La caccia alle streghe viene rappresentata di solito con folle in costumi prettamente medievali, ma in Europa è stata un fenomeno dell’Età Moderna, esaurito solo alla viglia della Rivoluzione Francese. Secondo aspetto da considerare: oltre al noto Malleus Maleficarum, una coppia di testi della prima metà del 1400 si distingue per importanza nella bibliografia d’epoca: il Formicarius e gli Errores gazariorum. Ecco alcune delle conclusioni dell’intenso saggio di una ricercatrice, Aurora Ghilardi, Identikit di una strega. Riti, inquisizione, stregoneria, edito da Yume (maggio 2025, collana “Hystoria”, 272 pagine), marchio a sua volta molto attento a quella vicende e a quella persecuzione. D’altra parte, la pubblicazione del volume è stata curata da Katia Bernacci, direttrice editoriale della casa editrice torinese e tra gli studiosi principali di una materia estremamente affascinante. L’aggettivo più esatto sarebbe conturbante, per coerenza con la copertina e visto l’argomento a suo modo tenebroso.
Ghilardi, laurea magistrale in culture moderne comparate a Torino, appassionata di storia e letteratura, si dedica alla ricerca circostanziato della caccia alle streghe, tra leggenda e realtà. In particolare, ha studiato a fondo alcuni processi, soprattutto nel Settentrione d’Italia, in Lombardia e Valle d’Aosta.
Guidati da Aurora, i lettori interessati potranno apprendere che al contrario della vulgata più diffusa, l’ossessione per streghe e stregoni si scatenò nell’Età moderna e si svolse in un arco temporale piuttosto definito, tra il 1430 e il 1780. Non che nell’epoca medievale non siano divampati i primi roghi, ma rimasero interventi sporadici, secondo un’ipotesi che si può avanzare, pur nella scarsezza delle fonti disponibili o magari proprio per questo: nel caso di un fenomeno più ampio documenti ed echi si sarebbero moltiplicati. XIX-XVIII secolo quindi, con una distribuzione irregolare in Europa, tanto geografica che cronologica. In alcune zone si contarono pochi processi o nessuno, mentre in altre finirono alla sbarra centinaia di sospetti, anche migliaia, soprattutto donne, sotto i ferri della tortura. E se nel Quattrocento si registrò un graduale incremento, seguito da una leggera riduzione nei primi del Cinquecento, la fase di massima intensità si collocò a cavallo del secolo successivo, per poi cominciare a declinare lentamente.
Ci furono periodi in cui vennero processate moltissime streghe e altri in cui il fenomeno non sembra interessare i tribunali. Nonostante queste irregolarità nell’ideale curva statistica, tutti i processi per stregoneria possono rientrare in una prassi giudiziaria di notevole significato, messa in atto peraltro solo in Europa e soltanto nell’Età moderna. La ragione risiede in un passaggio fondamentale che si verificò alla fine del Medioevo: da superstizione la stregoneria diventò eresia, un vero reato, da perseguire penalmente con severità. Al centro venne posta la figura complessa del diavolo e il relativo timor panico per i sabba, vale a dire gli osceni, peccaminosi convegni notturni boschivi con Satana. Si riteneva che il principe dei demoni potesse incarnarsi in diverse forme ed entrare in contatto con gli esseri umani. Il Nemico si faceva corporeo e tangibile, si materializzava davanti ai suoi adepti, ancora più minaccioso, ancora più potente, ancora più pericoloso per la società umana.
La stregoneria diventò un’insidia reale, non più mera credenza. “Uomini e donne sedotti e tentati hanno l’opportunità di unirsi a lui e stipulare un patto vincolante”, per entrare nella sua schiera come streghe o stregoni. Si paventava l’affermazione di una religione satanica contrapposta a Dio e alla Chiesa: molti rituali del sabba risultavano una sorta di parodia dei riti durante la messa, di fatto li mimavano in maniera sacrilega. Se ne legge a volontà nel Formicarius del domenicano Johannes Nider e nell’anonimo Errores gazariorum. Nel primo trattato, un’opera molto ampia, i racconti dell’autore in tema di stregoneria sabbatica esemplificano il modo in cui questa nuova idea veniva percepita e considerata nell’ambiente erudito e clericale. Il secondo, con una visione più sistematica e strutturata, fornisce dettagli molto specifici sul sabba e sulle attività di streghe e stregoni.
La maggior parte degli accusati di fare “commercio” col diavolo era di sesso femminile, tre quarti dei processati, il 75%, ma venivano condannati anche molti uomini. Il motivo della netta prevalenza di genere emerge dai trattati demonologici, frutto di una letteratura profondamente misogina: la diversità sessale rispetto all’uomo faceva risaltare la “foemina”, lussuriosa, adultera, concubina del diavolo. Inoltre, moltissime accusate di stregoneria erano guaritrici, levatrici e cuoche, sospettate di manipolare intrugli, erbe, sostanze, per praticare malefici.
Generalmente la strega era vecchia - non che ne mancassero di giovani e anche attraenti -, probabilmente per il trascorrere di tanti anni dalla contestazione delle accuse alla celebrazione del processo. Un’altra ipotesi è il sospetto che in quanto fisicamente deboli per l’età avanzata, ricorressero a malefici e fatture per compensare la condizione d’inferiorità. Oppure perché le donne sole, nubili o vedove, venivano viste con sospetto nella società patriarcale e gerarchica dell’epoca.
L’autrice anticipa che il suo saggio si divide in due parti. La prima guarda al “tragico fenomeno” della caccia alle streghe in Europa, volgendosi poi alla situazione italiana e dando infine rilievo particolare alla Lombardia, che vide i processi più cruenti. La seconda investe il sabba e si dedica ai trattati e agli atti processuali. Nel complesso, la struttura segue un andamento dal generale al particolare.
- Autore: Aurora Ghilardi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788854942448
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Identikit di una strega. Riti, inquisizione, stregoneria
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