Una volta c’era un altro mondo, con altri uomini e con altre storie, diverse dalle attuali, perché diversi erano gli ideali e diversi i modi di socializzare e di informare…
Le parole di Stefano d’Amico, manager di importanti aziende italiane e cultore appassionato dell’automobile, chiariscono gli intenti del suo agile e ricco lavoro dal titolo Storie di uomini e rumori di motori (Rubbettino editore, 2022), nel quale ripercorre la storia dell’automobile italiana attraverso avvenimenti pubblici, come i premi automobilistici, ma anche con aneddoti e curiosità private, ponendo una particolare attenzione e cura nel ripercorrere la storia dell’ALFA. Questo volume dà anche la possibilità di rileggere la storia dell’italianità, di un glamour, di un fascino che il mondo intero ci riconosce attraverso l’industria dell’auto motive.
Vengono tratteggiate le storie degli uomini che hanno fatto grande l’automobile italiana, non solo di piloti assai noti come Tazio Nuvolari, Antonio Ascari e Achille Varzi, ma anche di imprenditori come Enzo Ferrari e Giuseppe Luraghi, di meccanici come Giulio Ramponi o ancora di proprietari di autofficine, come il Cavalier Ugo Foscolo Vittori. Il cavaliere fu “pioniere dell’automobilismo e dell’aviazione”; soprannominato “Sor Ugo” aveva un’“officina attrezzatissima” in Via degli Scipioni 113. Il suo ricordo permette di immergersi nella storia della guerra civile spagnola, gli anni dell’affermazione del Fascismo attraverso le personalità di Gabriele d’Annunzio e Balbo.
Attraverso la storia dell’automobile, si intravvedono alcuni momenti importanti della Grande Storia, quella degli eventi mondiali che sono noti al grande pubblico. Questa è una delle peculiarità di questo studio: permettere di conoscere, di comprendere che la storia dell’automobile e degli uomini che l’hanno resa famosa non è fine a sé, ma è la storia di un’Italia che cambia attraverso l’automobile, iconica e nota in tutto il mondo.
Quante persone sanno che fin dagli albori dell’automobilismo ci sono state delle donne pilota? (“L’eterno femminino al volante”). Le suffragette rivendicano i loro diritti in piazza e Madame Labrousse (1899) giunge al terzo posto alla Parigi-Spa, e ancora nel 1900 il Ranelagh Club di Londra ha organizzato una corsa automobilistica riservata alle donne. Donne eleganti di dannunziana memoria che, oltre a essere splendide e curatissime (ce lo dimostrano le foto d’epoca a corredo del volume), erano donne di grande temperamento, in grado di gareggiare in qualsiasi situazione. A titolo esemplificativo, ricordiamo su tutte Maria Antonietta d’Avanzo, che partecipò a diverse competizioni e fu anche aviatrice e giornalista.
La storia dell’ALFA (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili 1925) si è legata indissolubilmente a nomi di valenti piloti come Antonio Ascari (morto giovane, a 36 anni, durante il Gran Premio di Francia; nel volume troverete anche una versione inedita dell’incidente) che vinse con il modello P2 al Circuito di Cremona; prima di questa data le competizioni sportive erano state vinte da marchi come Bugatti, FIAT, Delage e Sunbeam. Ma con la P2, l’Alfa vince ancora nel 1930 con Achille Varzi, che guadagnò non solo coppe ma anche 1000 sterline. Questa vittoria viene sentita anche come “un trionfo nazionale", se anche Italo Balbo si recò a Palermo per l’evento.
Nuvolari e Varzi, campioni “vicini nello sport ma così distanti nel carattere e nella vita”, infiammavano gli animi e univano gli italiani nella passione per lo sport. Gli italiani si riconoscevano e partecipavano in modo corale in quegli anni alle competizioni della Mille Miglia o della Targa Florio. Quest’ultima è una competizione molto difficile per la presenza di un percorso molto accidentato sulle Madonie, reso ancora più problematico anche per la presenza di animali selvatici. Oggi la targa Florio è diventata un rally.
Questi uomini che hanno dato lustro all’ automobilismo italiano si sono messi alla prova con auto che non solo hanno raggiunto qualità sempre più performanti, ma che avevano “un’anima” riconoscibilissima dai loro diversi “rumori”. Il “rombare” della 159, come racconta Stefano d’Amico, è qualcosa di particolarissimo e di unico!
Dopo qualche fruscìo meccanico e di ingranaggeria, ecco un rombo acuto e lacerante, sprigionarsi dal doppio scarico insieme ad una nube azzurra odorosa di ricino. Chanel n. 5 per gli appassionati…
Le auto hanno un’anima? si chiede l’autore. Forse quelle di un tempo sì. Erano auto costruite con passione e cura, con l’amore e la ricercatezza di ogni singolo dettaglio. L’elettronica non la faceva da padrone e la meccanica era l’asso vincente! Sull’Aurelia, c’è ancora il “mitico” sfascio Calò. Gli appassionati, anni addietro, erano alla ricerca di un pezzo per le loro auto d’epoca. Oggi è tutto mutato; lo sfaccio ha perso il suo fascino e il suo ruolo.
Oggi l’auto non ha solo funzione di mobilità urbana; è anche uno status, un modo di vivere e di essere. Va riscoperto, come suggerisce d’Amico, il piacere di “dimenticati odori di antico e di rumori di motori”, la “macchina” nelle sue linee e nei suoi meccanismi più puri. I tempi sono cambiati, rispetto a questi anni d’oro dell’automobile; ma chi si rivolge al mercato dell’auto è, ancora oggi, alla ricerca di Bellezza, del Fascino, di un’auto dalle curve eleganti dalle linee dannunziane che indicano anche affidabilità e potenza?
- Autore: Stefano d’Amico
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Rubbettino
- Anno di pubblicazione: 2022
- ISBN: 9788849869897
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Un libro perfetto per...
Pubblico che voglia scoprire e riscoprire il senso di italinità anche attraverso le automobili
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Storie di uomini e rumori di motori
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