La storia di Isabella Morra è pressoché identica a quella delle tante, troppe ragazze che oggi riempiono le pagine dei giornali e le trasmissioni televisive come vittime di femminicidio, un termine di nuovo conio che indica l’assassinio di donne per mano di uomini, spesso mariti, fidanzati o compagni, prepotenti, maschilisti e prevaricatori.
Isabella, nata e vissuta in Basilicata nel XVI secolo, era una fine e prodigiosa poetessa che ebbe la iattura di nascere e restare intrappolata nella famiglia sbagliata: ecco la sua struggente storia.
Isabella Morra: vita, famiglia e ambiente
Figlia di Giovan Michele e di Luisa Brancaccio, Isabella Morra nasce intorno al 1520 a Favale, oggi Valsinni, in Basilicata. Terzogenita di otto figli, i suoi fratelli maggiori sono Marcantonio e Scipione, i minori Decio, Camillo, Fabio e Cesare, mentre l’unica sorella si chiama Porzia.
Nell’epoca in cui le grandi potenze di Francia e Spagna si contendono il Regno di Napoli, proprio la politica si intreccia alle vicende familiari dei Morra segnandole profondamente. Quando l’esercito francese guidato da Odet de Foix, conte di Lautrec, invade la Basilicata, venendo meno alla fedeltà che avrebbe dovuto agli spagnoli, Gian Michele si schiera con l’esercito di Carlo V, che però viene sconfitto.
Il barone è costretto all’esilio in Francia insieme al figlio Scipione: il primo diventa regio consigliere e poeta di corte, il secondo segretario della regina Caterina De Medici, e comunque nessuno dei due fa mai ritorno in patria. Isabella, intanto, se ne sta rinchiusa nel vecchio castello di Favale, dove i fratelli l’hanno praticamente imprigionata.
Isabella Morra: la prigionia e la poesia come consolazione
Mentre fuori infuria la battaglia e il destino di alcuni familiari si compie volgendo al meglio, la povera Isabella si trova rinchiusa nell’antico castello di Favale per volere dei fratelli. Fra le mura poderose e tetre della vetusta fortezza, pian piano la bellezza e la gaiezza lasciano il posto a un precoce sciuparsi e alla malinconia.
Purtroppo la ragazza paga pesantemente la condizione di donna in un’epoca nella quale il sesso femminile conta poco o nulla, e quella di meridionale, essendo nata e cresciuta in un ambiente oggettivamente arretrato, del tutto diverso e lontano da quello colto e fiorente di Napoli, capitale del regno. La fanciulla non ha la possibilità di uscire e trascorre la vita guardando la valle circostante dalle grate delle finestre con l’unica ma grande consolazione della poesia.
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L’infelice Isabella affida pensieri, segreti e timori alla poesia. Formatasi sui classici e principalmente su Petrarca, della Morra ci restano 13 componimenti incentrati soprattutto sulla tematica della prigionia, nonché sull’odio per i conterranei, definiti “gente irrazionale e priva di ingegno”, e la nostalgia per il padre lontano, di cui l’autrice aspetterà invano il ritorno.
Ampio spazio trova anche l’amore per la natura, principalmente quella aspra e selvaggia del territorio nel quale abita, che nella solitudine all’interno del maniero diventa anch’essa un’interlocutrice a cui confidare riflessioni e preoccupazioni. Alcune delle poesie più belle sono dedicate al fiume Sinni, le cui acque si ingrossano, scrive in un celebre verso, delle sue lacrime:
m’accrebber si mentre fu viva, no gli occhi no, ma i fiumi d’Isabella.
Un altro tema molto sentito è quello della Fortuna: ad essa, matrigna e malevola, Isabella addossa la colpa del suo infelice destino.
Per gli argomenti trattati e la sensibilità che dimostra, la maggior parte della critica considera la Morra una pioniera del Romanticismo.
Recensione del libro
Rime
di Isabella Morra
L’assassinio di Isabella Morra
Proprio quando Isabella trova pace nella religione cristiana e nell’amicizia con il poeta Diego Sandoval De Castro, barone di Bollita, ecco che il misfatto si compie.
I malevoli insinuano che fra i due non ci sia solo un innocente scambio di lettere, bensì una vera e propria relazione sentimentale; Sandoval è sposato con Antonia Caracciolo e ha tre figli, pertanto l’onta non può restare impunita. La voce giunge alle orecchie di Decio, Fabio e Cesare, che decidono di lavare l’infamia con il sangue, tanto più che il nobiluomo è spagnolo invece loro sono filofrancesi.
Nell’autunno del 1545 i tre uccidono, strangolandolo, Torquato, il pedagogo della sorella, dopodiché, probabilmente nella sala delle armi, pugnalano a morte quest’ultima. Subito dopo è la volta di Sandoval, assassinato da tre colpi di archibugio mentre si trova nel bosco di Noia.
Il corpo della Morra non è mai stato ritrovato e da qui la fioritura di storie e leggende sul suo fantasma, che secondo alcuni vagherebbe ancora tra le sale del castello e per le vie del piccolo borgo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Chi era Isabella Morra, la poetessa pioniera del Romanticismo vittima di femminicidio
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Troppe storie dimostrano che gli uomini sono quella parte maledetta della razza umana e purtroppo, mi sa, che questi disgraziati frustrati e prepotenti ci distruggeranno il mondo. E Dio non esiste neanche.... povere noi, in che mondo pazzo che ci è capitato di vivere....