È di questi giorni la visita di Papa Leone XIV in Turchia e nei luoghi dove era ubicata l’antica Nicea, sede, 1700 anni fa, dell’omonimo Concilio Ecumenico.
Ma vediamone brevemente la sua importanza.
La storia dei due concili di Nicea
Due furono i concilii in detta località: il primo nel maggio/giugno del 325, mentre il secondo fu il 24 settembre 787.
Al primo Concilio (I Ecumenico) parteciparono (gli atti autentici non ci sono pervenuti e le fonti sono oscillanti) da 220 (firme conosciute) a 318 (numero tradizionale, ma alquanto sospetto) vescovi, in maggioranza orientali; papa San Silvestro I ([n. III secolo], 314-335) fu rappresentato dai presbiteri Vito e Vincenzo. Tale concilio venne inaugurato con un discorso e chiuso con un festino, direttamente dall’imperatore Costantino. Il concilio condannò l’eresia di Ario, proclamando il Figlio consustanziale a Dio Padre ("όμοούσιος τω πατρί" "unius substantiae cum patre") nel così detto “simbolo niceno” (con le aggiunte del II Concilio Ecumenico – a Costantinopoli nel 381 – tuttora in uso: “Simbolo niceno-costantinopolitano” è l’attuale Credo che recitiamo nella Santa Messa. Mentre nel periodo pasquale può essere recitato il "Simbolo degli Apostoli").
Quindi il Concilio eliminò lo scisma di Melezio e fissò la celebrazione della Pasqua dopo l’"equinozio di Primavera" (uso romano alessandrino).
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Poi si stabilì anche:
- che a solo 20 canonici autentici riguardano l’elezione e consacrazione dei vescovi;
- i diritti patriarcali delle sedi di Roma, di Alessandria e di Antiochia;
- la posizione onorifica del Vescovo di Gerusalemme;
- la riammissione dei seguaci di Novaziano, di Paolo di Samosata e dei lapsi;
- la disciplina del clero.
Il secondo Concilio (VII Ecumenico), riunito come detto il 24 settembre 787, tenne l’ottava e ultima sessione a Costantinopoli. Pose fine all’iconoclastia, sanzionando il rispetto e la venerazione ("τιμητική προσύνησις"; "honoraria adoratio") dovuti alle immagini sacre, distinguendoli dal "vero culto di latria" ("άληϑική λατρεία"; "vera latria"), ed emise 22 canoni disciplinari.
La dichiarazione dogmatica, non ben compresa, provocò reazioni nell’Impero Carolingio e il Papa Adriano I ([n. ca. 700], 772-795) rappresentato dall’arciprete Pietro e dall’Abate Pietro di Saba, ne ritardò l’approvazione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il Concilio di Nicea: un evento capitale della storia della Chiesa
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