Un volume nero nero. Una copertina scura scura, con sei teschi grigi incastonati su grottesche opache e tantissimi altri, ghignanti, nei risguardi. Se la paura non vi attanaglia e il macabro vi attrae, non avrete altro libro che questo, il primo per Newton Compton della “ragazza con un debole per i cadaveri”, la bresciana Sara Di Furia, insegnante e già autrice di urban fantasy. Stavolta, di genere goticissimo, La città delle anime sepolte. Il mondo è capovolto, i vivi sono sotto terra i morti sopra è un horror storico della collana Nuova Narrativa della casa editrice romana (dicembre 2025, 288 pagine).
Napoli, ’o paese d’o sole? La figurate rumorosa e colorata nelle giornate più limpide, con il Vesuvio a fare da quinta di un palcoscenico in cui mare, palazzi e cielo recitano da protagonisti? Dimenticate tutto. Lasciate ogni speranza di luce o voi ch’entrate nelle pagine tetre di questa vicenda livida, catacombale. È sapientemente narrata da una scrittrice attratta da tutto ciò che fa orrore, repulsione, raccapriccio ed è pure in stato avanzato di decomposizione.
Inverno 1769, le tombe si svuotano, le ossa affiorano. È la resurrezione dei morti? Si realizza la profezia dell’Apocalisse? I viventi si rintanano nel sottosuolo, per sfuggire all’imminente giudizio. La mattina del 7 dicembre, il tanfo di morte è più forte del solito nel cimitero di Santa Maria del Popolo, camposanto delle trecentosessantasei fosse. Non è normale, non con il freddo. Troppo pesante e penetrante anche per un becchino esperto come Serafino Boccafingo. La nebbia copre tutto, ma uno scricchiolio sotto le suole lo spinge a guardare a terra. Frammenti di resti umani, denti, costole, teschi scarnificati, brandelli di carne in putrefazione, ciocche di capelli, arti e lembi di abiti divorati dal tempo e dall’umidità. Ricoprono il terreno attorno.
La bruma si dissipa. È un mare d’ossa. I cadaveri, gettati nelle fosse comuni nel corso degli anni, giacciono uno sull’altro all’aperto, più o meno scheletrizzati. I tombini di pietra lavica grigia - uno per ogni giorno dell’anno, come una sorta di scacchiera del tempo - sono spostati, accanto al pozzo che sigillavano. Frate Bastiano viene svegliato in piena notte dal superiore della Compagnia dei Bianchi della Giustizia, religiosi che si occupano della detenzione, esecuzione e dopo morte dei condannati alla pena capitale. Per inciso, il trentenne domenicano è affetto da nanismo. Non un suo organo o arto è regolare, a parte il cervello lucidissimo. Gli hanno affiancato un novizio, Michele, in convento da un paio d’anni, uno scugnizzo, un mariuolo, refrattario alla disciplina ma intelligente.
Il brigadiere Guido Tucci ha chiesto di Bastiano. Sono cresciuti insieme in orfanotrofio, buoni amici fin da bambini. È tra i funzionari di giustizia del re più alti in grado, dev’essere per qualche ragione gravissima se ha raggiunto a quell’ora l’Oratorio dei Bianchi. Vuole metterli al corrente di quanto sta accadendo. Bastiano conosce bene il brigadiere, non gli sfugge ch’è scosso dalla paura.
Le sepolture sono stati violate: cimiteri, tombe nelle chiese, cappelle. Sparsi ovunque cadaveri o ciò che ne rimane. La botola della fossa comune nella chiesa del Carmine Maggiore e quella in Santa Maria delle Anime del Purgatorio sono divelte. I corpi giacciono attorno al pozzo in cui erano stati gettati. Nel putridarium di Sant’Agostino alla Zecca, dalla cripta di Sant’Anna dei Lombardi e di Santa Maria Antesaecula sono scomparsi i corpi posti a decomporsi sui colatoi, a cura dei monaci. Nel sepolcreto delle trecentosessantasei fosse, tutti gli ipogei sono dischiusi e i resti esposti all’aria, uno sull’altro, sotto il cielo di Napoli. Chissà in quanti altri luoghi può essere accaduto lo stesso. Il peggio è che i morti, qualcuno li ha visti. Alcuni in città giurano di avere scorto i defunti girovagare in carne e ossa per i vicoli. Testimonianze di avvistamenti inspiegabili si sono moltiplicate col passare delle ore. È la fine del mondo?
Suonerà la tromba e i morti risorgeranno incorrotti.
(Nuovo Testamento, Paolo ai Corinzi)
Sappiano i lettori, prima di lasciare questa recensione per fare propria fisicamente o digitalmente una copia del romanzo - travolti dalla curiosità per il contenuto orrorifico - che in giro per Napoli cominciano pure ad essere rinvenuti cadaveri al contrario freschissimi, tutti con il cuore asportato dal petto e una pedina della tombola incassata nella gabbia toracica. Il primo è di una prostituta, in una locanda, senza panni e supina sopra un letto intriso di sangue. Nel suo caso, il numero è il 21, “’a femmena annura” (la donna nuda), secondo la Smorfia napoletana. E prima, nel putridarium vuoto, Guido, Battista e Michele hanno già visto un altro numero della tombola, 69, “sott’e ’ncoppa”, sottosopra.
Per gli appassionati abbiamo già detto quanto basta ad assicurare le fortune di questo titolo, ma si sappia che i contenuti sono ancora più ricchi e interessanti. Un libro davvero unico, alla fine nemmeno tanto lugubre, nonostante l’argomento... Gran bel lavoro, quello di Sara.
La Compagnia dei Bianchi, fondata nel 1430 da san Giacomo della Marcasi, assisteva spiritualmente i condannati a morte. Pregavano per loro, li accompagnavano al patibolo, curavano le ultime volontà e li seppellivano in terra consacrata. I confratelli erano noti come “Bianchi”, dal colore di vesti e cappucci conici. Dal chiostro di San Pietro ad Aram, la Compagnia si trasferì nel 1524 nel complesso ospedaliero-religioso degli Incurabili, in un proprio oratorio barocco, la Cappella dei Giustiziati, nel vico Bianchi allo Spirito Santo, tra via Toledo e i Quartieri Spagnoli.
- Autore: Sara Di Furia
- Genere: Horror e Gotico
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788822790743
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La città delle anime sepolte
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