Da gambero a balena. Corea del Sud, dalla guerra dimenticata al K-pop
- Autore: Ramon Pacheco Pardo
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Add editore
- Anno di pubblicazione: 2024
Hallyu, letteralmente “onda coreana”, è un fenomeno di cui sentiamo parlare sempre più spesso. Se la fascinazione per l’Estremo Oriente ha sempre caratterizzato l’Occidente e se inizialmente era guidata da Paesi come la Cina e il Giappone, da qualche anno i riflettori sono insistentemente puntati sulla Corea del Sud. Membro del G20, con una delle dieci economie al mondo per PIL, precursore di innovazioni in campo tecnologico e culturale, la Corea del Sud affascina sempre più persone. Dai prodotti di skincare alle band K-Pop, passando per i numerosi k-drama che invadono le piattaforme di tutto il mondo, senza dimenticare alcuni successi cinematografici come “Oldboy”, “Train to Busan” e “Parasite” (prima pellicola non in lingua inglese a vincere l’Oscar come miglior film), la Corea del Sud è passata da essere un paese schiacciato e controllato dalle potenze vicine a diventare protagonista della scena mondiale. Ma cosa ha reso possibile la trasformazione di un Paese che nel 1953 risultava più povero dell’Africa subsahariana? Ramon Pacheco Pardo prova a ripercorrere la storia di Corea in Da gambero a balena. Corea del Sud, dalla guerra dimenticata al K-pop (ADD Editore, 2024, trad. di Eva Allione.), fornendo gli elementi essenziali dal punto di vista storico e culturale.
Prologo e appendice si concentrano sulla storia meno recente della Corea: se la leggenda sciamanica vuole che la Corea sia nata da un’orsa, la sua fondazione viene festeggiata il 3 ottobre (Gaecheonjeaol) e si colloca nel 2333 a.C. Dal periodo dei Tre Regni (Gogureyeo, Silla e Baekje) all’invasione mongola, fino alla dinastia Joseon e alla colonizzazione giapponese, si arriva a grandi passi al 1948. Ed è su un intervallo di meno di cento anni che i sette capitoli di questo libro si concentrano.
Lasciatasi alle spalle il periodo più lungo della storia coreana, ovvero quello della dinastia Joseon, che inizia nel 1392 per terminare nel 1910, la Corea si ritrova come un piccolo gambero schiacciato dalle potenze vicine: Cina, Giappone e Russia. Da allora la lotta per l’indipendenza ha sempre caratterizzato la storia coreana, unendosi al concetto di minjok: un forte senso di appartenenza alla propria nazione e alla cultura tradizionale, e la convinzione che l’identità coreana sia unica e fortemente distinta da quella delle nazioni vicine.
La stessa divisione della Corea tra Nord e Sud non fu opera dei coreani. Se al termine della Seconda Guerra Mondiale, con la resa del Giappone, i coreani avevano sperato di riavere la loro indipendenza, si ritrovarono invece sottoposti a un’amministrazione fiduciaria concordata da Stati Uniti e Unione Sovietica, per poi vedersi inesorabilmente spinti verso la partizione del loro Paese. La Repubblica di Corea vide la sua nascita il 15 agosto del 1948; dopo nemmeno un mese di distanza, a nord del 38°parallelo nacque la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Inizia così un altro doloroso capitolo della storia coreana, che toccò l’apice nella cosiddetta guerra dimenticata (1950-1953), ma che tutt’oggi caratterizza i fragili equilibri tra i due paesi lungo la zona demilitarizzata.
Concentrando principalmente l’attenzione sulla Corea del Sud, Pacheco Pardo ripercorre i momenti salienti e le figure di spicco del XX e XXI secolo: il governo autoritario di Rhee Syngman, la nascita della democrazia, il colpo di Stato di Park Chung-hee, la nascita dei chaebol (i grossi conglomerati industriali in mano a un’unica famiglia che hanno trainato per numerosi anni l’economia del Paese) come Samsung, Hyundai e LG, la ribellione di Gwangju, la generazione 386 e la battaglia per la democrazia, il periodo dei tre Kim, la tragedia del traghetto Sewol e l’impeachment di Park Geun-hye, solo per citarne alcuni. Eventi storici e movimenti politici vanno di pari passo con i cambiamenti culturali e sociali che hanno visto una vera e propria trasformazione dell’ideale minjok, spogliatosi in gran parte della tradizione confuciana, che oggi è un nazionalismo civico simile a quello degli altri Paesi sviluppati, pronto ad abbracciare una maggiore libertà individuale, soprattutto per quanto concerne il ruolo della donna e l’identità di genere.
Se la Corea che incontriamo nelle prime pagine del libro era probabilmente un gambero, è impossibile negare che oggi la sua trasformazione in balena si sia completata; se da un lato lo sviluppo economico ha trainato questa metamorfosi, la scelta di puntare sul soft power ha reso gli ideali e la produzione culturale del Paese del calmo mattino un punto di riferimento capace di attrarre sempre più persone.
Da gambero a balena. Corea del Sud, dalla guerra dimenticata al K-pop
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