Nel Pasticciaccio di Gadda c’è una figura comica, tal Zamira Pacori, ruffiana, strega, guaritrice dal passato turbolento come ex prostituta dei battaglioni d’Africa. Una volta quelle come lei le chiamavano avventuriere. La ricordate? Vive in un antro da accumulatore seriale dove scorrazza una gallina, vecchia, spennata e guercia, simile a uno di quei mostri galliformi che popolano i quadri del pittore surrealista Alberto Savinio, che si distinse anche come narratore. E proprio della sua produzione letteraria vogliamo far cenno senza pretese di esaustività.
I molteplici scritti di Alberto Savinio seguono nel corso di decenni l’onda lunga di riprese, ritorni, combinazioni, passaggi da pubblicazioni in riviste e giornali a raccolte diversamente organizzate, tanto che, malgrado la fortuna conosciuta a partire dagli anni Settanta, la situazione editoriale resta piuttosto confusa.
Tralasciando l’esordio letterario in francese del 1914, che consiste in un testo parte in prosa e parte in versi dal titolo Les chants de la mi-mort (I canti della mezza morte), diamo una rapida occhiata a tre libri della sua produzione.
“Angelica o la notte di maggio”: un matrimonio ambiguo
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Angelica o la notte di maggio è un racconto lungo, la misura narrativa più conforme alla sensibilità di Savinio, pubblicato a Milano nel 1927.
Un anziano aristocratico, l’uomo più ricco della Germania, si invaghisce di Angelica mentre interpreta il ruolo di Psiche in un teatro greco del secondo Ottocento. L’attrice è di umili origini. L’uomo è in cerca dell’amore. Ci sarà l’happy end? Dopo un viaggio di nozze da favola, il novello sposo confessa al segretario il suo segreto: il matrimonio non è stato consumato. Ciò detto, l’argomento tabù della vicenda è un altro, perché Angelica ha una natura androgina e forse al barone le donne non piacciono. Chissà.
Qualcuno ipotizza che la matrice del personaggio femminile sia la ballerina Isadora Duncan, considerata la fondatrice della danza moderna. A lei Savinio dedica un saggio in bilico tra biografia e finzione nella raccolta Narrate uomini la vostra storia del 1942, che raccoglie gli aneddoti di quattordici personaggi “calati nella gelatina della storia”. Tre i punti di contatto: Angela è il primo nome di Isadora; la bisessualità; l’artista muore nel 1927, lo stesso anno in cui il romanzo venne scritto di getto e pubblicato. Ma ci sono altre corrispondenze segrete in questo piccolo antiromanzo, che rivisita in chiave surreale, dissacrante e parodistica il mito di Amore e Psiche.
Lo stile è rapido e frantumato, con molti passaggi dalla narrazione a scene dialogate, a prospettive sceniche e cinematografiche dove si incontrano i due mondi opposti della finanza internazionale e della vita popolare greca. Al centro campeggia Angelica dalla bellezza enigmatica, inafferrabile, affascinante proprio in quanto priva di sostanza e indecifrabile perché in essa non c’è nulla da decifrare.
“Tragedia dell’infanzia”: l’altrove misterioso di una tappa della vita
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Tragedia dell’infanzia è del 1937. Il titolo è tutto un programma perché l’infanzia è un altrove misterioso allo sguardo adulto, mentre la libertà immaginifica del bambino viene tarpata dall’oppressione degli adulti. L’infanzia del pargolo di una famiglia borghese ha un carattere elementare fatto di associazioni tra oggetti e presenze in un sistema di costrizioni, di impossibilità, di vuoti emotivi.
“Infanzia di Nivasio Dolcemare”: una condizione spirituale autobiografica
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L’indagine sull’infanzia prosegue in termini più esplicitamente autobiografici in Infanzia di Nivasio Dolcemare del 1941.
Il nome proprio è l’anagramma dello pseudonimo dell’autore che in realtà si chiamava Andrea Francesco Alberto de Chirico, fratello del celebre pittore. Manca una trama perché la narrazione si snoda a polittico con l’accostamento di scene e inquadrature. L’autore trasfigura con esuberanza e brio l’infanzia e l’adolescenza ad Atene, dove rimase dalla nascita nel 1891 fino a quattordici anni. Le avventure del giovane protagonista dell’universo marino e solare della Grecia, però, non rappresentano un paradiso perduto, ma una condizione spirituale che ripete quella stessa dell’autore nel presente:
Il quale si sente come un bambino prolungato, sospeso tra le immagini evanescenti e minacciose della realtà. Lo sguardo verso l’infanzia si incontra con lo sguardo verso la morte, con la coscienza sempre più acuta, sullo scorcio finale degli anni Trenta che tutto l’impegno del vivere tende alla soluzione del problema della morte.
così chiosa il Ferroni.
Recensione del libro
Tutta la vita
di Alberto Savinio
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: 3 libri da leggere di Alberto Savinio, il fratello scrittore di Giorgio de Chirico
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