O la Repubblica o il caos è un motto piuttosto conosciuto a livello popolare anche se non sempre se ne ricordano l’autore e il contesto nel quale venne pronunciato o scritto.
La sua invenzione risale al periodo della dura battaglia referendaria che nel ’46 sfociò nella vittoria della Repubblica contro la Monarchia sabauda e a usarlo come slogan prima che si aprissero le urne fu il socialista Pietro Nenni.
Scopriamo di più sulla frase, su chi l’ha coniata e sullo scenario storico, politico e sociale in cui si affermò.
Il referendum del 2 Giugno 1946 e il suo contesto storico
Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del regime fascista, che era rimasto al potere per un ventennio, nel 1946 si tenne, precisamente il 2 Giugno, il referendum istituzionale che chiamava i cittadini, e per la prima volta le cittadine, a decidere la forma di Stato fra Monarchia e Repubblica. Nelle intenzioni dei promotori, fra l’altro, c’erano la volontà di superare definitivamente il fascismo, nato e consolidatosi con i Savoia regnanti, e di dare legittimazione popolare al nuovo apparato statale.
Al re in carica, Vittorio Emanuele III, si imputavano la firma delle leggi razziali nel ’38 e l’appoggio a Mussolini; per tentare di salvare in extremis la monarchia, nel maggio del 1946 il sovrano abdicò in favore del figlio Umberto II, meno o per nulla compromesso con il regime, ma questa azione non servì a cancellare il recente passato filo fascista.
Intanto l’Italia, oltre che distrutta dalla guerra, era ormai un Paese completamente spaccato a metà sia dal punto di vista economico che ideologico (la Repubblica era più forte al Nord, mentre al Sud c’era una netta maggioranza monarchica). Ma come si schierarono i partiti? I più ferventi sostenitori della forma repubblicana furono gli antifascisti, ovvero i comunisti, i socialisti, il partito d’Azione e i repubblicani, mentre la Democrazia Cristiana, per non alienarsi il voto dei moderati e dei monarchici, non dette indicazioni ufficiali di voto.
Il 2 e il 3 Giugno circa 25 milioni di italiani e italiane si recarono alle urne e il responso premiò la Repubblica, che raccolse il 54,3% dei voti.
“O la Repubblica o il caos”: il motto di Nenni e dei Socialisti per il referendum
Il dibattito pre referendum fu molto acceso ed entrambe le parti si dettero battaglia a colpi di comizi incendiari, articoli di fuoco sui giornali e slogan più o meno efficaci.
Sortì senza dubbio gli effetti sperati “O la Repubblica o il caos”, il detto che Pietro Nenni e tutti i membri del PSI adottarono per supportare la causa repubblicana. La frase comparve per la prima volta sulle colonne dell’“Avanti!” (n.d.r. l’immagine di copertina di questo articolo riporta una fotografia della redazione a Milano nel 1921) e divenne il perno intorno al quale ruotava la campagna elettorale delle Sinistre.
“O la Repubblica o il caos” ben sintetizzava l’intransigenza di tali partiti, affatto disposti a scendere a compromessi. Nenni, in particolare, vedeva nell’istituzione della Repubblica la sola possibilità di garantire all’Italia un futuro di stabilità, riforme e democrazia dopo vent’anni di dittatura fascista e una guerra che l’aveva messa in ginocchio.
L’affermazione, dunque, era il cardine di una strategia politica ben precisa che si proponeva una rottura netta con il recente passato e l’inizio di un’era nuova, in cui l’Italia sarebbe risorta dalle proprie ceneri. Dunque Pietro Nenni, coniando l’espressione “O la Repubblica o il caos”, attuò una mossa comunicativa abile e incisiva, che fece presa su gran parte dell’opinione pubblica e che ribaltava la narrazione dei monarchici e dei conservatori, i quali affermavano che scegliere la Repubblica avrebbe significato assistere a disordini e a colpi di stato devastanti.
Il successo di “O la Repubblica o il caos” è dimostrato anche dalla sua longevità: dopo ottant’anni, è uno dei motti più significativi e identitari della nostra nazione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “O la Repubblica o il caos”: origine del motto e chi l’ha detto
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