Negli anni cinquanta Arnold Zweig rivendicò il suo libro Il ritorno di Isaak De Vriendt come il primo romanzo storico sullo Stato di Israele, scritto in Germania in un’epoca in cui il nazionalsocialismo era ovunque in ascesa e tutti sapevano quello che si stava abbattendo sugli ebrei. Ovunque venga pubblicato, è un’opera che suscita interesse e dibattito politico sulle tensioni mediorientali del Novecento, ed è un romanzo che sarebbe potuto essere stato scritto oggi.
Una trama poliziesca è il cuore de Il ritorno di Isaak De Vriendt (L’orma Editore, 2025, traduzione di Eusebio Trabucchi), che diviene alla lettura un saggio politico. Arnold Zweig, figlio di un tappezziere ebreo, nacque nel 1887 e studiò letteratura e cultura tedesca, lingue moderne, filosofia e psicologia. Prima marxista e poi pacifista, lo divenne dopo la sua esperienza durante la Prima Guerra Mondiale, e venne influenzato dalle opere di Nietzsche e Freud, del quale diverrà amico. Fu costretto a lasciare la Germania per sfuggire ai nazisti e rimase in Palestina fino al 1948. Scettico del progetto sionista, dopo il 1948 si stabilì nella Germania dell’Est, di cui divenne una figura culturale di primo piano. Ha ricevuto nel corso della sua vita numerosi premi, tra cui il Premio Lenin per la Pace dell’URSS per i suoi romanzi contro la guerra. Morì nel 1968 a Berlino.
Pubblicato nel 1932, Zweig, ebreo europeo esiliato in Palestina, si ispirò a un attentato politico che sconvolse la città di Gerusalemme, nel quale per mano ignota venne ucciso il poeta e uomo politico J.I. De Haan. La sua passionalità senza freni, scriverà l’autore, lo rendeva il candidato ideale per incarnare la figura di grande antagonista e per ribadire che l’esaltazione della violenza in un Paese può diventare contagiosa, incoraggiando chi non trova altra via d’uscita verso l’assassinio di chi ha un’opinione diversa. Negli anni del suo esilio, non smise mai di interrogarsi sul sionismo e sul futuro del popolo ebraico: un intellettuale isolato come lo sarà il protagonista della storia.
Gerusalemme, luglio 1929; in quei giorni infuriava la contesa per il Muro del pianto, una battaglia da parte ebraica e araba, “capace di infiammare il fanatismo religioso di entrambi i gruppi”. Lolard B. Irmin, l’uomo più importante dei servizi segreti della Giudea, fumatore di pipa, occhi azzurri e baffi biondi rossicci, era da cinque anni a Gerusalemme e rifletteva che solo un pazzo avrebbe trascorso tutto quel tempo in quella città abbandonata da Dio, senza acqua, senza alberi, senza pace, dove si sentiva parlare tre lingue, inglese, ebraico, arabo, e si assisteva a contese tra britannici, ebrei, arabi, tra battezzati, musulmani e protestanti, tutti i popoli che la torre di Babele aveva separato. Erano tempi difficili per la sua Inghilterra, che lottava non solo lì ma anche lontano per mantenere il possesso dell’India, con le mitragliatrici contro i manifestanti. Per far politica, pensò, occorreva molta saggezza, e l’Inghilterra sembrava trovarsi a un punto morto, dopo aver fatto promesse agli ebrei, agli arabi e al mondo intero, e con i sionisti che avevano ricevuto la promessa di poter trasformare la Palestina nella loro patria.
Irmin in quelle ore verrà a conoscenza dell’intenzione dell’uccisione di un ebreo: poteva essere la scintilla per far esplodere la polveriera. Era un suo amico legato a un giovane arabo, un legame non visto bene, forse una vendetta da parte della famiglia del ragazzo, in una città che si prestava con le sue strette strade e i suoi cunicoli a far sparire una persona. Ma c’era anche dell’altro. Iaak De Vriendt, poeta e politico omosessuale, un israelita olandese emarginato, uno dei capi spirituali degli ebrei giunti in Terra Santa, era un accanito oppositore dei sionisti; un uomo con il quale Irmin amava discutere, conversare e giocare a scacchi. Un combattente e zelante difensore dello spirito della Torah, che amava i ragazzi, una passione maledetta!
De Vriendt era al tempo stesso un europeo e un orientale, un uomo dal pensiero audace e dalle azioni coerenti, profondamente solo, senza alcun alleato, che non temeva il discredito quando agiva secondo le proprie convinzioni [...] quel coraggio controcorrente era qualcosa di notevole.
Con il rabbino Zadok Seligmann aveva presentato un memoriale all’amministrazione britannica per porre fine al ruolo dei sionisti come rappresentanti del popolo ebraico e inaugurare una nuova era di politica ebraica in Terra Santa. Si era attirato così il disprezzo dei dirigenti sionisti che vedevano in lui un traditore, un sabotatore al loro progetto politico: quello di trasformare paludi malariche in campi di grano, terreno sabbioso in aranceti, sentieri di fango in strade asfaltate, una silenziosa forza d’assalto contro la resistenza degli arabi e contro la politica inglese, che sembrava più favorevole alle rivendicazioni arabe. E sognavano di conquistare, anche con la violenza, la Transgiordania, dove era sepolto Mosè e le ossa dei loro antenati.
Irmin esortò l’amico a lasciare Gerusalemme, perché mai nessuno aveva neppure sognato di ledere i diritti dell’organizzazione sionista. De Vriendt verrà ucciso in strada, colpito alle spalle con tre colpi di pistola: un omicidio politico dalle conseguenze incalcolabili.
Era come una partita a scacchi: gli arabi, di fronte all’assassinio di un avversario propenso al dialogo, avrebbero inasprito la loro posizione e a ragione, e i sionisti che avrebbero respinto con veemenza l’accusa che tra le loro fila si annidasse un assassino.
Un focolaio pronto ad esplodere, un assassinio politico all’interno della loro stessa comunità, con il quale il nostro autore voleva ricordare il poeta Jacob-Israel de Haan; come molti anni dopo sarà l’assassinio di Yitzhak Rabin, la sera del 4 novembre 1995, soldato, politico e uomo di pace di una terra singolare, una striscia di terra tra Occidente e Oriente, impresso nella Storia dell’umanità non per le arti, né per la scienza ma soltanto per la religione, di un Paese in cui rabbia, odio e speranza convivono e combattono ancora oggi.
Il ritorno di Isaak De Vriendt è un libro che lascia un’impressione profonda.
- Autore: Arnold Zweig
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il ritorno di Isaak De Vriendt. Intrigo a Gerusalemme
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