“Sfincia”, che sarà mai? E “putia”? Titolo e primo rigo del romanzo di Maurizio Cucuzza, L’enigma della sfincia, pongono subito due interrogativi. Prima di rispondere, bisogna fare i complimenti all’autore di questo thriller, distinto da una cadenza musicale come la passione coltivata da chi lo ha scritto, per la collana “SiciliaNiura”, Algra Editore (Viagrande Catania, febbraio 2025, 400 pagine).
Maurizio vive a Palermo, dov’è nato nel 1957. Ha trascorso i successivi diciotto anni a Milano, con le prime esperienze in campo musicale, coltivando la passione per il basso elettrico. Autodidatta convinto e per necessità, ha esplorato territori musicali non troppo convenzionali e composto più di cento canzoni di generi diversi. Amante delle contaminazioni, ha fondato con la compagna di vita e di lavoro il gruppo Nuclearte. Appassionato di letteratura gialla, è al secondo romanzo, dopo Ti vitti (Algra, 2021).
Dice d’avere voluto giocare ancora una volta con il doppio senso, dopo il titolo d’esordio, che coniugava due significati: “Ti ho visto” in siciliano e il bel gioco di carte popolare, nonno Cocò glielo faceva sempre vincere. Aggiunge che se il mistero della sfincia ricorda quello della sfinge, l’essere mitologico non c’entra niente, assonanza a parte, per quanto gli enigmi restino una sfida con la mente, alla ricerca del significato vero.
Ogni enigma mostra sempre un lato fragile dell’animo umano, quando si perde per paura, quando è devastato da un dolore dilaniante, quando commette un crimine contro il suo simile, come l’omicidio più o meno premeditato.
Chi legge queste righe e non mastica il vernacolo siculo fremerà dalla curiosità di sapere. Perciò non meniamo troppo il “cani” per l’aia e sciogliamo l’arcano: la sfincia è un dolce tipico siciliano (si consuma per tradizione a San Giuseppe, ma si trova sempre) e “putia” sta per bottega. “Niura” vuol dire nera: Sicilia nera o noir, se preferite, per quanto Sicilia Noir non abbia il fascino della denominazione in dialetto stretto della collana poliziesco-isolana dell’editore etneo Alfio Grasso.
Non a caso, è proprio in una vigilia del 19 marzo (ricorrenza del santo falegname e padre putativo di Gesù, celebrata alla grande a Palermo), che si consuma il delitto iniziale, primo motore dell’intreccio giallo narrato. La sera del 16 marzo, Bartolo Cannata si avvia verso casa, dopo aver chiuso la sua pasticceria, una putia piccola piccola ma vero eden di prelibatezze dolciarie artigianali. Discende da quel Domenico che azzardò il ricorso a ricotta e canditi d’arancia per farcire la tradizionale frittella, in aggiunta alla granella di pistacchio. Fedele alla ricetta avita, il Cannata contemporaneo si rifiuta di abbellire con una ciliegina la sommità della deliziosa sfincia. Si attiene rigorosamente alle indicazioni dell’antenato. Che della trasgressione si macchi pure il principale e non distante concorrente Gaetano Pecoraro.
Non solo quel rivale manomette le ricette della tradizione e gli contende i clienti, ha pure dato lavoro a quella “cosa tinta” ch’è Stefano Bellavia, ex socio del laboratorio Cannata cacciato per degli ammanchi in cassa (era indebitato fino al collo per le scommesse sui cavalli). Chissà se poi Bartolo è arrivato a casa o no, quel ch’è certo è che è finito in Questura, in stato di fermo. Cosa lo ha mandato ai ferri? Il sospetto di avere avvelenato Stefano, trovato in casa con un pezzo di sfincia parzialmente masticato in bocca. Non è stata presa in considerazione l’evenienza che possa essersi soffocato accidentalmente. Pare che testimoni li avessero sentiti litigare e che siano volate minacce pesanti di Bartolo.
È quello che un preoccupato Carmelino Cannata riferisce all’insegnante di musica di cui è l’allievo preferito, tanto a scuola che nel quartetto dei quattro apocalittici. Il prof è Maurizio Trovato. E qui occorre fare una pausa, non a effetto, ma per un’ulteriore spiegazione doverosa. Si tratta del protagonista già del primo romanzo della sua serie, sopra citato. Insegna basso elettrico e musica d’insieme, ama i gialli, si ritrova invischiato-indagante-solutore di casi polizieschi palermitani, misteri e omicidi. Sarà così anche stavolta, in questo crime saporito, addolcito con la ricotta al limone dalla mano-penna-tastiera di un criminofilo palermitano.
Un Trovato convinto dalla sincerità di Carmelino dell’innocenza dello zio viene informato dall’amico di sempre, il vice questore Giuliano Botta, sui particolari accertati dalla Polizia. La sfincia in bocca è di dominio pubblico, ma sul tavolo era poggiata una guantiera di sfince, made in Cannata. A Bartolo toccherà restare dietro le sbarre almeno fino agli esiti dell’autopsia, su questo non ci piove. Se poi dovesse avere ragione il ragazzo, occorrerebbe mettersi sulle tracce del vero assassino; in pratica Trovato si ritroverebbe a fare di nuovo il Marlowe sotto il Monte Pellegrino.
Il Maurizio di carta insegna musica, il Maurizio in carne e ossa arde per la musica e la pratica. A Trovato garba tanto venire a capo di enigmi e polizieschi, a Cucuzza piace divorare gialli d’ogni sorta. Qualche somiglianza tra i due? Parecchie, da non distinguere l’uno dall’altro, se vogliamo, in una sinergia virtuosa, tinta di giallo-nero, addolcita da squisitezze pasticcere e condita di tanta sicilianità, oltre a grandi piatti di pasta, al pane di Monreale, a vinelli genuini ma traditori. Un bicchiere tira l’altro, per buttare giù caciocavalli stagionati e acciughe salate.
Qua, rivelazioni non se ne fanno, ma che ne dici, Maurizio Cucuzza, non ci starebbe bene anche qualche “picciuttella” che fa perdere ’o suonno e ’a fantasia? (vai a dirlo in siciliano, boh?). Sì che ci starebbe... infatti, ci sta.
- Autore: Maurizio Cucuzza
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788893417822
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’enigma della sfincia
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