Quando si è verificata la strage nazifascista nell’Astigiano, mancavano solo una quarantina di giorni alla fine della guerra. Luigi Conrado aveva otto anni nel 1945, è sopravvissuto e nel 2008 ha raccontato a Carlo Bosco quel drammatico e poco noto episodio. Dalla sua testimonianza, lucida e coinvolgente, il ricercatore di Gassino Torinese, grafico e appassionato di storia del territorio tra il Po e il Monferrato in Piemonte, ha tratto l’ispirazione per un romanzo-documento, La collina si tinse di rosso. A ricordo dell’eccidio della cascina Baudina. Berzano di San Pietro 15 marzo 1945, per i tipi della Tipografia Editrice Baima-Ronchetti di Castellamonte-Torino (febbraio 2025, 176 pagine).
Impressionato dal racconto di Gino e incuriosito dalle scarse notizie sull’evento doloroso (come tanti nel Nord controllato da tedeschi e teatro della Resistenza partigiana), Carlo ha voluto liberamente trarre la rievocazione di fantasia “di un’immaginaria quotidianità” nei giorni precedenti e proporre una ricostruzione drammatica dell’azione criminale dei rastrellatori, militari tedeschi e fascisti della Brigata Nera di Chivasso. Fatti e personaggi del libro sono ricreati ai fini dello sviluppo narrativo e quindi da ritenersi frutto d’immaginazione. Non così l’episodio storico in sé, riassunto dall’autore.
Nei primi di marzo del 1945, il cascinale - nel romanzo è chiamato “della Fornarina” - viene raggiunto da una decina di partigiani del Gruppo Diavoli Rossi, parte probabilmente del Battaglione Romolo, 19esima Brigata Garibaldi, di base ad Albugnano, poco distante da Berzano. Un rastrellamento aveva disperso i resistenti in bande isolate, che cercavano rifugio nei casolari più isolati delle colline, in attesa di convergere su Torino per la liberazione, all’avanzata delle forze alleate, ormai imminente. La Baudina è una cascina remota, al confine tra i Comuni di Berzano e Casalborgone, non facile da raggiungere, avvolta da boschi fitti. Un fabbricato diviso in tre abitazioni, dei cugini Fornasero. Il lato ovest è abitato da Candida e dal marito Emilio Conrado, con i figlioletti Luigi e Velina, sei anni. La parte centrale appartiene a Evasio, residente a Torino, con la moglie Pierina e il figlio Umberto. L’ala orientale è occupata da Giuseppe, sposato con Paolina e padre di Clorinda e Pierino, ventuno e diciassette anni.
Le tre famiglie mettono stalle e fienili a disposizione dei giovani resistenti, condividendo quotidianamente pane, polenta e poco altro, pur consapevoli del pericolo, visti i bandi severissimi che il Comando nazista faceva osservare spietatamente. I partigiani, in cambio, si prestano a dare una mano nei lavori in campagna. Due uomini di guardia per volta, controllano le carrozzabili a fondovalle.
Finché, all’alba del 15 marzo...
Intorno alle sei, un’autocolonna nazifascista risale a fari spenti il ripido tratturo. Le vedette si accorgono troppo tardi del pericolo e questo nega ogni possibilità di fuga. I partigiani non si arrendono, tentano una difesa disperata e colpiscono due tedeschi, ma il numero soverchiante degli assalitori ha la meglio. Tre difensori vengono abbattuti: il diciannovenne Giuseppe Farardo, di Arzignano (VI); Venanzio Lo Piccolo (Munzio), palermitano, 23 anni; Moise Di Salvo, da Conca della Campania (CE), 24 anni.
La furia omicida si rivolge a quel punto ai civili, accusati di aver dato asilo ai “ribelli”. Evasio Fornasero, 45 anni, viene crivellato. Poi tocca al diciassettenne Pierino, il più giovane dei martiri della Baudina. Nonostante le braccia alzate, è falciato da raffiche di mitra. La sorella Clorinda, ventunenne, è investita dallo scoppio di una bomba a mano, mentre cerca di mettere in salvo un apparecchio radiofonico.
Il reparto dilaga nelle abitazioni. In quella di Conrado, un partigiano, Camillo Bivanti da Mazzè (TO), 19 anni, tenta la fuga cercando di risalire la canna fumaria del camino. Una bomba incendiaria provoca la morte atroce. Nei locali, scovano Emilio - in queste pagine è chiamato Censino - nascosto con i suoi in uno scantinato. Sotto la minaccia delle armi fumanti, costringono tutti a raggiungere l’aia all’aperto. Col figlio in braccio, Conrado esce per primo. Appena fuori casa, un soldato strattona il piccolo Luigi - Bosco lo chiama Riccardo - e lo risospinge all’interno, insieme alla sorellina. Possono ugualmente vedere il padre trucidato da una sventagliata sulla terra battuta.
Prima di allontanarsi, “le belve” danno tutto alle fiamme, non risparmiando i fienili. Edoardo Gallina nota il fumo dalla sua cascina nel territorio di Casalborgone, a meno di un chilometro in linea d’aria. Si avvicina nel tentativo di portare soccorso, ma il movimento viene notato da una pattuglia a fondovalle. Da un fucile di precisione parte un colpo secco. Il generoso contadino chiude il conto delle vittime di quella mattina di marzo del ’45.
Nel dopoguerra, il processo ai militi della Brigata Nera chivassese si concluse con cinque condanne a morte, una a sedici anni e venti assoluzioni, diciotto delle quali per l’amnistia “Togliatti”. Tra i condannati alla fucilazione alla schiena, il capo del reparto riuscì a sottrarsi riparando all’estero e rifacendosi una vita. Comunque, nessuna delle sentenze venne eseguita, per via di successivi e solleciti provvedimenti di grazia.
L’ANPI continua a ricordare stragi come quella della Baudina per onorare i caduti e tenere viva la memoria della Resistenza. Il romanzo di Carlo Bosco ha contribuito a portare alla luce questa storia. Gino ’d la Baudina è morto nel 2022.
- Autore: Carlo Bosco
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La collina si tinse di rosso. A ricordo dell’eccidio della cascina Baudina. Berzano di San Pietro, 15 marzo 1945
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