Due specialisti, Andrea Rissone e Nico Sgarlato, gli autori che firmano in coppia il saggio della collana “Pagine Militari” delle Edizioni romane IBN Il carro armato M4 Sherman (luglio 2025, 184 pagine). Tutto sul tank medio più iconico della storia centenaria dei corazzati. Medio in tutto, per l’eccellente bilanciamento tra conducibilità, resistenza, abitabilità, capacità di fuoco e facilità di produzione. E tutto sui quasi sessant’anni d’impiego in tanti eserciti del mondo, in un volume letteralmente tappezzato di fotografie e tavole tecniche in bianconero e con molte immagini a colori.
Sono Rissone e Sgarlato (il primo scrittore torinese di tecnica e meccanica, il secondo giornalista ligure e autore specializzato in trasporti e difesa) a sottolineare che seppure non si possa considerare il migliore dei carri armati possibili, l’M4 americano è stato nel periodo 1942-1951 uno dei migliori tank medi. Non è semplice definire un esemplare standard dello Sherman, viste le innumerevoli varianti di un modello base efficace, adottato dall’US Army a partire dal febbraio 1942 e ancora attivo nella guerra civile nella ex Jugoslavia, addirittura 1991-99, dopo essere stato protagonista di quella Iraq-Iran, 1980-88. C’è chi sostiene che in Cile sia stato adottato fino al 2006. Gli ultimi eserciti minori lo hanno radiato soltanto nel 2018.
Interessante - ma sotto certi aspetti umiliante - un confronto tra il carro M4 e i pari categoria mussoliniani. Lo Sherman prime serie pesava una trentina di tonnellate, armato con un buon cannone in torretta da 75 mm e prodotto in circa 50mila esemplari, negli stabilimenti americani e inglesi. Il carro medio italiano più diffuso nel 1940-43 è stato il cingolato M 13-40, di appena 13 tonnellate; montava un cannone da 47 mm e l’industria fascista fu in grado di produrne poco più di 700 unità.
Al di là dell’ampia produzione e disponibilità originaria negli USA, è stata enorme la diffusione nel mondo militare, probabilmente seconda soltanto a quella dei T-34 sovietici. Per chi ha potuto provare tanto lo Sherman che i carri dell’Est, il corazzato americano aveva dalla sua un’ergonomia migliore e una maggiore facilità di guida. Insolita, la possibilità di adattare al progetto-base svariati tipi di propulsori, anche decisamente differenti tra loro: le serie iniziali montavano un motore aeronautico a benzina, radiale a nove cilindri, ma non mancarono motorizzazioni diesel o policarburanti.
Come ogni altro corazzato a larga diffusione, anche l’M4 Sherman diede origine a una serie di allestimenti speciali: sminatore, lanciarazzi, lanciafiamme, mezzo anfibio, fino ai semoventi. Sicché, lo Sherman è stato uno dei migliori carri armati del secondo conflitto mondiale, punto di forza l’affidabilità, senza pari, insieme a buone caratteristiche di marcia, potenza di fuoco, a una discreta protezione e un’ottima meccanica. Per versatilità non aveva eguali, vista la quantità di allestimenti speciali realizzata.
Risulta caratterizzante lo scafo saldato, molto simile al precedente M3 nel davanti arrotondato e inclinato. Fianchi verticali, motore posteriore, torretta fusa monoblocco, con due botole superiori (meno accessibili le altre due nella parte anteriore). Cinque gli uomini d’equipaggio, due nello scafo (pilota e operatore radio/mitragliere), tre in torretta (capocarro, cannoniere, servente). La cura nell’assicurare il massimo comfort al personale (compatibilmente con il possibile, in un corazzato da combattimento), lo rendeva più comodo degli angusti T34, ad esempio, per quanto superiori sotto altri aspetti.
Era pure uno dei carri che garantiva la più alta probabilità di sopravvivenza alla crew, sebbene sia stato soprannominato “accendino”. In realtà, non rischiava le fiamme più di qualsiasi altro carro, se colpito nelle riservette. Ovviamente inferiore ai Panther e Tiger tedeschi per armamento e protezione, si riscattava per lo sterminato numero di esemplari prodotti e per l’affidabilità meccanica, che ne hanno decretato il successo complessivo.
Per molti anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, è rimasto in servizio tra i corazzati di mezzo mondo. La modernità della progettazione ha favorito modifiche, miglioramenti e potenziamenti, secondo le rinnovate esigenze d’impiego nei decenni successivi al secondo conflitto mondiale. In Italia, dopo la guerra andò ad armare le brigate corazzate fino al 1952, ma n appoggio alla fanteria sopravvisse fino al 1962-1963 e servì anche nelle Compagnie Carri dei Battaglioni Mobili dei Carabinieri. Nella versione armata con un cannone da 105/22, era in linea ancora nel 1964, tra i Lagunari.
Tornando agli Usa, lo Sherman venne sviluppato nei primi anni Quaranta in risposta alle massiccia meccanizzazione delle truppe tedesche. Se la Wehrmacht aveva puntato sui mezzi corazzati già dal primo conflitto mondiale e studiato l’impiego innovativo autonomo rispetto alla fanteria, per l’US Army i carri armati restavano un semplice complemento delle truppe a terra. All’inizio della seconda guerra, la macchina bellica americana si può dire non disponesse di una forza corazzata, avendo solo unità di cavalleria equipaggiate di veicoli leggeri. Fu l’attenzione quasi maniacale dell’esercito germanico per i tank a obbligare gli avversari ad adeguarsi, per poterli affrontare. Secondo Rissone e Sgarlato, gli Americani hanno scoperto tardi le potenzialità del carro armato, per quanto con lo sviluppo dello Sherman e i loro soliti grandi numeri produttivi abbiano colmato in buona parte il gap.
- Autori: Andrea Rissone e Nico Sgarlato
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788875653651
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il carro armato M4 Sherman
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