Oggi vi proponiamo due volumi, arricchiti da colorate e belle illustrazioni dedicati ai lettori più piccoli da leggere tra adulti e bambini per sorridere e riflettere insieme: Un cane anch’io di Fabian Negrin (2026, illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio, pag. 36, euro 17,00) e Jonathan la peste di William Cole (2026, illustrazioni di Tomi Ungerer, titolo originale That pest Jonathan, traduzione di Dante Della Torre pag. 32, euro 15,20), entrambi editi da Orecchio Acerbo.
“Un cane anch’io” di Fabian Negrin
Cari bambini, se desiderate possedere un cane e i vostri genitori non sono d’accordo leggete cosa si sono inventati fratello e sorella.
I fratellini lo avevano richiesto mettendosi in ginocchio tanto era forte il desiderio. Però la risposta era stata assolutamente negativa: mamma e papà avrebbero dovuto portarlo fuori tutti i giorni e più volte, poi i cani abbaiano spesso e volentieri, oltre a riempire la casa di peli. Insomma, padre e madre odiavano i cani. Ridendo avevano concluso che non avevano bisogno di un animale domestico.
Abbiamo già voi due!
Nella loro cameretta la sorella meditava che la mamma le aveva inconsapevolmente suggerito una grande idea quando aveva detto che erano entrambi paragonabili a un animale domestico. Quindi Martina aveva ordinato al fratello di mettersi a quattro zampe e provare ad abbaiare. Il bambino sembrava davvero un cagnolino! Considerato che non potevano avere un cane, il fratellino avrebbe fatto le veci dell’animale e Andrè Falibopsi sarebbe stato il suo nome.
Io scodinzolavo e la guardavo da sotto.
“Jonathan la peste” di William Cole
Per Jonathan la più bella di tutte le feste era fare la peste. Era fare la peste? Esatto. Era fare la peste. Così sembrava a mamma e papà.
Jonathan, sul serio, sei una calamità!
Con il vivace e discolo bambino non c’era pasto senza che combinasse un disastro. Asciugare il latte sul pavimento per i genitori era un vero tormento. Quando si ricevevano visite in casa, la prima cosa che il bambino chiedeva all’ospite era cosa gli aveva portato in dono. Se il signore o la signora stavano parlando, il furfantello li interrompeva strillando e facendo scenate. Se la mamma gli cucinava gli spaghetti lui esigeva il riso e viceversa. Anche il gatto era una sua vittima, gli rovesciava addosso l’acqua con un annaffiatoio o gli tingeva il dorso con la vernice. Infine, vestito da indiano, tirava le frecce al padre e cavalcava la madre come se fosse un pony.
Quale potrebbe essere la cura per un monello del genere?
Oh, Jonathan, davvero, ci fai diventar pazzi!
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Un cane anch’io” e “Jonathan la peste”, due volumi imperdibili di Orecchio Acerbo
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