Credeva fermamente nell’osservazione approfondita dei capolavori: Adolfo Venturi insisteva sul “vedere e rivedere”. Si deve a lui se nei licei è stato introdotto e valorizzato lo studio della storia dell’arte, nonostante i dubbi del ministro fascista Giovanni Gentile. Le edizioni romane Succedeoggi Libri hanno dedicato allo storico modenese dell’arte (1856-1941) un prezioso esempio del suo talento divulgativo e della profonda e innamorata conoscenza della materia, pubblicando uno dei saggi più importanti, datato 1922. Un libricino, 11x16 cm, sapido di contenuti, Piero della Francesca, a cura di Enrica Fabbri (ottobre 2025, 112 pagine).
Sicché, è per merito di Venturi se abbiamo seguito dal primo al terzo anno del classico un triennio di lezioni di storia dell’arte, che ho studiato senza fatica e con passione (la professoressa insegnava a cogliere “il bello”, più che riempirci di nozioni e pagine da studiare). Non è mai stata di peso quella disciplina, al contrario della matematica. La fisica invece mi andava a genio; chimica e biologia le apprezzavo, per dire delle materie eccentriche rispetto al pacchetto letterario italiano-greco-latino-storia-filosofia (niente lingue allora, nei nostri classici).
In onore di Venturi, quindi, questo libro piccolino e prezioso è al tempo stesso un omaggio all’arte stessa e una conferma delle ragioni d’interesse per il Maestro rinascimentale di San Sepolcro, Piero di Benedetto. Da quello che riporta il Vasari, della Francesca è un matronimico, deriva da Romana di Pierino da Monterchi, chiamata la Francesca, lei vedova, il bimbo orfano di padre già prima della nascita. Sicché, come sottolinea Enrica Fabbri, lo studioso emiliano era tra quelli che si prodigarono per il riconoscimento dell’insegnamento della storia dell’arte come disciplina scolastica obbligatoria. Non volevano solo ampliare la proposta formativa, perseguivano anche un obiettivo storico-sociale: farne uno “strumento essenziale per creare una cultura artistica condivisa”, che non fosse più patrimonio soltanto degli artisti, ma di tutti. Intendevano promuovere il rispetto e la salvaguardia dell’immenso patrimonio artistico italiano e farne elementi fondanti “del sentimento di cittadinanza”.
Nel 1923, il governo Mussolini varò la riforma scolastica “Gentile”, creando un un percorso liceale classico-umanistico per i figli delle famiglie bene e borghesi, futura classe dirigente, e lasciando ai ragazzi del popolo un’istruzione tecnica e professionale. L’obbligo scolastico venne elevato a 14 anni. Quel riordino consentì l’introduzione della storia dell’arte tra le materie curricolari del liceo classico e tra quelle facoltative del nuovo liceo femminile. Venturi in effetti non si accontentò del successo, continuò a insistere sull’esigenza, non condivisa dal ministro dell’Istruzione (Gentile stesso), che l’insegnamento venisse affidato a docenti con una formazione specifica. La scienza storica dell’arte, come la definiva lo storico dell’arte, è altro rispetto alla letteratura, alle lingue classiche, alla storia e filosofia.
Una vita, la sua, spesa per la tutela dell’arte e delle opere: ispettore della Galleria Estense dal 1878; ispettore della direzione generale Musei e Gallerie del Ministero dell’Istruzione nel 1888; titolare della prima cattedra di storia dell’arte in Italia, nella Sapienza di Roma, dal 1896 al pensionamento, nel 1931; direttore della Galleria nazionale d’arte antica a Palazzo Corsini nel 1898. Si dedicò alla catalogazione delle opere nel territorio nazionale, seguendo criteri strettamente storico-filologici. L’analisi stilistica andava per lui sempre affiancata da un’attenta analisi storica.
È stato peraltro uno degli storici dell’arte che più ha contribuito a riscoprire Piero della Francesca: questo saggio, pubblicato a Firenze nel 1922 dai fratelli Alinari, rappresenta un punto di riferimento essenziale per conoscere il pittore di Sansepolcro, approfondendo soprattutto gli aspetti stilistici, analizzati sempre alla luce del contesto storico di riferimento. Venturi offre una visione completa di Piero, ne ricostruisce la vita, ma entra nelle sue opere, con un’analisi dettagliata, mettendo in risalto
la maestria del disegno, l’uso innovativo del colore e soprattutto l’impianto geometrico-matematico delle sue composizioni, senza tralasciare di accennare a quegli aspetti che maggiormente influenzeranno i pittori successivi, primo tra tutti Raffaello.
Nato tra il 1416 e il 1420 e morto nel 1492, rimase oscurato per secoli dai giganti dell’arte di cui fu immediato predecessore e parzialmente coevo, geni del Rinascimento come il Sanzio, Leonardo e Michelangelo. Nei primi del Novecento, Venturi e altri studiosi italiani gettarono una nuova luce sulle sue opere.
Utili le indicazioni della curatrice che precedono il testo venturiano, la cui trascrizione è stata condotta sull’edizione del 1922, stampata a Firenze da Piero e Giorgio Alinari. Vengono riportati per esteso i due capitoli, La vita e L’opera, non invece gli apparati cronologici e bibliografici, inseriti da Venturi su Piero della Francesca (il Prospetto cronologico della vita, il Catalogo delle opere, la Bibliografia generale). Non figurano nemmeno le Illustrazioni (72 tavole fuori testo in bianco e nero).
Il testo originale è scrupolosamente rispettato: conservate la punteggiatura, gli apostrofi, l’accentazione delle parole, le abbreviazioni, le maiuscole non ortografiche; sono state inoltre mantenute parole arcaiche e desuete, purché comprensibili al lettore. Segnalati alcuni refusi, riportando la correzione tra parentesi.
Note esplicative appaiono solo dove necessario, per non appesantire la lettura. Quelle nell’edizione originale sono segnalate. Il testo è corredato da una bibliografia essenziale su Adolfo Venturi.
- Autore: Adolfo Venturi
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788899467364
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Piero della Francesca
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