Sono passati cinquant’anni dal 24 marzo 1976. Per molti, Nunca Más non significa nulla. Per il popolo argentino cresciuto sulle radici dell’emigrazione italiana, formato da quei nomi, quelle famiglie, quella lingua significa tutto: dolore, perdita, morte.
I desaparecidos non sono una statistica. Sono persone scomparse nel silenzio di un regime che hanno trovato voce non solo nei processi e nelle "Madri e poi nonne di Plaza de Mayo" ma nelle pagine di libri, nelle immagini del cinema e nelle voci di chi quegli anni gli ha vissuti
Nunca Más. Non è solo una frase. Non è solo un titolo. Non è nemmeno soltanto un documento. È una soglia. Quando nel 1984 queste parole comparvero sulla copertina del rapporto CONADEP che raccoglieva le testimonianze sui desaparecidos argentini, non stavano chiudendo una storia. Stavano aprendo una responsabilità. Una responsabilità che scrittori, giornalisti e registi hanno saputo raccogliere, trasformando la testimonianza in forma e la memoria in conoscenza.
La desaparición, la scomparsa, di persone non può essere spiegata solo attraverso i dati o le cronologie. Ha bisogno di essere attraversata, interrogata, ricostruita. Questo lavoro passa non solo attraverso processi e atti civili, ma anche da chi ha saputo dare voce diversa. Voce che sa di letteratura e di immagine.
Gianni Minà: un giornalista nel contesto latinoamericano
Ricca e forse poco nota è la produzione letterario-giornalistica, che ha avuto in Gianni Minà un caposaldo fondamentale. Giornalista capace di entrare nei contesti latinoamericani con uno sguardo rispettoso ma mai neutrale, Minà ha raccolto e restituito nel tempo una pluralità di voci capaci di narrare quella storia nascosta, contribuendo a costruire una memoria condivisa con l’occidente distratto e miope.
Le sue raccolte di scritti, di poesie e di saggi di uomini e donne argentini sopravvissuti e non solo non sono semplici antologie. Sono archivi vivi, dove la storia di quegli anni prende forma attraverso le parole di chi l’ha vissuta sulla pelle viva.
Accanto a questa dimensione testimoniale, la letteratura ha saputo sviluppare una riflessione più profonda, spesso muovendosi tra inchiesta, narrazione e responsabilità civile. Su questa linea si collocano opere diverse per tono e prospettiva, ma unite da una stessa tensione: quella di restituire forma a ciò che è stato cancellato e nascosto.
Fava, Moretti, Walsh e Verbitsky
In Mar del Plata (ADD editore, 2013), Claudio Fava racconta una storia vera legata alla dittatura argentina del 1978, incentrata sui giovani giocatori di rugby del club La Plata, molti dei quali vennero fatti scomparire dal regime militare. Raccontando questa storia, Fava esplora il rapporto profondo tra memoria e responsabilità, sottolineando come quella tragedia continui a interrogare anche chi non l’ha vissuta direttamente, attraversando le generazioni e i suoi sopravvissuti.
Mar del Plata
Con I figli di Plaza de Mayo (Sperling & Kupfer, 2002), Italo Moretti sposta invece lo sguardo su quella generazione che è cresciuta in quel momento storico fatto di assenza e paura. Nel suo racconto, la desaparición non è più soltanto un evento storico, ma una condizione esistenziale di vita che tenta di sopravvivere.
I figli di Plaza de Mayo
Con Operazione massacro, recentemente riproposto da Edizioni SUR nel 2026, con la traduzione di Bruno Arpaia, Rodolfo Walsh dà voce narrante ai fatti. Qui sono esposti, ricostruiti, accusati. Il giornalismo diventa letteratura. Le distanze si avvicinano e i fatti prendono di nuovo voce e potere di essere raccontati.
Operazione Massacro
Un racconto che ritroviamo nel testo forse più crudo che racconta i "fatti": Il Volo (edizione Feltrinelli, 1996) di Horacio Verbitsky. Il testo ripercorre gli atti più crudeli e devastanti, fino alle conseguenze estreme. Dalla tortura ai “voli della morte” sul delta della Plata in una ricostruzione non solo storica, ma prova concreta di un sistema organizzato di annientamento.
Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos
La desaparición nella dimensione intima del romanzo
Ma è forse nella dimensione più intima del romanzo che la letteratura riesce a restituire tutta la profondità della perdita.
Ne I vent’anni di Luz di Elsa Osorio (Guanda editore, 2000) la cronaca si fa racconto e ricerca dell’identità. Percorso frammentato e segnato da omissioni e silenzi.
I vent'anni di Luz
Un percorso che continua a modo di "ricostruzione" in Le irregolari (E/O editore, 1998) di Massimo Carlotto, dove la memoria e il racconto della ricerca e della speranza sono affidati alle instancabili Abuelas de Plaza de Mayo, capaci di trasformare la memoria in azione e il lutto in ricerca.
Le irregolari. Buenos Aires horror tour
Altri romanzi, come L’ultima madre di Giovanni Greco (Feltrinelli, 2014) o Volver di Silena Santoni (Giunti Editore 2022), riportano la desaparición dentro uno spazio più raccolto, dove la Storia si riflette nei legami familiari, nelle relazioni, nelle vite individuali.
Volver
Per poi passare a veri e propri "studi della memoria" con La memoria ostinata di Benedetta Calandra (Carocci, 2005), capace di porci davanti il passato come un presente vivo riconoscibile nel ricordo e in quei vuoti di memoria fatti da "figli", da hijos mai davvero scomparsi.
La memoria ostinata
Il cinema di Marco Bechis
Voce parallela e complementare al racconto in parole è quella per immagini.
Il cinema si inserisce in questo stesso percorso. In primis quello di Marco Bechis. Opere come Garage Olimpo o Figli/Hijos non si limitano a rappresentare la violenza della dittatura: la rendono percepibile nel tempo, nelle sue conseguenze. Nei loro racconti ciò che conta non è solo ciò che è accaduto, ma ciò che resta. Nelle persone. Nelle relazioni. Nella memoria.
Il dovere di ricordare: Sempre Nunca Más
È in questo intreccio tra letteratura, giornalismo e cinema che la desaparición smette di essere solo un evento storico, e diventa domanda che continua a interrogare il presente. Perché la desaparición non è finita. Continua nella memoria di chi resta. Della popolazione argentina che ha ricordato questi eventi il 24 marzo 2026 a Buenos Aires. Perchè Nunca Más non è qualcosa di finito e fine a se stesso. Nunca Mas è ancora una domanda aperta. Non è silenzio. Non è una assenza senza nome. Non è un "ricordarsi" in modo ristretto una parte delle storia.
Perchè ricordare non è solo una scelta ma è un dovere. Sempre. Per ogni uomo o donna scomparsi in Argentina e nel mondo in ogni momento della storia.
Sempre Nunca Más.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Nunca Más”: libri e film per capire la desaparición a 50 anni dal golpe
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