Mancano poche ore alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e già risuona Citius, altius, fortius, il motto olimpico che più di tutti incarna appieno lo spirito di miglioramento costante nel mondo dello sport, da sempre cuore pulsante di questa manifestazione. Si tratta di un modo di dire che nacque come sprono per gli atleti impegnati nelle gare, ma che nasconde un messaggio importante che va molto oltre il senso della competizione sportiva.
“Citius, altius, fortius”: le origini del motto olimpico
Il famoso motto che oggi analizziamo nasce nell’Ottocento fuori dalle competizioni sportive olimpioniche. A coniarlo nel 1891 è Henri Didon, un sacerdote dominicano francese appassionato di sport ed educazione fisica. Per motivare i suoi studenti, Didon utilizzò questo motto in occasione di una competizione sportiva nel collegio nel quale insegnava.
Colpito dalla forza che queste sole tre parole racchiudevano, il suo amico Pierre de Coubertin, fondatore dei moderni giochi olimpici, lo propose come motto ufficiale per le Olimpiadi. Tre anni più tardi, nel 1894, Coubertin fonderà il CIO, acronimo di Comitato Olimpico Internazionale, per il quale sceglierà proprio questo motto a rappresentare lo spirito autentico di un momento di condivisione e sport.
“Citius, altius, fortius”: che significa?
Dopo aver compreso come nasce il motto olimpico più famoso al mondo, vediamo ora il significato delle parole latine che lo compongono:
- Citius significa “più veloce”,
- altius significa invece “più alto”,
- fortius ha letteralmente il significato di “più forte”.
Il senso dietro queste tre parole è quindi quello di motivare gli sportivi impegnati nelle Olimpiadi a superare i propri limiti, in un’ottica di miglioramento continuo teso a scoprire se stessi e superarsi a ogni gara.
Nulla a che vedere, dunque, col mero senso della competizione quanto, invece, con un forte slancio verso il costante miglioramento delle proprie capacità, intese non solo da un punto di vista fisico ma anche mentale e morale.
Nel suo libro del 1931 Olympic Memoirs, il fondatore dei giochi olimpici moderni Coubertin spiega perché il miglioramento sportivo non è solo un miglioramento delle proprie prestazioni fisiche quanto una “scuola di nobiltà e di energia”, se praticato secondo i principi di lealtà e disciplina.
In quest’ottica, la traduzione delle tre parole che formato il motto olimpico si amplia e acquisisce maggior senso:
- “Citius” non è solo, quindi, correre più velocemente ma anche progredire con metodo e acume;
- “Altius” non è solo puntare in alto nei risultati ma anche elevarsi spiritualmente e mentalmente per progredire nei propri valori di essere umano;
- “Fortius”, infine, non va inteso unicamente come più forte e resistente dal punto di vista fisico, ma anche perseverante e con grande forza d’animo dinnanzi alle inevitabili sconfitte che talvolta sia lo sport sia la vita possono presentare.
Perché a “Citius, altius, fortius” è stato aggiunto “communiter”?
Nel passato recente, e più precisamente nel 2021, l’iconico motto olimpico è stato aggiornato su proposta del presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach. A oggi il motto recita quindi “Citius, altius, fortius – communiter”, ovverosia “Più veloce, più alto, più forte – insieme”.
La scelta di questa aggiunta è legata al delicato periodo che il mondo intero ha vissuto durante la pandemia da Covid-19, volendo riflettere un maggior senso di unità globale e solidarietà, aspetti immancabili nello sport come nella vita di tutti i giorni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Citius, altius, fortius”: il significato nascosto dietro il motto delle Olimpiadi
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