- Autore: Valentino De Carlo (a cura di)
- Genere: Raccolte di racconti
Nella storia della fantascienza esistono libri che hanno segnato un’epoca, diventando opere di culto per gli appassionati e, per quanto riguarda la nostra realtà editoriale, Il pianeta Hellzapoppin. Antologia dell’umorismo e della satira nella fantascienza, curata da Valentino De Carlo, appartiene senza dubbio a questa categoria. Pubblicata un prima volta nel 1967 e di nuovo nel 1968 in una versione “alimentata”, costituisce un originale progetto culturale che anticipa una visione moderna della science fiction: non soltanto racconti che parlano di un possibile futuro, ma uno strumento per osservare criticamente la società attraverso il filtro dell’ironia.
L’opera esce in un momento storico particolare: sta per iniziare una rivoluzione sociale e politica che cambierà per sempre il nostro Paese e l’Occidente e parallelamente, nel suo piccolo, la fantascienza italiana sta cercando di emanciparsi dall’etichetta di narrativa popolare per conquistare dignità letteraria. In questo processo Valentino De Carlo, curatore, traduttore, editore e direttore della rivista “Gamma”, svolge un ruolo centrale, contribuendo alla diffusione in Italia della cosiddetta "Science fiction adulta", proponendo opere che dialogano con la filosofia, la sociologia, la politica e la satira.
Nell’introduzione del volume De Carlo spiega che
l’intenzione era quella di dare un panorama il meno ristretto possibile delle varie personalità che della fantascienza umoristica e satirica hanno fatto il loro campo di battaglia.
Insomma, dimostrare come l’umorismo rappresenti uno dei linguaggi più efficaci della fantascienza. Non a caso il titolo dell’opera richiama volutamente il celebre film Hellzapoppin, assumendone il valore simbolico di ribellione all’ordine costituito, di anarchia dell’immaginazione e di libertà creativa. E, dettaglio non di poco conto, il pianeta immaginario di Hellzapoppin non è Marte né è collocato in lontano sistema stellare, ma è una metafora della Terra osservata attraverso le lenti del paradosso.
Nell’antologia sono presenti grandi nomi della fantascienza mondiale dell’epoca come Isaac Asimov, Arthur C. Clarke, Robert Sheckley, Fredric Brown, Ray Bradbury, William Tenn, Damon Knight, Henry Slesar e Katherine MacLean, insieme a scrittori francesi e autori italiani. È un percorso che attraversa più due secoli di letteratura, dimostrando come la vena satirica sia sempre stata presente nella fantascienza, anche quando la critica tendeva a privilegiare gli aspetti tecnologici e avventurosi o distopici. La seconda edizione, definita "alimentata", amplia il testo originario con nuovi racconti, “con particolare riguardo ai francesi e ai precursori, con dei testi che costituiscono il più delle volte delle interessanti scoperte per il lettore”.
L’antologia si apre con E la luce fu di Jacques Sternberg, che resta una delle intuizioni più felici dell’intero volume e sicuramente il racconto migliore per aprire una simile opera. Dio convoca una riunione aziendale per discutere il progetto della Creazione, circondato da un direttore commerciale, il direttore amministrativo, il direttore artistico, il capo della pubblicità, il direttore tecnico e il segretario generale. L’episodio è una gustosa satira della burocrazia moderna, del mondo aziendale ma anche una riflessione filosofica sull’assurdità dell’esistenza umana. Sternberg dimostra come la comicità possa diventare uno strumento di critica molto più efficace della semplice denuncia.
La raccolta procede alternando registri diversi: nonsense, umorismo nero, satira politica, parodia scientifica, grottesco e surreale. Benjamin Franklin compare con la celebre Lettera alla Reale Accademia di Bruxelles scritta (realmente) nel 1776, un caustico esercizio di ironia illuministica; Alphonse Allais immagina una soluzione molto comoda per attraversare gli oceani; Fredric Brown e Robert Sheckley confermano la loro straordinaria capacità di condensare in poche pagine soluzioni narrative che ancora oggi stupiscono per intelligenza e modernità; Sergio Turone affronta il problema dei rapporti umani e romantici nella società del futuro (la storia è ambientata nel 1997) e la conclusione di una così scoppiettante opera è affidata al racconto L’ultima Eva di Ray Russell, che affronta in testo ferocemente ironico il tema della sopravvivenza umana.
Ciò che rende il volume ancora attuale è la natura dei bersagli della satira, perché cambiano gli strumenti tecnologici, ma restano immutati i meccanismi del potere, l’assurdità della burocrazia, il militarismo, il consumismo, il conformismo culturale, la fiducia cieca nel progresso e la difficoltà dell’essere umano di comprendere sé stesso. Naturalmente alcuni testi risentono del tempo passato, legati come sono al contesto culturale degli anni Sessanta e a un linguaggio oggi in parte datato; ma proprio questa distanza temporale rappresenta un elemento di grande interesse. L’antologia permette, infatti, di osservare come l’umorismo fantascientifico abbia anticipato e introdotto molte delle inquietudini contemporanee allora appena agli inizi o ancora sottotraccia: l’alienazione del lavoro, l’automatizzazione della vita quotidiana, il controllo sociale, la comunicazione di massa e il rapporto ambiguo tra uomo e tecnologia.
A quasi sessant’anni dalla sua pubblicazione, Il pianeta Hellzapoppin continua a essere un testo fondamentale della fantascienza italiana moderna, dimostrando come l’umorismo può rappresentare una delle armi più raffinate ed efficaci a disposizione della letteratura per mettere smascherare le contraddizioni della società. E leggere oggi questa antologia significa rivivere una stagione irripetibile dell’editoria italiana e, soprattutto, ricordare che la fantascienza non predice il futuro ma ci costringe a guardare con occhi nuovi il presente.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il pianeta Hellzapoppin
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