- Autore: Gaetano Basile
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Svelato l’arcano di Gaetano Basile (Kalòs, 2025) riporta nel sottotitolo le cosiddette “minchiate”, termine che potrebbe apparire volgare, ma altro non sono che delle carte, precisamente dei tarocchi rinvenuti dall’autore che, nel libro, intervallano il narrato; da queste prende le mosse l’autore per deliziare il lettore con questo suo ultimo pamphlet.
Gaetano Basile è un appassionato studioso e cultore di storia della Sicilia, di cui ha dato prova e testimonianza in numerose sue pubblicazioni di successo. Ora, con questo suo ultimo libro edito da Kalòs, continua a intrattenere e deliziare il lettore con curiosi e intriganti aneddoti e curiosità su episodi e vicende sulla Storia di Sicilia, come recita il sottotitolo di copertina: “Un viaggio tra le minchiate siciliane”.
La parola siciliana “minchiata” è pressoché intraducibile in italiano e vari dizionari ne danno un diverso significato. Sono invero delle sciocchezze che cozzano con la realtà storica, ma le minchiate sono anche uno scherzo, una burla, una truffa, un babbio, un inganno, e vi sono un qualcosa come ventisette lemmi per tradurre il termine in italiano.
Il termine siculo nasce da un altro fatto supposto, nulla peraltro di documentato storicamente. All’Arco di Cartari a Palermo e nella via omonima si facevano carte da gioco prima a mano e poi a stampa. Tutte le carte in Italia nacquero a Palermo, in quanto gli Ebrei sefarditi erano specializzati in questo settore e le chiamarono “Naipez” e “Naibi” in italiano antico. Ai toscani che venivano ad acquistarle possibilmente il termine piacque per la sua sonorità e vennero così a denominarle “minchiate fiorentine”. I Toscani d’altronde erano adusi a queste ruberie linguistiche, recandosi in Sicilia a cibarsi di idiomi locali, e questo da Dante a Boccaccio - il sommo poeta ha infarcito la sua Commedia di termini siciliani
L’autore è entrato in possesso di queste carte, che altro non sono che un mazzo di tarocchi così denominato, stampato nel 1840, dove oltre le classiche quaranta carte, come ancora oggi, si aggiungevano altre ventidue, chiamate arcani maggiori, per fare la divinazione. Era pertanto un mazzo di carte a doppio uso e nel libro di Gaetano Basile queste sono riprodotte all’inizio di ognuno degli altrettanti ventidue capitoli, che svelano delle imposture sul significato autentico di alcuni lemmi e delle loro origini.
Si vive oggigiorno di grandi sciocchezze che sono state assunte come verità assolute. Si ricordano nel libro, tra gli altri intriganti e curiosi aneddoti, quella dei Vespri siciliani e del toponimo del luogo dove si supponeva fossero avvenuti i primi scontri con gli angioini. Ma alcune “minchiate” hanno invero forse un fondo di verità che l’autore indaga molto a fondo da tempo nelle sue ricerche. Tra queste anche quella dei Beati Paoli, storicamente mai esistiti, ma altra “minchiata” è anche quella degli specchi ustori di Archimede da Siracusa, di cui l’autore spiega l’assoluta impossibilità di procurare danni considerevoli alle navi assedianti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Svelato l’arcano. Un viaggio tra le minchiate siciliane
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