Il sesto (eccellente) prodotto nella carriera letteraria di Federica Tinti è un’opera di fantasia, però i luoghi sono reali. D’altra parte, l’autrice emiliana è guida ambientale escursionistica negli scenari dell’Appennino bolognese che adotta come habitat del thriller Nella mente dell’innocenza (ottobre 2025, 160 pagine), pubblicato nella collana “I Gialli Damster”, del marchio gemmato dalle Edizioni modenesi del Loggione. Federica è laureata in psicologia, appassionata di astrologia e attratta dalle atmosfere gotico-dark: tutto è funzionale allo sviluppo dei personaggi e delle situazioni di questo romanzo.
Un esempio dell’ascendente delle località sulle vicende narrate? Del genius loci? La scrittrice di Bologna anticipa che:
In questi luoghi, avvolti da un silenzio irreale e incastonati tra le montagne... Vecchie storie, leggende e antiche superstizioni vivono dietro un muro, lentamente salgono le scale di pietra e scrutano da dietro uno scuro, sbattuto all’improvviso dal vento.
Per stare vicino alla madre rimasta sola, con problemi di salute, il maresciallo Alberto Cobelli si è fatto trasferire da qualche mese nella Stazione Carabinieri Alto Reno a Porretta Terme, paesino dell’Appennino bolognese, verso la Toscana pistoiese. La moglie è di Milano, dove vivevano (lui comandava una sezione dei Ris). Hanno una bambina di otto anni, a settembre Sarina comincerà la quarta elementare, per lei non sarà difficile ambientarsi. Non altrettanto per Luana, legata alla grande città. La nuova vita offre ben poco ed è in cerca di un lavoro per tenersi occupata. La situazione familiare è complicata e cerca di mettercela tutta, nella speranza che la situazione si possa assestare.
Alberto è un bel tipo, alto, moro, occhi verdi, figlio di un questore e impeccabile in un lavoro scelto fin da piccolo. Ama la famiglia e la madre, spera di avere più tempo da dedicare loro, in questi luoghi tranquilli, non troppo frequentati.
La stazione dell’Arma è al comando del maresciallo capo Eleonora Battisti (al momento in ferie) e Cobelli ha trovato subito affiatamento con il vice brigadiere Biagio Vallesi. La delinquenza non preoccupa in zona, per quanto il nucleo porrettano della Benemerita risulti sotto organico: “tanto da quelle parti non succede mai niente”, secondo i superiori. Mai niente? A parte chi festeggia il ferragosto (ma quelli se ne vanno dopo i fuochi di mezzanotte), arriva la segnalazione di un rave non autorizzato a Lizzano Belvedere. La pattuglia non trova traccia, però, mentre i Carabinieri del posto di blocco alla discoteca tornano con quattro giovani ubriachi, molesti e maneschi. È denunciata la scomparsa di due ragazzi di città, in giro sui monti per trekking. Le famiglie sono in pensiero, a Bologna. Quei due, però, li ritrovano, in una casa del paesino abbandonato sopra il lago di Suviana. I volti irriconoscibili per l’escissione delle labbra, mancanti anche i polpastrelli delle dita. Soffocamento da corpo estraneo, la causa di morte. Una pietra, rivela l’autopsia.
Non è roba di quelle parti. Del resto, è raro che succeda anche altrove. E non lascia, raddoppia. Il corpo nudo, bianchissimo, di un giovane olandese è appeso per i piedi a un ramo, vicino al lago. Labbra e arcate dentarie asportate. Anche questo cadavere è privo dei dieci polpastrelli ed ha una pietra conficcata nell’esofago. Mica è finita. Quarto morto ammazzato, nel bosco, accanto al lago di Drapa. Stavolta amputata anche la lingua. L’ha rinvenuto Silvia, una cinquantenne, in giro per funghi. È sensitiva, ogni tanto viene pervasa da un brivido, una forza che sembra volerla portare via, cattivo segno di qualcosa di grave. Per sfuggire al senso di oppressione, passeggia nei boschi.
Ora la Battisti è tornata e al gruppo si aggiunge il medico legale di Vergato, il dottor Marco Sperti. Al giovane pm, Rosario De Luca, non dispiace che un caso tanto complesso sia nelle mani di una squadra che considera capace. Il nuovo maresciallo in seconda mette a frutto l’esperienza nei Ris provando a definire un profilo del possibile omicida. Certo, il compito di tutti è reso delicato dall’esigenza di non scatenare l’attenzione morbosa dei media, impegno difficilissimo vista la quantità e crudeltà di delitti insoliti in quello che di solito invece è un paradiso.
Decisamente apprezzabile la fluidità con cui la scrittrice bolognese punteggia il crescendo omicidiario, mentre presenta i protagonisti e le rispettive fisionomie fisiche e caratteriali. Dimostra una rara maestria: è evidente che ama i suoi personaggi, li vede distintamente, ben delineati e realizzati, uno per uno o una.
Intanto, più il marito si astrae per lavoro e più Luana soffre la distanza di Porretta da luoghi meno montani e più mondani. A Milano viveva benissimo, jogging, aperitivi, quattro passi al parco, vita intorno, confusione da cercare quando si vuole e da cui allontanarsi riparando in casa all’occorrenza. Si è fatta andare bene il trasferimento soltanto per amore di Alberto, ma ora è pentita, si sente in crisi, demotivata, isolata.
Quattro cadaveri possono bastare? Cobelli è in pizzeria con moglie e figlia, quando lo chiamano per il quinto, in località Tavianella, ancora una volta nei pressi di un lago. Stessa mano, un serial killer dei boschi lacustri del Bolognese. Secondo voi la sequenza è finita? Continuate a leggere e avrete tanto la risposta che la soluzione dei casi. Imprevedibile. È un giallo che piacerà, statene certi, per la trama originale e i luoghi montani, infrequenti nel genere, in cui si svolge.
- Autore: Federica Tinti
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788868106584
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Nella mente dell’innocenza
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