Dagli eserciti sumeri accadici del primo impero della storia, 4300 anni fa, all’Armata Rossa sovietica e all’US Army statunitense: evoluzione, sviluppo, organizzazione, strategie, tattiche, armi, punti di forza e di debolezza, anche condottieri e imprese de I grandi eserciti della storia. Le armate che hanno scritto nel corso dei secoli il destino del mondo, saggio storico di Alberto Peruffo, riproposto da Newton Compton, nella collana collana “I volti della storia” (giugno 2026, 608 pagine), nuova edizione del volume apparso nel dicembre 2019, con le tavole fuori testo illustrate a colori da Giorgio Albertini.
Peruffo è già noto ai lettori di questo sito. Nato a Seregno nel 1968, laureato a Milano, ha collaborato con la Sovrintendenza archeologica meneghina, scritto per alcune riviste di storia e insegna, pubblicato diversi saggi storici. Con Newton Compton, Le battaglie più sanguinose della storia, I grandi assedi che hanno cambiato la storia, Le grandi sfide che hanno cambiato la storia e Le battaglie più disastrose della storia. Nelle sue ricerche storiografiche, va e viene lungo i secoli, mettendo a fuoco temi monografici, in un confronto suggestivo, che non trascura l’intero arco millenario degli eventi conosciuti dell’umanità.
Nel caso attuale, esaminando le armate, ha voluto studiare gli eserciti, gli strumenti attraverso i quali i condottieri e i conquistatori conseguivano le grandi vittorie militari che ne hanno decretato la grandezza, anche agli occhi dei posteri, mentre guafagnavano ai loro popoli il dominio sopra un dato territorio in un dato tempo.
La storia dell’umanità è una catena di eventi bellici, che hanno visto il successo di formazioni di uomini armati, meglio organizzati o equipaggiatiti degli avversari. Alberto fa osservare che le occupazioni di vaste aree territoriali si sono ripetute fin dagli albori delle civiltà umane, “inizialmente associate a grandi migrazioni e invasioni dovute all’aggressività innata in certe popolazioni”, quando gli eserciti erano costituiti dalla totalità della popolazione maschile atta a maneggiare strumenti d’offesa e di morte.
Delle prime trasmigrazioni di massa in armi si conosce poco, per la rarefazione dei reperti archeologici. Alcuni però sono riaffiorati in Germania settentrionale, presso il fiume Tollense, dov’è stato trovato un antico campo di battaglia risalente al XIII secolo a.C., con decine di caduti. Gli esami del DNA hanno dimostrato la provenienza da mezza Europa, a testimonianza del rilievo di uno scontro di cui non è possibile tuttavia mettere a fuoco il significato e le coordinate storiche.
Stirpi aggressive e bellicose come la semitica e l’indoeuropea si sono diffuse per tutto il pianeta, con i loro eserciti sempre più preparati e tecnologicamente avanzati. Hanno portato a termine conquiste tali da creare gli imperi, assoggettando diverse nazioni e sottomettendole a un unico potere centrale. L’autore ha scandagliato le armate di questi popoli,
intendendo come esercito l’insieme di armati organizzati da uno Stato che si pone degli obiettivi politici, impegnati nella difesa di un territorio o nell’occupazione di uno vicino, magari più fertile o ricco di materie prime necessarie per il benessere della propria popolazione.
È fondamentale l’impegno dei condottieri nel creare e guidare le forze vittoriose, però alla base restano sempre le armate e queste spesso aspettavano solo di trovare una guida forte e decisa, capace di organizzare, motivare e guidare i guerrieri, in una sorta di simbiosi tra capo carismatico e braccia armate.
Capitava anche che alla morte della guida militare l’intera conquista crollasse in pochi anni. È il caso di Attila o di Alessandro Magno, ma in altri esempi, dinastie di accorti governanti resero più stabile la creazione statale: il regno degli accadici collassò solo alla fine della dinastia di Sargon, durata circa un secolo. Popoli bellicosi e coesi riuscirono a superare la crisi delle loro classi dirigenti, dimostrandosi capaci di ristrutturare le proprie armate, rendendole uno strumento più moderno ed efficiente.
Tra le formazioni in armi sviluppate in uno Stato o nazione, secondo le tradizioni e le necessità politiche, una distinzione netta si può tracciare tra gli eserciti di popolo e quelli mercenari. Nei primi combattevano tutti i maschi abili alle armi: ogni uomo libero e con diritti politici doveva militare nella Roma repubblicana, lo stesso avveniva tra i popoli germanici delle grandi migrazioni (da qui la leva militare, da cui sono derivate le attuali forze armate statali a reclutamento volontario). Diverso è il mercenariato, evoluzione naturale delle compagnie di ventura, formate da soldati di mestiere, bande autonome tipiche del periodo dal Rinascimento al XVIII secolo ed oltre. Le milizie mercenarie venivano assoldate più per salvaguardare lo Stato e la classe dirigente che il popolo di un Paese. Caso emblematico, gli svizzeri assoldati e inquadrati dalla Francia dell’ancient régime, che tentarono di difendere Luigi XVI a Versailles, nell’agosto 1792, contro l’Assemblea Nazionale, che aveva disposto l’arresto.
Se le tipologie di reclutamento degli eserciti variano entro tali schemi, diversa è l’evoluzione dal punto di vista delle tecnologie. Equipaggiamenti, sviluppo di difese e uniformi non hanno mai smesso di modificare e innovare gli eserciti, tanto che basta osservare l’iconografia di qualunque combattente per identificarne l’esatto periodo storico. Fondamentale, inoltre, l’incessante sviluppo tecnologico imposto dall’arte della guerra agli eserciti per restare competitivi sui campi di battaglia. Si riflette anche nel campo civile, consentendo “alla società di raggiungere gli attuali livelli di conoscenze e di civiltà”.
- Autore: Alberto Peruffo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I grandi eserciti della storia. Le armate che hanno scritto nel corso dei secoli il destino del mondo
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