Rossella Menegato scrive la vita delle signorine che intrattenevano sessualmente, dal soldato semplice al funzionario ministeriale, tutti i maschi che entravano nelle case di tolleranza. Infatti il libro ha come titolo Cronache di una casa chiusa (Biblioteca dell’Immagine edizioni, 2025, prefazione di Mariapia Ciani, postfazione di Manuela Brocco), ed è scritto dalla Menegato che ha attinto le fonti anche da biblioteche private, costruendo un saggio narrativo.
Si parte con la storia di Rosa. Sposa bambina con un uomo molto anziano che la rende vedova e poi finisce tra le mani di un tipo violento che la fa sentire un "pezzo di carne", disponibile a qualsiasi sopruso di natura fisica. Scappa e finisce in una casa chiusa, dove la tenutaria è una donna altissima, un metro e novantatré centimetri, che si chiama Amélie e che la prende in simpatia. La casa di tolleranza è tra le migliori, dove si tiene conto delle malattie veneree, soprattutto della sifilide. Ma per quanto una può essere attenta, la media degli uomini che hanno un rapporto sessuale completo è di quaranta maschi al giorno: giovani, meno giovani, con delle invalidità, poveri anziani e funzionari dello stato. Quando la giornata finisce sono stanchissime, col corpo devastato da carezze che sembrano schiaffi. Niente baci sulla bocca, non ci deve essere nessun tipo di intimità, anche se raramente accade che l’uomo si innamori della ragazza e la porti fuori a sposarla per andare poi in un paese straniero, dove la moglie non la vedono come una sgualdrina, ma come una giovane sposa che desidera avere dei figli. Alcuni mariti fingono dell’amore per le più sprovvedute e vengono ributtate in lupanari di infimo ordine. Ma il lieto fine è per pochissime. Amélie ci tiene alla salute della ragazze che vengono visitate dal dottore con una certa frequenza bisettimanale.
Cosa erano le marchette? Erano dei gettoni che i clienti pagavano prima del rapporto sessuale, che poi venivano suddivisi tra la tenutaria e da contributi per prestazione di lavoro. Nonostante tutte le suddivisioni, restava un bel gruzzolo e lo stato italiano non era contrario a trattare le donne in "merce". Non si poteva sforare con l’orario, perché il rischio poteva essere che il cliente si innamorasse della ragazza, come abbiamo già scritto. I documenti di intimità e le assicurazioni per il lavoro svolto erano un cappio al collo. Chiunque chiedesse i documenti durante una rara passeggiata, sapeva che si era entrati in contatto con una ragazza che faceva la prostituta.
Era un lavoro assai logorante e dunque dopo venti anni si poteva andare in pensione. E in ogni caso la ragazza non doveva pulire la propria stanza o altro. Ci pensavano vere domestiche per lavare e disinfettare tutto. La sifilide portava alla pazzia e a una morte orrenda, ma i clienti non erano attenti ai preservativi, capitava pure di restare incinte per poco e poi i figli venivano dati in adozione. Poi c’erano le ragazze nuove nel bordello, per i clienti abituali che volevano novità. La prima volta era un’azione scioccante, la ragazza chiedeva subito dell’acqua per potersi lavare immediatamente. Scrive la Menegato che si toglieva subito il sangue rappreso e l’odore maschile sulla pelle e il dolore provato. Era così per tutte, non si tornava indietro.
Cronache di una casa chiusa è un libro scritto con molto pathos, ma mai in toni di sentimentalismo. La scrittrice entra nel corpo di queste ragazze ma si limita a descrivere quello che accadeva. Un libro necessario ora per uomini e donne, per spiegare la condizione femminile ai tempi del fascismo e fino al 1952, quando arrivò la legge Merlin che metteva fine alla prostituzione di Stato. Ora ci sono poche italiane e moltissime straniere sulle strade, ma la vita quotidiana delle donne è totalmente cambiata, ribaltata.
- Autore: Rossella Menegato
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788863913811
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Cronache di una casa chiusa
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