Soprattutto in questi ultimi anni, dove la tragedia del COVID-19 ha lasciato il posto a due conflitti che toccano l’Europa molto da vicino, per il suo coinvolgimento più o meno esplicito e per la vicinanza territoriale, abbiamo spesso letto sui giornali, o sentito nei dibattiti televisivi, l’espressione francese A la guerre comme à la guerre, un detto francese di cui ci proponiamo di chiarire il significato, [quando si usa e l’origine.
Anche se richiama alla mente scenari bellici e nasce effettivamente nel contesto militare, il modo di dire francese A la guerre comme à la guerre è stato usato nel corso del tempo con diversi significati figurati o metaforici che sarà opportuno illustrare.
Chi utilizza il modo di dire A la guerre comme à la guerre, poi, piuttosto che un militare o uno stratega, è più spesso qualcuno che intende dare prova di una buona cultura, ricorrendo a un’espressione in lingua francese, che può sì essere facilmente compresa da un parlante italiano, ma che, comunque, tradisce un discreto livello di scolarizzazione, dal momento che nell’Ottocento e nel Novecento, il francese era da molti considerato una lingua dotta, per via di una lunga sudditanza, non solo culturale, del nostro Paese nei confronti della Francia.
Scopriamo, allora, insieme il significato e l’origine del motto francese A la guerre comme à la guerre.
Cosa significa “A la guerre comme à la guerre”
Se traducessimo letteralmente il nostro proverbio il corrispettivo italiano sarebbe:
“In guerra come in guerra”.
Come già chiarito, anche se questa frase nasce nel mondo militare, nel corso del tempo ha assunto numerosi significati metaforici che illustriamo di seguito.
La frase A la guerre comme à la guerre può essere efficacemente utilizzata quando vogliamo indicare la nostra risolutezza e la nostra determinazione: dopo aver ponderato tutti gli elementi di una situazione, dopo aver atteso le mosse degli altri soggetti coinvolti, dopo aver calcolato rischi e benefici di quel che potremmo fare, allora possiamo finalmente scendere in battaglia, agire e, all’occorrenza, anche sporcarci le mani. In questo caso, dunque, il proverbio francese indica che abbiamo sciolto le ultime riserve e che abbiamo fugato le esitazioni che, fino a poco prima, affollavano ancora la nostra mente.
Il nostro modo di dire, in alcuni casi, può essere anche considerato un sinonimo del famoso motto “il fine giustifica i mezzi”, comunemente ma erroneamente attribuito a Machiavelli (che non scrisse mai queste esatte parole ma che, comunque, formulò espressioni dal significato simile). La guerra, in questo caso, può essere considerata la metafora di un più generale tempo di crisi e di difficoltà, dove qualsiasi mezzo diventa valido e legittimo per conseguire i propri scopi e i propri obiettivi.
Alcune altre sfumature semantiche del motto A la guerre comme à la guerre riguardano, invece, non tanto la situazione più o meno difficoltosa che potremmo essere chiamati ad affrontare, quanto, piuttosto, il nostro atteggiamento e la nostra disposizione psicologica in quella stessa situazione. A tal proposito, il nostro motto potrebbe indicare o esortare:
- alla resilienza, ovvero alla capacità di sopportare una condizione difficile o una prova fisicamente faticosa, o mentalmente impegnativa, se la particolare circostanza in cui ci troviamo lo richiede: d’altra parte, anche resistere è un modo di combattere e nel gergo militare si afferma spesso, a ragione, che il primo che si arrende o si ritira ha perso la guerra;
- alla capacità di sapersi accontentare, di bastare a sé stessi e di saper vivere con ciò di cui si dispone, senza ricorrere all’aiuto di chi ci circonda o di soggetti sconosciuti o esterni, di cui non sappiamo neanche se siano davvero degni di fiducia;
- al fatalismo, ovvero a quella particolare disposizione interiore secondo la quale la realtà è governata da una necessità ineluttabile e, quindi, le nostre azioni, per quanto possano essere incisive e determinate, non vanno a modificare il corso complessivo degli eventi e delle situazioni. In quest’ultimo caso, A la guerre comme à la guerre può essere inteso come un invito a saper convivere con le circostanze, fauste o infauste che siano.
A la guerre comme à la guerre: l’origine del motto
Ora che abbiamo chiarito il ventaglio di possibili significati del nostro modo di dire è opportuno analizzare anche la sua origine.
Si tratta, infatti, di un’espressione che ha origine in Francia e che risale al XVII secolo, quando si combattevano sanguinose guerre di religione in tutta Europa. Il Seicento fu segnato soprattutto dalla Guerra dei Trent’anni (1618-1648), un conflitto nato da questioni religiose e che contrapponeva cattolici e protestanti. Per alcuni studiosi fu il conflitto più oneroso di tutta la storia della Germania ma di certo anche la Francia pagò un tributo non indifferente in termini di morti e di risorse economiche impiegate. Curiosamente questo Paese si schierò a fianco dei protestanti perché si sentiva minacciato dagli Asburgo (cattolici come i regnanti francesi): il nostro motto, dunque, potrebbe anche indicare la necessità di scendere in guerra contro i propri simili, o contro quelli che dovrebbero naturalmente essere i nostri alleati, pur di tutelare i nostri legittimi interessi.
Più probabilmente, però, il detto A la guerre comme à la guerre trova la sua origine in un’altra eventualità: la limitatezza delle risorse e dei mezzi per combattere, una situazione molto comune nei conflitti, soprattutto in quelli di lunga durata, e la conseguente necessità di andare avanti e di arrangiarsi solo con ciò che si ha a disposizione. La guerra, infatti, è di per sé una situazione critica, dove spesso scarseggia il cibo, le munizioni e può non esserci disponibilità di cure mediche: in tutti questi casi, allora, si può contare solo su sé stessi, ci si può affidare solo alle proprie forze e cercare di resistere e di sopravvivere, attendendo una svolta decisiva nella situazione.
Al giorno d’oggi la guerra ci appare un evento sconvolgente e destabilizzante per la sua eccezionalità: l’Europa vive ormai da decenni in uno scenario di prolungata pace e le guerre che si combattono in questi anni nella periferia del nostro continente non possono che lasciarci attoniti e sgomenti. Ciò, però, non valeva in passato, quando le guerre erano più frequenti e avevano una durata maggiore. Dire, allora, in guerra come in guerra, poteva apparire anche come l’invito a perseguire, con maggiore risolutezza e ardore, quegli stessi obiettivi e atteggiamenti che caratterizzavano l’attività politica ordinaria.
Non è un caso, infatti, che il grande generale prussiano Carl von Clausewitz, nel suo celebre trattato Della guerra, abbia affermato che:
“La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.
La guerra, insomma, non è altro che una particolare forma di attività politica, uno strumento utile a realizzare gli scopi della politica, e che deve, quindi, essere praticato con la medesima scaltrezza e lo stesso opportunismo che un capo politico esercita in tempo di pace. Anche nella guerra, perciò, occorre saper massimizzare i mezzi a disposizione, arrangiarsi con gli alleati e le risorse finanziarie che la situazione contingente offre, per conseguire gli obiettivi che ci si è prefissati o, quantomeno, per approssimarcisi quanto più possibile.
La citazione di Samuel Beckett
A la guerre comme à la guerre è, anche, una frase erroneamente attribuita a Samuel Beckett che non la coniò ma che, sostanzialmente, la utilizzò per motivare la sua scelta di fronte alla minaccia nazista. Sullo spirito che serpeggiava in Germania nel 1938 lo scrittore irlandese era talvolta ironico ma, d’altra parte, convinto che in caso di necessità la scelta giusta fosse quella di mettersi al servizio del suo Paese. Fu così che il 4 settembre del 1939 Beckett decise di tornare in Francia, dove aveva già vissuto, per tenere fede alla parola data agli amici:
“Ho detto a tutti che sarei tornato”
Come racconta Jo Baker nella sua biografia, L’irlandese, fu così che Beckett prese attivamente parte alla Seconda Guerra Mondiale, insieme alla compagna, e mise fine a una stagione della sua vita dove aveva condotto un’esistenza ordinaria, pacifica, se non anche monotona, nella sua neutrale isola di smeraldo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “A la guerre comme à la guerre”: significato e origine del detto francese
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