- Autore: Giulia Baldelli
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: NNEditore
- Anno di pubblicazione: 2026
Le molte pagine che costituiscono Un mondo soltanto di Giulia Baldelli (NN Editore, 2026) vanno a formare una materia molto bella da leggere ma non facile da descrivere o analizzare. Il libro è l’ultima fatica di un’autrice non del tutto sconosciuta che ancora, però, non aveva goduto di una diffusione così ampia come quella che probabilmente accompagnerà l’uscita di questa sua ultima opera della quale parlano in molti in toni per lo più positivi.
Non si sa da che parte iniziare nel voler descrivere questo bel libro, non perché la narrazione sia dispersiva, tutt’altro, ma perché i temi trattati sono molti e perché ci troviamo di fronte a un lavoro complesso e ricchissimo. Leggere le cinquecentosettantadue pagine della Baldelli non è impegnativo, la scrittura è ottima e appassionante e allo stesso tempo il lavoro che ci viene richiesto come lettori, e ancor più come lettrici, è esigente nel suo complesso. Passare da un capitolo all’altro, immergersi nelle storie dei personaggi, senza elaborare considerazioni personali su quanto viene narrato è impossibile. Sarebbe ingiusto e banalizzante nei confronti di questo lavoro pretendere di ricondurlo alla funzione meramente intrattenitrice che a volte può avere la letteratura. Qui ci poniamo su un livello non solo narrativo, è giusto dirlo. Quest’opera non è un saggio e non vuole essere un manuale di vita per le giovani generazioni, ma leggendola se ne esce comunque arricchiti. L’autrice ci guida attraverso certi labirintici percorsi di crescita e, allo stesso tempo, ci lascia lo spazio per fare i conti con noi stessi, chiudere le nostre partite e anche perdonarci di certe fragilità, cosa che è sempre dannatamente difficile.
La protagonista della vicenda è Tessa e, insieme a lei, altre tre giovani sono al centro di tutta la narrazione. Le quattro donne si conoscono molto giovani, diventano grandi insieme e approdano alla maturità rafforzando il loro legame, pur nelle alterne vicende che le riguardano. C’è molto di femminile in questo libro, è innegabile, però siamo lontani dal femminismo ormai di moda e di facciata che purtroppo non ha risparmiato alcuni recenti prodotti culturali. Non abbiamo tra queste pagine una difesa arrabbiata o urlata della donna in quanto donna. La storia proposta dall’autrice è consapevole e ben argomentata, a tal punto che molte considerazioni proposte riescono a spostare il livello di approfondimento un po’ più in là, regalando al dibattito sull’uguaglianza di genere qualcosa di nuovo e di meno propagandistico.
Un esempio per tutti può essere il tema qui ampiamente trattato della maternità, del suo desiderio feroce in alcune delle protagoniste ma anche del suo rifiuto che va accettato per quello che è. Una donna può scegliere di non avere figli e non per questo deve necessariamente sentire un terribile vuoto o orientare la propria vita verso ambiziosi obiettivi lavorativi o oltre aspirazioni. Le donne possono scegliere di non avere figli e basta. Le donne possono desiderare di non aver figli e basta. Basta così per loro, e deve bastare così per tutti. Il loro no vale tanto quanto il sì di chi sceglie di diventare madre, come Tessa, la protagonista che assume pienamente coscienza della portata dell’esperienza della maternità presentandocela non come il surrogato di altro, ma proprio come un’esperienza a sé. Essere madri non ci rende necessariamente migliori o peggiori di altre donne; essere madri ci rende, però, certamente, diverse da quello che saremmo state se quella esperienza non l’avessimo vissuta.
Anche il tema del rapporto genitori-figli viene toccato con intelligenza. Nel libro c’è chi cresce senza una madre e chi, invece, pur avendo dei genitori, li sente così distanti da desiderare di allontanarsene sempre più. Genitori buoni, genitori cattivi, genitori ideali che poi, alla prova dei fatti, mostrano tutta la loro umanità e diventano più fragili e meno idealisti di quanto ci saremmo aspettati.
I figli non ci guariscono e non sono costretti ad aggiustare quel che non va in noi. I figli non devono scontare le colpe dei padri e fanno bene a volersi scrollare di dosso le ambizioni che finiamo sempre, volenti o nolenti, per proiettare su di loro. Amarli è la cosa più difficile, specialmente quando ci buttano in faccia le nostre contraddizioni, come Giulio che dice al sessantottino Lucio, suo padre, ormai stimato professore universitario: “non possiamo essere comunisti, papà, siamo troppo ricchi”. E la cosa migliore che si può fare per noi genitori e per i nostri figli è forse rinunciare a voler guadagnare la loro ammirazione a ogni costo.
A Fano, dove vivono le Sante, la vita è quella della provincia italiana; a Bologna le attende l’ambiente universitario e la speranza di lasciarsi alle spalle i nodi non risolti del passato. A Fano ci sono le malelingue nei confronti degli stranieri e dei ragazzi omosessuali, a Bologna sembra tutto possibile. A Fano, però, ci sono anche gli ombrelloni ai bagni Sergio che costituiscono il cuore pulsante dei ricordi di gioventù, così intensi e importanti pur nelle loro contraddizioni. A Fano alla fine si torna, cambiate, diverse, con nuove prospettive, ancora nella casa della nonna Rita che tiene un piede nel mondo passato e che guarda al futuro, scegliendo in maniera indiscutibile di non giudicare il nuovo amore omosessuale della nipote Tessa.
Tessa, Cecilia, Irene e Virginia fanno la loro strada tra queste pagine e alle loro spalle scorre la storia italiana super-contemporanea che va dal 1995 al 2026. Queste ragazze hanno tutte delle ambizioni, alcune sognano e altre progettano. Alcune fanno centro e altre no. La cosa importante è che tutte si auto-determinano e non lasciano ad altri la possibilità o l’onere di decidere quello che le riguarda. Le Sante hanno dei nodi interiori da sciogliere e superare, alcune ci riusciranno e altre impareranno a conviverci. La loro è una amicizia vera che incontra momenti di crisi e di allontanamento. Si può litigare senza volersi ferire e sempre ricordando il bene che si è condiviso, la sincerità di un legame, la transitorietà di alcune incomprensioni. Dalla stessa parte, mai una contro l’altra. Lo dice bene Irene, forse la protagonista meno “arrivata” del gruppo e forse quella che fa i conti con le sofferenze più pungenti:
l’amore e l’amicizia non sono una questione di risultato, di punteggi, di successo, sono una faccenda di modo. Non è quello che raggiungi, ma come riesci a vivere rimanendo insieme e senza rinunciare a te stessa.
La storia raccontata dalla Baldini, nel suo complesso, attraversa davvero molti cambi di scenario, forse addirittura un po’ troppi per essere del tutto credibile. Tuttavia, in questo l’autrice può essere facilmente perdonata, data la varietà dei temi che questa trama così mossa permette di proporre.
Ce lo dobbiamo ricordare, noi donne, che il nostro cammino è stato lungo, che molto è stato fatto ma molto c’è ancora da fare. Storie così sapientemente femminili fanno bene a tutti, proprio perché rifuggono dalle modalità demagogiche e diventano propositive. Un mondo soltanto va letto così, con il proprio ritmo, al proprio passo, sentendoci parte di una storia che da particolare può diventare universale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un mondo soltanto
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