- Autore: Umberto Roberto
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788869738531
Cesare Domiziano Augusto, nato Tito Flavio Domiziano (51-96 d.C.): in copertina lo raffigura il busto in marmo del I secolo, conservato al Museo archeologico di Napoli. Nell’Università partenopea Federico II insegna storia romana il prof. Umberto Roberto, autore per Salerno Editrice della biografia Domiziano (ottobre 2025, collana Profili, 328 pagine, con due cartine in appendice).
Era figlio di Vespasiano, fratello di Tito, è stato l’ultimo tra i Flavi sul trono imperiale di Roma. I pretoriani lo acclamarono princeps alla morte del primogenito, il Senato lo proclamò Augusto. Tre lustri dopo, i senatori esecrarono il suo operato, decretando l’abolitio memoriae per l’intero quindicennio imperiale, tra l’81 e il 96.
Tacito, Svetonio, Cassio Dione, Plinio: gli storici romani l’hanno condannato e un loro discendente lo rivaluta, duemila anni dopo, leggendo le severe critiche di allora come pregiudizi politici. Tali li considera infatti il docente di UniNapoli, che dirige anche l’Istituto italiano per la storia antica.
Sia pure a distanza di tanti secoli, sono interessanti e molto moderne le polemiche contro e ora pro Domiziano, “immanissima belua”, bestia orribile e spietata a detta di Plinio il Giovane, smaccatamente schierato dalla parte del nuovo Cesare, Traiano, per quanto tanto il letterato che il generale dovessero molto all’imperatore ucciso. Perfino tra i più religiosi e disposti alla pietas, Apollonio di Tiana esultava nel vedere il principe soccombere sotto i colpi letali, sul Palatino. Ancora nel IV secolo, il poeta Ausonio lamentava che dopo una coppia di principi giusti, il terzo della stirpe dei Flavi avesse tolto quello che i due avevano dato.
Secondo il prof. Roberto, Domiziano è stato vittima di una macchinazione crudele, volta a cancellare i suoi quindici anni di governo. Negli anni e nei secoli si è andata consolidando un’immagine volutamente falsa. Accuse tendenziose sono arrivate fino a noi, spesso prive di fondamento e chiaramente manipolate. È vero, si macchiò di eccessi, soprattutto negli ultimi anni di regno, reagendo con ferocia a ogni minaccia o sospetto di pericolo, impaurito e isolato. È tempo però di scrostare questa patina artificiale, stesa cinicamente a scopi politici: serviva a esaltare il cambio di regime e ad accogliere un nuovo modello di principato. Riabilitazione: un’iniziativa storiografica oggi indispensabile, visto che alla secolare memoria negativa si oppongono fonti e documenti direttamente ricollegabili alle decisioni di Domiziano, alla collaborazione di assistenti di valore, alla visione di quanti, nonostante le strategie propagandistiche del successore Nerva e poi di Traiano, conservarono un giudizio equilibrato sul governo dell’ultimo dei Flavi.
Questo studio riflette perciò sull’operato di Domiziano
superando il pregiudizio spesso livoroso dei detrattori, antichi e moderni.
Cerca di recuperare l’efficacia del terzo dei Flavi nel consolidare l’impero romano, mantenere efficiente la struttura, garantire la sua prosperità.
Alla morte, vittima di una congiura di palazzo che vide complice probabilmente la moglie Domizia Longina, le reazioni si divaricarono nettamente. I senatori plaudirono, le truppe reagirono con rabbia. Svetonio descrive celebrazioni di giubilo in Senato per la caduta di un “tiranno”, oltraggiato con le peggiori invettive. Si votò di distruggere scudi e ritratti, di cancellare il nome Domiziano dalle iscrizioni, oscurandone in ogni modo la memoria. Plinio aggiunge che i padri coscritti infierirono sulle immagini dell’imperatore defunto. Le stesse fonti riportano che i cittadini accolsero i fatti con indifferenza, nell’Urbe e nell’Impero. In effetti, secondo le testimonianze, ancora alla vigilia della congiura il popolo confermava il suo favore al principe. Di certo, i soldati andarono in collera. Svetonio riporta che i pretoriani accolsero con indignazione la notizia dell’assassinio. Chiedevano di consacrarlo come divinità, reclamavano vendetta. Non ebbero però i comandanti dalla loro parte (Petronio era complice, Norbano aveva forse pagato con la vita la sua lealtà) e dovettero piegarsi ad acclamare il nuovo imperatore, Marco Cocceio Nerva, che per sedarli chiamò al comando Casperio Eliano, ufficiale ben considerato dagli uomini, ma entrato in urto con il principe, che lo aveva esonerato. Dopo Nerva, a scongiurare il rischio di una guerra civile incontrò l’approvazione di molti l’ascesa al potere di Traiano, cresciuto al servizio del principe flavio e riempito di benefici e ricompense. La guardia pretoriana si placò.
Abolitio memoriae. Per segnare la transizione verso una nuova epoca, caratterizzata dall’equilibrio tra principato e libertà, i nuovi al potere e il Senato scelsero di manipolare il passato. Sporcarono quindici anni di storia sotto un imperatore drammatizzato come un “mostro crudele”. Votarono inoltre la condanna all’oblio. Dopo i drastici provvedimenti immediatamente successivi all’assassinio, il Senato decise di cancellare il principe stesso, che conseguì il non invidiabile primato d’essere il primo imperatore colpito da un provvedimento ufficiale di soppressione della memoria.
Tuttavia, occorre valutare il reale impatto delle misure: molto variabile, soprattutto considerando le diversità tra i contesti e le regioni dell’impero. Secondo recenti calcoli relativi alle iscrizioni disponibili, a Roma il nome Domiziano fu cancellato nel 21% dei casi; in Italia, nel 15%. Al contrario, nelle province, il tasso salì intorno al 40%, con picchi elevati nell’Oriente romano (fino al 60-70%). E si badi che gli interventi si limitarono alle iscrizioni pubbliche, le epigrafi private non conobbero abolitio.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Domiziano
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