In tanti anni di letture e di trasferte nella capitale, non ho mai incontrato un “medaglione” di Roma più azzeccato e condivisibile. Da applausi, quello proposto da un diplomatico romanziere, Edoardo Crisafulli, in un thriller, L’ombra della sindone, apparso all’inizio dell’estate nelle collane narrative Vallecchi (Firenze, luglio 2025, 466 pagine), con qualche illustrazione in bianconero nel testo di Sarra Yessenbay.
La vicenda è concentrata in una dozzina di giorni, dal 1 al 12 aprile 2017, ampia però, corale, un intrigo internazionale in un contesto di fede - religioni abramitiche - sviluppata con dedizione e sentimento, attenzione e discernimento, competenza socio-politica e conoscenza della materia religiosa. Edoardo (Teddy) Crisafulli, riminese (1964) di madre anglo-irlandese e padre di origine siciliana per metà ungherese-tedesco, è addetto culturale del Ministero degli Affari Esteri dal 2001. Dirige dal 2020 l’Istituto Italiano di Cultura a Kiev, dopo Haifa, Damasco e Beirut. Certo che per un verso, dove arriva in servizio si combatte sempre, per un altro conosce profondamente i luoghi biblici nel Medioriente di cui parla. Laurea in lingue e letterature straniere a Urbino, linguistica a Birmingham, italianistica e teoria della traduzione più dottorato a Dublino. Ha insegnato lingua e cultura italiana in Irlanda, Arabia Saudita e a Manchester. Vanta quattro testi, pubblicati da Vallecchi, e altri saggi accademici in vari ambiti disciplinari. Esordio narrativo nel 2016, con la raccolta La Kamikaze e altri racconti del passaggio. Si deve alle figlie se ha cominciato a lavorare al progetto di questo romanzo, nel 2017, una storia ricca di spunti, di contenuti e di echi culturali, ti prende subito e poi è un thriller... te credo, sette omicidi!
Conosce, padroneggia e venera la Città Eterna, “solare d’aspetto, ombrosa nell’anima...”, il suo è un vero inno a Roma (per quanto meno roboante di quello musicato da Puccini), un omaggio intelligente e appassionato, da innamorato perso dell’Urbe tiberina. Non è “banalmente bella”, ma seducente e sensuale, scrive. Anna Magnani le presta un volto, un corpo, tanto fascino: sfiorisce, senza mai appassire.
Ciuffi grigi nella zazzera scompigliata, palpebre appesantite dall’ombretto, trucco che si scioglie sotto occhi vibranti… Talora ridi sguaiatamente e ancheggi, sbracata. Talaltra interpreti con eleganza la prefica al funerale. C’è chi ti prenderebbe a ceffoni e chi ti trova irresistibile... Passi dall’abulia al cinismo mordace. Compresa nel tuo ruolo al pari di un’attrice di teatro, sei fatalista nel cuore ma solare in volto.
Un villaggio di pastori, fondato sulle rive del Tevere 783 anni prima di Cristo, ingrandito da straccioni, vagabonde e prostitute, è il “bruco trasformatosi in farfalla”. Dalla crisalide è uscita una città fastosa e affascinante, d’identità trinitaria: capitale cosmopolita del paganesimo, culla della comunità ebraica occidentale più antica, nido della Chiesa di Cristo. Tutto bello, tutto bene, ma il thriller?
Hanno soffocato un frate in Vaticano... “Ammazza, però!", scappa di bocca a Veronica Pozzi, davanti al direttore. Laureata in lettere, è giornalista. Ha trentasette anni, è di nuovo single ma con figlia a carico ed ex marito ancora in giro, eterno Peter Pan, sempre al di sotto delle aspettative e delle responsabilità. Il caso di cronaca nera, di cui il sommo capo la sta mettendo al corrente, sembra apparentemente banale, fresco fresco il 1 primo aprile 2017, però i personaggi coinvolti lo rendono un pasticcio che potrebbe nascondere tanto ma tanto di più. Un francescano, grande studioso del Sacro Sudario, soffocato crudelmente nella sua abitazione, nell’enclave extraterritoriale della Santa Sede. Movente, un furtarello. Già fermato l’uomo che l’accudiva, un filippino. Aveva accennato a tentare la fuga.
Gendarmeria, Polizia italiana e Procura hanno tutta l’aria di voler chiudere in fretta e dimenticare. Ma il direttore annusa qualcosa di forte, sotto c’è di più. Il religioso era uno dei massimi sindonologi internazionali. Sì, la sindone, il lenzuolo che avrebbe coperto il corpo di Gesù, deposto dalla croce sul Golgota e chiuso in un sepolcro, a Gerusalemme. Prima di risorgere, la mattina di Pasqua del 33 d.C. Il Sacro Lino è conservato a Torino: il cadavere straziato rimase al massimo trentasei ore nel lenzuolo. L’unica spiegazione scientifica della comparsa dell’immagine - se autentica - è che fra la trentesima e la trentaseiesima ora di permanenza nella tomba, sia balenata una luce accecante e radioattiva, solo fenomeno capace di determinare l’effetto del negativo fotografico. Ai misteri disseminati e seguiti da Crisafulli nella trama, vanno aggiunti quelli relativi alla sindone di Torino: come si è formata l’immagine dell’uomo? Com’è arrivata alla prima ostensione a Lirey nel 1353, una reliquia ignota fino al XIV secolo? Perché la Chiesa cattolica non la dichiara autentica, considerati i vantaggi che potrebbe ricavare?
Due millenni dopo, mica basta poi un cadavere. A frate Malatesta si aggiunge una giovane suora laica, Maria Grazia Portinari. Andava dicendo d’essere la domestica del francescano. Di ritorno da un viaggio in Terrasanta, aveva dato segni di squilibrio. Millantava conoscenze altolocate, “il tal cardinale... questo.... quello”, sosteneva d’essersi addirittura intrufolata nella camera del papa, di aver letto le sue carte segrete. Nessuno se la sentiva di denunciarla, ma nessuno l’avrebbe presa sul serio, non fosse per il modo in cui è morta, vicino alla stazione Termini. L’assassino è un profugo, in Siria era un chirurgo, ora è un malato di mente. L’hanno beccato che vagava coperto di sangue, capelli impiastricciati. L’ha sgozzata e tagliata con un bisturi. Però, un colpevole “telefonato”, un altro bersaglio troppo facile...
- Autore: Edoardo Crisafulli
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Vallecchi
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’ombra della sindone
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