Come reinventare la propria vita in tempi di emergenza sanitaria, come quella vissuta durante il periodo del Covid? Anni destabilizzanti per alcuni, luttuosi per altri, e tutti si viveva sospesi. È stato così che a un certo punto la creatività è venuta fuori, offrendo nuove opportunità a chi era rimasto fermo. Lena lo sapeva (Scatole Parlanti, 2025) è il romanzo d’esordio di Maria Cristina Angeleri, romana, guida turistica di Roma, insegnante di Lettere e dirigente scolastico. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su di una rivista letteraria on line.
Lena lo sapeva racconta di Viviana, Fiammetta, Maria Clara e Arianna, guide turistiche romane e amiche, che con la chiusura dei musei e le attività turistiche e culturali ferme, di colpo si erano trovate disoccupate. Cosa inventarsi quando si vive un’emergenza sociale, in un tempo drammatico per le vite di tutti? Si rimane in un primo momento immobili, come in guerra, a osservare le macerie intorno per poi trovare le forze dentro se stessi e riuscire a rimettersi in piedi. Le nostre protagoniste, a lavoro fermo, riusciranno a inventarsi un nuovo modo di narrare l’arte senza uscire per strada sotto il sole, con alle spalle file di turisti dai volti felici e a volte increduli per la tanta bellezza.
Nelle settimane di clausura, con famiglia a seguito, senza più entrate economiche, col rischio di ingrassare, con la ricrescita dei capelli, decideranno in incontrarsi in internet, reinventandosi un lavoro a distanza. Ognuna sceglierà cinque quadri famosi e scriverà per ognuno un piccolo racconto. L’idea era di raccontare storie ispirate dall’arte, degli affetti familiari, madri, padri, la narrazione della propria sfera affettiva, della vita reale. Un proposito che le avrebbe “tratte in salvo”, abbattendo le mura di case soffocanti e facendole “rinascere a nuova vita”, sempre più legate, sempre più creative. Quell’ora d’arte diverrà la loro ora di aria. E sarà così che Caravaggio, col Fanciullo con canestro di frutta, saprà ispirare il racconto di una ricorrenza di compleanno nel giorno del quindici agosto, nel quale la festeggiata riceverà in regalo dal marito, ogni anno, un cocomero gigantesco e le toccherà sempre la fetta più grande; o di un padre romantico, metafisico, immobile nella sua armatura come il Trovatore di De Chirico.
Possedeva una natura malinconica e una tempra eroica, epica. Non vedeva, non udiva e non parlava, ma lasciava trapelare una qualche capacità superiore di capire la realtà, oltre l’apparenza.
Un trovatore, un uomo muto d’amore, con occhi miti mentre sua moglie li aveva a radar; lei urlava, lui taceva. Una coppia agli antipodi per la figlia che ricorderà la sua infanzia buia. Maestra di scuola primaria, saprà intravedere la tristezza nei bambini e allontanarli dalle guerre familiari. Il racconto del giovane Narciso che si rispecchiava nella sua Eco, ispirato dall’opera di J. William Waterhouse, un rubacuori “dallo sguardo sognante” che sapeva essere triste, inquieto e sensibile. Era come un bambino per chi gli era accanto.
Narciso aveva bisogno delle mie cure e della mia devozione. Era un ragazzo dallo spirito libero [...] un’anima solitaria che desiderava attenzione.
E quel marito che l’amava tanto e sempre la tradiva; un rapporto come quello di Frida Khalo e Diego, una coppia affiatata e irriducibile. I tradimenti rafforzavano il loro amore. Lui sceneggiatore e lei costumista, condividevano lo stesso mondo. Non piangerà per le sue infedeltà, né indosserà una corona di spine: lo aveva accettato per com’era. Insieme, dietro di lei ma sempre in primo piano: due matrioske, l’uno dentro l’altra.
All’Arlesiana di Van Gogh assomigliava Zia Maria, donna ordinata, sempre indaffarata e con mani forti e dure, come la donna ritratta dal celebre pittore, una testimone muta del suo tempo. Il marito era andato via con un’altra donna dopo venticinque anni di matrimonio e nella sua vita si era sempre ripresa dopo numerosi inciampi. Riservata, mai aveva giudicato nessuno e aveva saputo custodire i segreti di famiglia. Infine Lena, la cortigiana che Caravaggio scelse per ritrarre La Madonna dei pellegrini. Lena lo sapeva che Caravaggio riusciva a trasformare le puttane in sante e il parapiglia che veniva fuori. “Lo sapeva che le cadute più rovinose erano quelle dai piedistalli più alti”. Sapeva che era un atto rivoluzionario che sovvertiva i canoni dell’arte sacra; Lena sapeva che le prostitute travestite da Madonne a fine spettacolo si rivestivano dei loro stracci. Mai aveva messo in conto di fare la penitente.
Lena lo sapeva è un’originale raccolta di racconti ispirati a quadri famosi, nel quale l’autrice splendidamente riesce a far immergere il lettore nel mondo del quadro, nella storia del dipinto, e a ideare storie che i capolavori le suggeriscono. Il fascino e la seduzione dell’arte, attraverso i sensi e le emozioni, sono fondamentali per le narrazioni visive, storie dipinte come amava definirle Dino Buzzati.
- Autore: Maria Cristina Angeleri
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788832818338
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lena lo sapeva
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