La società tecnologica. Il rischio del secolo
- Autore: Jacques Ellul
- Genere: Filosofia e Sociologia
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Sentiamo parlare di tecnologia tutti i giorni, e in tempi recenti si sono aggiunti termini come “algoritmi” e ancora più di recente l’intelligenza artificiale, che ha avuto in pochi mesi un’accelerata ai limiti dell’incredibile, e non si esagera visto che è oggetto di dibattito pubblico costante. La tecnologia è un argomento più ampio di quanto si pensi e non riguarda solo le procedure informatiche in senso stretto. Numerosi intellettuali ne parlavano già ampiamente ben prima che arrivasse il Duemila senza che ne sapessimo nulla, un po’ perché non ci riguardava e alcuni perché nemmeno nati o troppo giovani. Un corposo saggio, La società tecnologica con sottotitolo Il rischio del secolo del sociologo Jacques Ellul, nato a Bordeaux nel 1912 e morto nel 1994 (Silvio Berlusconi editore, 2025, collana Biblioteca, trad. di Massimo Parizzi), conferma che la tematica è lontana dall’esaurirsi.
Il libro uscì per la prima volta nella 1954, ma in Italia soltanto quindici anni dopo, con l’obiettivo dichiarato di non fare un bilancio costi/benefici derivanti dall’utilizzo della tecnologia – seppure il sottotitolo fa intendere una prevalenza degli svantaggi. In effetti l’opera, se non è pessimista o forse lo è stata quando è comparsa sulla scena, ora si direbbe realista, ma trasmettere “una presa di coscienza insieme concreta e di fondo sul fenomeno tecnico nel suo complesso”.
Appare evidente che avere consapevolezza su questo aiuta a districarci in un settore sempre più incisivo. Per questo Ellul inizia separando la tecnica da ciò che è macchina, dove la prima è qualcosa di più vasto rispetto alla seconda. Se la tecnica una volta dipendeva dalla macchina, ora la tecnica si fa carico di tutte le attività dell’uomo, e non solo delle attività produttive. Confinare la tecnica ai soli lavori manuali non è per Ellul accettabile, come invece sostengono altri suoi colleghi. Per “tecnica” deve dunque intendersi anche il lavoro intellettuale. Afferma infatti:
Certo, il lavoro manuale rimane alla base del lavoro meccanico, e non si deve dimenticare che è questo il grande argomento di Friedrich Georg Jünger contro le illusioni del progresso tecnico: più la tecnica si perfeziona, più esige lavori manuali secondari, il cui volume cresce più velocemente di quello delle operazioni meccaniche. Ma, anche se questo è vero, resta il fatto che il carattere principale delle tecniche, oggi, non ha a che vedere con il lavoro manuale, bensì, per esempio, con l’organizzazione e il coordinamento delle macchine.
Tre sono i campi esaminati dall’autore, sostenitore anche di politiche ecologiste e teologiche, in rapporto con la tecnologia: economia, Stato e le tecniche umane, ossia l’uomo come oggetto della tecnica. Alla base del ragionamento c’è una ricerca accurata sull’umanità prima della Rivoluzione Industriale per giungere a una nuova concezione di umanità stessa. Siamo cioè una civiltà completamente diversa da quella precedente: mentre i nostri antenati erano legati alla natura e alla tradizione, adesso siamo condizionati ai fenomeni tecnici. È questo che preoccupa soprattutto Ellul, che si trova, per arrivare alle sue conclusioni, a confutare diversi assunti e dottrine filosofiche. Attento osservatore in particolare di Marx, sostiene che il problema non è il capitalismo, ma la macchina alla quale l’operaio si trova subordinato.
Va detto che allo studioso francese non interessano tanto le ideologie, quanto evidenziare i rischi di una automazione e di una massificazione della società. I problemi che la tecnica pone sono sempre più difficili da risolvere perché giungono al livello della coscienza collettiva soltanto quando già sono troppi, sostiene. Nella parte finale del testo troviamo inoltre un’interessante riflessione sulla pubblicità e sull’informazione, e la differenza fra quest’ultima e la propaganda, tutte di grande attualità, come il resto.
Ciò che colpisce di La società tecnologica. Il rischio del secolo, oltre al fatto di unire divulgazione con analisi critica, è proprio l’attualità, tanto è vero che durante la lettura viene facile chiedersi cosa direbbe o cosa scriverebbe ora, Jacques Ellul. Ai nostri occhi è con ogni probabilità fin troppo radicale nelle posizioni, ma nel contesto odierno il suo sforzo è emblematico: la dipendenza da smartphone, la logica algoritmica che governa i social media, l’invadenza dell’intelligenza artificiale sono tutti esempi di ciò che aveva previsto.
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