- Autore: Luca Gennasi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
L’11 luglio 1982 è una data che molti italiani ricordano ancora con precisione. La Nazionale di Enzo Bearzot si prepara ad affrontare la Germania Ovest nella finale dei Mondiali di Spagna e, mentre un intero Paese attende di conoscere il proprio destino calcistico, un ragazzo di sedici anni vive una delle giornate destinate a imprimersi nella sua memoria. È da questa atmosfera che prende forma La mia partita a scacchi di Luca Gennasi (Armando Curcio Editore, 2026), romanzo nel quale autobiografia e invenzione procedono affiancate, lasciando che il ricordo personale incontri quello collettivo. L’autore, nato a Casalecchio di Reno nel 1965 e già autore di Quando la vita ricomincia, Un amore imperfetto e A un passo dai sogni, affida a Marco una storia nella quale confluisce soprattutto la propria lunga passione per il calcio.
Il protagonista viene seguito in momenti differenti della sua esistenza. C’è il Marco adolescente, con gli amici, le vacanze, le prime esperienze sentimentali e un pallone capace di occupare buona parte dei suoi pensieri; c’è poi l’uomo adulto, marito e padre, che continua a giocare nonostante sappia bene che i sogni di gloria appartengono ormai al passato. Nel gennaio del 2001 ha trentacinque anni, una famiglia che lo aspetta a casa e continua ostinatamente a scendere sui campi del campionato amatori.
Il calcio è dunque molto più di un’ambientazione. Gennasi lo utilizza come una sorta di cronologia privata attraverso la quale Marco misura il trascorrere degli anni. Ci sono le partite importanti e quelle improbabili, i campi di periferia, gli spogliatoi, gli amici e soprattutto quella sensazione di appartenenza che chi ha praticato uno sport di squadra riconosce immediatamente.
Il romanzo riesce però a parlare anche a chi di calcio sa poco o nulla, perché dietro il pallone affiorano questioni molto più universali: che cosa rimane dei sogni dell’adolescenza? Quanto assomigliamo ancora alle persone che eravamo? E cosa accade quando un amore nato da ragazzi deve confrontarsi con le responsabilità, le abitudini e le disillusioni dell’età adulta?
Al centro della dimensione sentimentale troviamo Anna. Il rapporto tra lei e Marco attraversa gli anni e cambia insieme ai protagonisti, perdendo progressivamente l’innocenza degli inizi. Gennasi evita così di raccontare l’amore come un sentimento immobile e preferisce mostrarne le trasformazioni, le contraddizioni e le zone meno rassicuranti.
La struttura temporale contribuisce a dare movimento alla narrazione. Il presente dialoga continuamente con il passato e la finale mondiale dell’11 luglio 1982 ritorna più volte come un punto fermo intorno al quale ruotano ricordi e avvenimenti successivi. Lo stesso autore chiarisce che la sua esperienza calcistica è confluita nella costruzione di Marco, mentre la vicenda amorosa e diversi personaggi appartengono invece alla finzione narrativa. Interessante è anche la ricostruzione di un’Italia ormai lontana. Jukebox, motorini, bar, vacanze al mare, partite seguite davanti a un televisore e amicizie vissute senza la mediazione permanente di uno schermo restituiscono il sapore degli anni Ottanta senza trasformare il libro in una semplice operazione nostalgica. I dialetti e le espressioni regionali contribuiscono inoltre a caratterizzare personaggi e ambienti, conferendo alla narrazione una marcata dimensione popolare.
La scrittura di Gennasi è diretta, colloquiale e spesso ironica. Non rinuncia alle espressioni crude né al linguaggio degli spogliatoi, elementi coerenti con gli ambienti raccontati e con la voce del protagonista. Proprio l’ironia permette al romanzo di affrontare il passare del tempo evitando un eccesso di sentimentalismo: Marco osserva gli altri, ma soprattutto osserva se stesso, talvolta con indulgenza e altre volte con un sarcasmo che rivela quanto sia difficile fare veramente pace con ciò che si è diventati.
Rimane infine la scacchiera evocata dal titolo. La sua presenza acquista progressivamente significato, perché se nel calcio molte decisioni devono essere prese in una frazione di secondo, negli scacchi ogni mossa richiede di immaginare quella successiva dell’avversario. Nel libro il parallelismo viene esplicitato quando Marco riconosce le analogie tra il gioco e la vita e comprende quanto strategia, attesa e conseguenze abbiano finito per entrare anche nei suoi rapporti personali. È forse proprio nell’incontro tra queste due immagini che si trova la chiave del romanzo. Da ragazzi si vorrebbe affrontare l’esistenza come una partita di calcio: correre, rischiare, tentare il tiro e credere che ci sia sempre tempo per recuperare. Crescendo si scopre invece che alcune decisioni somigliano molto di più a una partita a scacchi e che una mossa, una volta compiuta, modifica inevitabilmente tutte quelle successive.
La mia partita a scacchi è quindi un romanzo sulla memoria prima ancora che sul calcio, una storia di formazione che prosegue ben oltre l’adolescenza e racconta quel momento in cui voltarsi indietro non significa necessariamente rimpiangere ciò che è stato, ma provare finalmente a comprenderlo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La mia partita a scacchi
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