Altra espressione latina giunta sino a noi, la locuzione pro tempore è sicuramente una delle più diffuse e ascoltate, soprattutto in determinati ambiti. Ma qual è il suo significato e quando viene utilizzata? Scopriamolo insieme.
“Pro tempore”: significato e origine
La locuzione latina pro tempore viene tradotta letteralmente con “per il tempo” o, meglio, con “per il tempo attuale”. È composta da sole due parole: pro, con il significato di “per”, “a favore di”, “in funzione di”, e tempore, col significato di “tempo”, utilizzato nella sua forma ablativa da tempus, temporis.
La sua traduzione letterale suggerisce già qualcosa di limitato nel tempo ma per comprenderla appieno potremmo renderla in italiana con espressioni come “nell’esercizio attuale di una funzione”, “per il periodo in cui si ricopre una carica” o, ancora, “temporaneamente”. Ed è proprio con quest’ultimo significato che spesso ritroviamo nei cruciverba la richiesta della sua traduzione latina, con una soluzione che è ovviamente di 10 lettere complessive.
La locuzione pro tempore affonda le sue radici, com’è facile immaginare, nel latino classico. Veniva quindi utilizzata di rimando nel diritto romano, dove era la lingua tecnica della giurisprudenza e dell’amministrazione dell’epoca. Il suo utilizzo era fondamentale in un sistema come quello romano nel quale le cariche di pretori, consoli e governatori avevano mandati temporanei.
Nel suo senso più ampio, oltre ad indicare dunque una carica istituzionale temporanea, con pro tempore si poneva l’accento non sulla persona quanto sulla carica da questa esercitata in un determinato periodo storico.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, il latino rimase ancora per molto tempo la lingua ufficiale di istituzioni come la Chiesa, le università e la diplomazia e per questo motivo la locuzione latina non fece fatica a continuare nella sua funzione descrittiva per indicare un personaggio in carica per un tempo definito.
“Pro tempore”: quando si usa la locuzione latina
Sebbene si tratti di un’espressione che tutti abbiamo sentito almeno una volta, pro tempore non rappresenta un modo di dire utilizzato nel linguaggio quotidiano. Mantenendo fedelmente il suo senso giuridico e, più in generale, istituzionale, il suo utilizzo anche ai giorni nostri è limitato agli atti amministrativi, all’ambito giuridico e a quello politico.
La locuzione è sopravvissuta fino ai giorni nostri per alcuni semplici motivi: la neutralità personale (quando la si utilizza si fa riferimento alla carica ricoperta, non alla persona), la precisione tecnica (con sole due parole, si intende chiaramente un limite temporale legato alla carica) e la nostra tradizione giuridica latina (proprio perché il diritto italiano deriva in larga parte dal modello romano).
“Pro tempore”: attenzione alle espressioni simili
Sebbene “pro tempore” esprima, come abbiamo visto, il senso di limitazione temporale, non va confuso il suo significato con quello di “provvisorio”. Per questo motivo bisogna fare attenzione a non confondere la locuzione pro tempore con altre come ad interim (dove qualcuno svolge temporaneamente una funzione ma in sostituzione d’altri) o facente funzione (dove il senso di temporaneità è perentorio).
Assumere una carica pro tempore, quindi, non implica necessariamente che vi sia una situazione di emergenza o collocabile in un arco di tempo particolarmente ristretto, ma descrive semplicemente chi detiene una determinata funzione in un dato momento.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Pro tempore”: significato e utilizzo della locuzione latina
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