Un vecchio condominio di Gerusalemme chiamato “il treno dei matti”, cinque persone legate da un’antica amicizia, i cui destini continuano inesorabilmente a intrecciarsi, e una morte avvenuta ventiquattro anni prima in circostanze poco chiare; potrebbero essere gli ingredienti di un classico thriller ma Ovunque sia casa (Giuntina, 2026), secondo romanzo della scrittrice italo-israeliana Ghila Piattelli, è molto di più: è una storia che si muove tra generi diversi, utilizzando l’indagine su un presunto omicidio come espediente per dare vita a un racconto profondamente malinconico sulla ricerca delle radici e del proprio posto nel mondo.
Tutto ha inizio quando Nili Carmon, detective in pensione, viene incaricata da un anonimo committente di indagare sulla morte di una donna, avvenuta ventiquattro anni prima in un ospedale psichiatrico. La richiesta arriva quando la figlia della vittima, la misteriosa e affascinante Sivan Navon, dopo il divorzio dal marito con il quale si era trasferita a New York, torna a vivere nel vecchio appartamento al “treno dei matti”; lì ritrova l’amico Aviv Stern, che da quel palazzo non se n’è mai andato, diventandone il custode. Il ritorno in patria di Sivan e l’indagine sulla morte di sua madre mettono i protagonisti di fronte ai ricordi, ai fantasmi del passato, obbligandoli a percorrere la loro strada verso “casa”.
Cuore della vicenda è proprio quel condominio, “il treno dei matti”, costruito subito dopo la nascita dello Stato di Israele; non un semplice luogo ma vero protagonista della storia, metafora di Israele stesso, abitato da profughi, sopravvissuti alla Shoah, immigrati; non a caso
secondo la visione dei capi del governo, doveva rappresentare un modello di convivenza, la metafora del paese che con grande difficoltà stava accogliendo un ininterrotto flusso umano dai quattro angoli del mondo. Gli architetti avevano progettato quel cortile interno per favorire gli scambi sociali tra famiglie provenienti da mondi diversi, uno spazio comune per poter condividere le gioie e i dolori di quei primi anni di indipendenza.
Un romanzo ambientato in Israele quindi, ma il paese che si descrive non è quello dell’attualità, è un luogo che appare come sospeso nel tempo; senza dubbio una “Terra che divora i suoi abitanti”, in cui “ogni generazione ha la sua guerra”, come profetizzava il padre di Aviv legando “passato e futuro in un unico fascio”, ma che qui non vuole essere raccontato attraverso le guerre e le tensioni politiche, come spesso nella narrativa contemporanea, bensì presentato per com’è nella memoria dei suoi abitanti, un paese fatto di relazioni umane e ferite personali.
Questa terra che sta sullo sfondo, lontano dall’attualità, cristallizzata nel tempo della memoria, custode dei segreti dei suoi abitanti, è ben definita anche dal tono della narrazione: malinconica e mai affrettata, segue un ritmo che potrebbe essere definito monotono, che però non significa affatto noioso, anzi: è un andamento che crea un’atmosfera rarefatta che riesce perfettamente a trascinare il lettore nel racconto, trasportandolo in una realtà lontana che diventa sempre più concreta man mano che si va avanti nella storia.
Molto interessante è la scelta di affidare il racconto a tre voci narranti, quelle dei protagonisti: Aviv Stern, Sivan Navon e Nili Carmon; ognuno di loro offre un punto di vista diverso sulla vicenda, raccontando al contempo la propria storia personale; a queste tre voci si aggiunge poi il resoconto scritto che Aviv consegna al detective Carmon, un vero e proprio racconto nel racconto, circoscritto anche graficamente attraverso l’utilizzo di un font diverso, che fa da filo conduttore esponendo la storia del condominio e del gruppo di cinque amici di cui Aviv e Sivan facevano parte, e disvelando a poco a poco il mistero che si nasconde dietro a morte della madre di Sivan. Così costruito, il romanzo porta il lettore a muoversi continuamente tra presente e passato, ricomponendo la vicenda un frammento dopo l’altro e spostando l’interesse dal presunto omicidio ai personaggi e alla ricerca delle loro radici, tanto che alla fine, quando si scoprirà tutta la verità sui fatti accaduti ventiquattro anni prima, il giudizio rimane come sospeso.
Perché il punto centrale non è svelare l’assassino; Ovunque sia casa non è un thriller ma è un romanzo sull’amore, “unica cura contro il dolore”, che, “come un balsamo, rende l’esistenza sopportabile”, ed è un racconto sulla memoria, sulla ricerca delle proprie radici, sul dolore, sul ritorno e sulla necessità di trovare un posto, qualunque esso sia, che dia “l’avvolgente e rassicurante sensazione di tornare a casa”.
- Autore: Ghila Piattelli
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Giuntina
- Anno di pubblicazione: 2026
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ovunque sia casa
Lascia il tuo commento