Nel volume Gioacchino Volpe nell’Italia repubblicana a cura di Giovanni Belardelli e Gianni Scipione Rossi (Rubbettino, Soveria Mannelli, 2025, pp. 173) sono pubblicate le relazioni del convegno sullo storico Gioacchino Volpe (1876-1971), svoltosi a L’Aquila il 14 e il 15 dicembre 2023, sotto l’egida dell’Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea (Iasric), volume che esce anche in vista del 150° della nascita del Volpe medesimo (2026).
Ultimamente Gioacchino Volpe viene, e giustamente, molto rivalutato in quanto fu, senza dubbio, uno storico di ampi interessi e di tempra notevolissima, qualità che fanno di lui uno dei maggiori rappresentanti della cultura italiana del XX secolo.
Il Nostro, quale nazionalista e monarchico, si avvicinò al Fascismo entrando a far parte della Camera dei Deputati dal 1924 al 1929, poi si iscrisse nel 1925 al “Manifesto degli intellettuali fascisti”. Fu quindi un apprezzato membro della speciale commissione - presieduta da Giovanni Gentile (1875-1944), tra l’altro, suo compagno di studi alla Normale di Pisa - insediata dal regime fascista per lo studio delle riforme costituzionali. Il nostro fu Accademico d’Italia dal marzo 1929, della quale fu anche segretario generale fino al 1934. Fu uno dei fondatori dell’”Enciclopedia Italiana” (poi “Treccani”), di cui fu responsabile della sezione di storia medioevale e moderna.
Negli anni del regime fascista il nostro assolse il ruolo di importante organizzatore culturale, riuscendo, però, a conservare equilibrio e capacità di giudizio, non avendo mai a che fare con il fascismo corrotto né con l’antisemitismo dei razzisti, e ciò gli intransigenti non glielo perdonarono mai. Con la caduta del Regime Fascista, il 25 luglio 1943, il Volpe entrò, oseremo dire, in un silenzio in quanto fu sospeso anche dall’insegnamento, cosa che lo fece e non poco soffrire. Ed ecco che nel periodo repubblicano Gioacchino Volpe riprese l’attività con, innanzitutto, la pubblicazione della sua Italia in cammino del 1927, ma con il nuovo titolo Italia moderna, un’analisi dettagliata della storia d’Italia dal 1815 al 1914, con particolare riferimento al periodo 1898-1914, che occupa il secondo e il terzo volume. Con questa nuova edizione, il Nostro corregge degli errori del suo Italia in cammino, come quello che, per esempio, lo aveva portato a imputare alla classe dirigente liberale di non aver “professato ante litteram le dottrine del successivo nazionalismo e imperialismo”.
L’analisi perfetta di questa opera è il saggio con cui il professor Giovanni Belardelli, insigne storico, è intervenuto al convegno di cui sopra. Quindi ecco gli altri saggi: quello di Margherita Angelini, ricercatrice storica, sul rapporto di Volpe con i suoi allievi nel secondo dopoguerra; quindi quello dello storico Guido Pescosolido su Rosario Romeo “allievo” del Volpe. Gli altri saggi presenti in questa antologia sono sulla rinascita degli studi su Volpe; quindi il Medio Evo del Nostro nel dopoguerra. Ottimo il saggio del compianto professor Giuseppe Parlato sul Volpe nella pubblicistica di destra nel dopoguerra e quindi Volpe collaboratore attento e preciso de “Il Tempo” di Roma. I saggi si concludono con la visione del Nostro di Gabriele d’Annunzio. Questa ricca antologia ha anche un’Appendice, dove Serena Perrone Capano, nipote ex filia dello storico abruzzese, ricorda la vita privata e famigliare, quindi Simona Lombardini, direttrice della biblioteca “Antonio Baldini” di Sant’Arcangelo di Romagna, dove è conservato l’archivio di Gioacchino Volpe ricevuto per donazione.
Quindi questo interessante volume, come dicevo prima, è una rivalutazione ulteriore dell’opera del grande storico abruzzese, ma dal 1945 in poi, cioè ulteriori 25 anni della vita di Gioacchino Volpe (morto nel 1971) che furono forieri della sua attività. Certamente le prime ricerche storiche del Volpe riguardano l’età medioevale e, in particolare, la civiltà dei comuni, e poi, dopo la Prima Guerra Mondiale, saturo di Medio Evo e di Età Comunale, si volse agli studi di storia moderna e contemporanea, con l’intento prevalente di cogliere e illuminare lo sviluppo della nostra nazione in Europa, con un “animus” del nazionalista.
La produzione storiografica del Volpe puo’ comodamente essere inquadrata in quel fertile filone metodologico che Benedetto Croce (1866-1952), abruzzese di nascita come il nostro, definì “scuola economico-giuridica”. Il “realismo storiografico” emerse nelle ricerche sull’età medievale, da cui Volpe trasse spunti fondamentali per i suoi studi successivi sul Risorgimento italiano e l’Italia liberale, con aperture di metodo che sottolineavano gli aspetti creativi dell’esperienza umana. E la pubblicazione di questo volume con gli atti del convegno rafforzano ulteriormente la grandezza dello storico Gioacchino Volpe, e ciò anche, come dicevo, in vista del 2026, 150° della sua nascita.
- Autori: Gianni Scipione Rossi e Giovanni Belardelli (a cura di)
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Rubbettino
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Gioacchino Volpe nell’Italia repubblicana
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