Se mi ami non piangere! è il verso iniziale di una delle più belle e struggenti poesie/riflessioni/preghiere sul tema della morte, o meglio, sul lascito che di una persona resta a chi lo ha conosciuto e amato in vita, intitolata A te che piangi i tuoi morti, ascolta.
Spesso recitata durante le cerimonie funebri con intento consolatorio, l’opera, come anche una semplice ricerca sul web può dimostrare, viene di solito attribuita a Sant’Agostino, invece l’autore è il padre gesuita Giacomo Perico, vissuto nel ’900.
Il componimento, che si caratterizza per l’intensità della Fede che emana e trasmette, oltre che per la semplicità con cui riesce a trattare una tematica oscura e complessa, merita certamente di essere conosciuto e apprezzato: ecco cosa c’è da sapere su questa poesia.
“A te che piangi i tuoi morti, ascolta”: testo della poesia
Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo
dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti
dall’incanto di Dio e dai riflessi
della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo,
quanto piccole e fuggevoli,al confronto!
Mi è rimasto
un profondo affetto per te;
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Ora l’amore che mi stringe
profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo
nella serena ed esaltante attesa,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti
di sconforto e di stanchezza,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte,
dove ci disseteremo insieme
nel trasporto più intenso,
alla fonte inesauribile
dell’amore e della felicità.
Non piangere più
se veramente mi ami!
“A te che piangi i tuoi morti, ascolta”: l’errata attribuzione a Sant’Agostino
Di Sant’Agostino possediamo opere grandiose, nonché preghiere e massime fra le più celebri in assoluto, ma non è lui l’autore di A te che piangi i tuoi morti, ascolta, come confermato in un articolo sul sito Gesuiti.it qui, indicando come fonte anche il libro in cui è possibile reperire la poesia: “Resta con noi Signore!” (San Paolo Edizioni, 2001).
Purtroppo in rete ci si può imbattere in una marea di siti in cui si afferma erroneamente il contrario e di recente ci si è messo anche il cinema ad alimentare l’equivoco, in quanto nel film diretto da Francesca Archibugi Gli sdraiati, tratto dall’omonimo bestseller di Michele Serra durante la scena di un funerale un astante pronuncia la bellissima orazione riconoscendola come di Sant’Agostino, per l’appunto.
Invece no, A te che piangi i tuoi morti, ascolta è nata tanti secoli dopo dalla devozione e dalla penna del padre gesuita Giacomo Perico.
Se mi ami non piangere!: analisi e significato della poesia
Difficilmente il complesso tema della morte è stato trattato con la purezza e la grazia che emanano dai versi di A te che piangi i tuoi morti, ascolta.
La poesia si snoda come un discorso pronunciato in prima persona dal defunto, che con le sue parole intende consolare i vivi affranti dalla sua dipartita.
La tristezza e il dolore non potrebbero essere più lontani, si parla invece di un’altra dimensione fatta di pace, di luce e di incanto, in altre parole di Dio e della sua infinita misericordia, di un Aldilà costituito da orizzonti senza fine, di un mondo di illimitata bellezza irradiato da una luminosità accecante e da una sensazione di pace senza uguali.
Le cose terrene appaiono tanto inutili e lontane!
L’amore che lega il defunto a chi resta è invece più tenace di prima e, soprattutto, eterno.
Tutti ci ritroveremo nella grande e accogliente casa che si trova dall’altra parte del cielo, dove la morte non esiste e dove ci disseteremo a quella fonte inesauribile di felicità che è il Signore.
Ecco perché non bisogna piangere per chi muore, bensì essere lieti della sua raggiunta beatitudine.
Chi era padre Giacomo Perico: brevi cenni biografici
Nato a Ranica nel 1911, padre Giacomo Perico è morto a Milano nel 2000.
Sacerdote gesuita, entra a far parte della Compagnia di Gesù nel 1940.
Esperto ed impegnato in prima linea su questioni di bioetica, nel 1946 fonda nel capoluogo lombardo il Centro Studi Sociali di San Fedele, nonché la rivista Aggiornamenti sociali.
Nel 1960 crea l’istituto Giulio Salvadori dedicato ai "bambini soli".
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “A te che piangi i tuoi morti, ascolta”: la bellissima poesia per superare una perdita
Io ho da poco perso una nuora di 33 anni che ha lasciato un marito giovane e due bambine di 3 anni e 5 mesi che non ha risposta quando chiama 2mamma2 ai primi balbetii della parola.
sono credente cattolica e devo dire che questa poesia è meglio di quella in cui si dice"...sono nella stanza accanto"..che mi viene in mente vedendo la scena del film "Interstellar" in cui il protagonista è dietro la libreria di casa incapace di comunicare e mi viene un senso di impotenza assoluta.
Certo bisogna avere una grande fede ,alla Giobbe ,per interpretare le parole di questa poesia con gioia.
E’ vero che nessuno, penso, si immagini una cara figura che non corre più accanto a noi in un brutto posto e che stia male, ma personalmente chiedo ogni giorno a Dio di aumentare la mia fede per credere che lei sia davvero in Paradiso.