Una prima edizione nel centenario 2015 dell’entrata dell’Italia nel primo conflitto mondiale, due successive, nel 2021 e l’anno scorso, per un’antologia della collana “La storia raccontata e illustrata”, delle Edizioni Gaspari di Udine, dal titolo La grande guerra italiana. Le battaglie (gennaio 2025, 256 pagine). Testi antologici coprono l’intero arco delle ostilità, a firma di validi storici e ricercatori: Giacomo Bollini, Paolo Gaspari, Paolo Pozzato, Nicola Persegati e Marco Pascoli (gli ultimi due anche curatori della pubblicazione). Si parte dai primi movimenti offensivi italiani del maggio 1915, per arrivare all’avanzata decisiva delle divisioni di Diaz, a fine ottobre 1918, dal Piave verso il confine alpino-carsico-giuliano dell’Impero austroungarico.
Nel classico, elegante formato album, 21x26 cm, di quella collana fittamente corredata di contenuti iconografici nel testo, in buona parte a colori, il volume propone una quantità d’immagini eccezionali, foto, disegni, documenti e cartine.
Diciannove i contributi in questo volume, monografie storiche che sviluppano cronologicamente i combattimenti sul fronte italo-austriaco. Sette sono a firma di Bollini, ricercatore bolognese del Museo interattivo di Redipuglia; cinque dello storico ed editore Gaspari; due di Pascoli, friulano direttore del Museo del 15-18 di Ragogna; uno di Persegati, studioso veronese della Grande Guerra sul Carso e Bainsizza; quattro di Pozzato, bassanese, tra i maggiori storici militari italiani.
Nel presentare la prima edizione, lo scomparso generale carrista Alberto Ficuciello metteva in risalto e lodava l’attivismo del “cantiere editoriale gasparino” sulla prima guerra, in continua innovazione. “Uno dei pochi ambiti culturali italiani” in cui si studia la storia militare, cercando di raccontarla con rigore scientifico inappuntabile e con largo ricorso a immagini fotografiche e mappe. Il linguaggio è scorrevole, aperto al grande pubblico. Questa pubblicazione è nata, in particolare, anche in concomitanza con il quarto Raduno Nazionale di Assoarma, ad Udine, nel 2015, con l’intento di onorare il soldato italiano e al tempo stesso contribuire alla conoscenza della storia militare della Grande Guerra. Nell’occasione, l’editore Gaspari accoglieva la proposta e rilanciava la posta, proponendo una nuova collana,
per rievocare aspetti salienti di quell’evento, che non soltanto cambiò l’assetto socio-politico dell’Europa, ma segnò l’inizio dell’ingresso delle masse popolari nella storia.
Intendeva trattare - come poi ha fatto assiduamente - anche testimonianze della mobilitazione sociale e produttiva, del protagonismo femminile e della coagulazione di una più salda coscienza nazionale sull’esempio del “sacrificio comune”.
Ecco tutte le battaglie, dunque, dall’alfa all’omega, nei quarantuno mesi di belligeranza in Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli tra il 24 maggio 1915 e il 4 novembre 1918. L’esercito italiano entrò nel conflitto con 4 divisioni di cavalleria e 35 di fanteria. Le altre potenze europee avevano aperto le ostilità con forze maggiori, in proporzione alla rispettiva grandezza: la Germania guglielmina con 11 divisioni di cavalleria e 87 di fanteria, l’Austria-Ungheria con 11 e 49, la Russia 36 e 114, la Francia 10 e 65. L’Impero britannico 2 e 6, impegnando all’inizio solo truppe di mestiere, ma si vide costretto a mobilitare grandi numeri di combattenti, partendo dall’arruolamento volontario. Da notare, in generale, la presenza massiccia di truppe montate, costrette molto presto anche loro a battersi in trincea, per l’efficacia inedita di armi devastanti, le mitragliatici e l’artiglieria a tiro rapido (shrapnel e granate dirompenti). L’atto finale è stata l’offensiva dal Grappa e dal Piave verso Vittorio Veneto, a separare due armate austroungariche, sorpassate e accerchiate, risultato di un piano strategico riuscito, il migliore mai congegnato dai nostri Comandi.
Poteva mancare una battaglia “tradita”, in un’intera nostra guerra considerata una vittoria “mutilata”, come la definì icasticamente D’Annunzio? Sì, i meriti del successo finale vennero riconosciuti ad altri soldati e ad altri fattori.
A inglesi e francesi piacque sentire sostenere ch’era era stato garantito solo dall’azione determinante delle loro divisioni, versione apprezzata tantissimo anche dagli austriaci, non costretti così ad ammettere d’essere stati sconfitti dagli odiati e sottovalutati italiani. Invece i numeri parlano. E smentiscono. Il Bollettino della Vittoria “Firmato Diaz” riporta che operarono 51 divisioni italiane, 3 britanniche, 2 francesi, 1 cecoslovacca e un simbolico reggimento Usa. E se due armate sul Piave vennero affidate per dovere di ospitalità al comando del generale inglese lord Cavan e del francese (corso) Graziani, erano formate in prevalenza da nostri fanti.
La storiografia austro-tedesca, inoltre, continua a insistere sugli ammutinamenti nell’esercito multinazionale, minato dall’autonomia delle Patrie etniche, riconosciuta dal giovane imperatore viennese Carlo. In realtà, non furono mai le truppe di prima linea a cedere - lo dimostrano le gravi perdite italiane per sfondare, tra il 24 e il 28 ottobre - semmai si sfaldarono i rincalzi e gli addetti alle retrovie, ma soltanto dopo il 30, perchè travolti da una brillante “manovra laterale” del gen. Caviglia. Pozzato sottolinea l’inseguimento delle armate sconfitte operato dalle divisioni di cavalleria montate e da truppe celeri (ciclisti, motociclisti, autoblindo), con il sostegno dell’aviazione. Un primo esempio di cooperazione tra reparti in rapido movimento a terra e velivoli nell’aria, rimasto purtroppo misconosciuto. È la tattica che assicurerà il successo della Blitzkrieg tedesca nel 1939-40, già messa in atto dai cavalleggeri e aviatori italiani nelle pianure venete-friulane. Il bottino di 49.200 prigionieri, 3.500 quadrupedi, 322 cannoni, 628 mitragliatrici, 27.900 fucili e 3 treni completi, consolidato in pochi giorni dalle nostre 4 divisioni di cavalleria, è una prova più che attendibile.
- Autore: Autori Vari
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La grande guerra italiana. Le battaglie
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