sconfitti politicamente ma umanamente migliori.
La battaglia di Azio, che vede trionfare Ottaviano, chiude per sempre l’età dell’oro a Roma per iniziarne un’altra segnata da un’estrema concretezza (ma anche da una certa glacialità), verso la quale l’autore sembra nutrire poca attrazione.
Tutto è inevitabilmente destinato a finire e a far perdere di sé ogni traccia se non la polvere: questo è l’aspetto della vita che Antonio e Cleopatra intende porre in rilievo: la transitorietà che riguarda persone, animali e cose. I protagonisti della tragedia combattono senza esclusione di colpi per raggiungere la potenza e la grandezza alle quali ambiscono, ma anch’esse, un giorno non lontano, svaniranno, e lo stesso sarà per la passione fra Antonio e Cleopatra e persino per lo sterminato potere conquistato da Augusto.
Questa amara riflessione sulla fuggevolezza del tempo e sulla precarietà è molto cara a Shakespeare e possiamo riscontrarla nella maggior parte delle sue opere; anche in Antonio e Cleopatra, una volta di più, il drammaturgo inglese ci ricorda che cadere è il nostro comune destino.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Antonio e Cleopatra”: trama e analisi della tragedia di Shakespeare
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