Cinque giorni a Teheran (Edizioni Joker, 2025) è un testo solo apparentemente autobiografico, con una voce narrante senza nome. Una lettura coinvolgente, quest’opera di Elena Mobasser con le efficaci illustrazioni di Claudio Granaroli, che tramette emozioni e sensazioni che vanno oltre la parola scritta.
Citando l’autrice:
Si tratta di un viaggio all’interno, di un ritorno drammatico, poetico nella terra degli affetti, della memoria. Un viaggio a ritroso in vissuti e ricordi, del mito e della fiaba, della nostalgia, della solitudine.
E ancora:
Non posso fare a meno di andare in terra straniera, di andare verso l’ignoto.
In queste battute sembra scorgersi la verosimile chiave di lettura di una storia insolita, messa a punto in prima persona, in forma autobiografica, da Elena Mobasser, psicoterapeuta affermata, formatasi alla scuola di Freud, Bion e Corrao, che si cimenta oggi felicemente nel campo della narrativa.
Si tratta di un viaggio meditato nel tempo e di poi attuato a Teheran, alla ricerca del padre, in un percorso che esplora l’inquietante intimità ed estraneità del proprio mondo interiore. Una protagonista senza nome, quella di Cinque giorni a Teheran, che prima di partire racconta di un sogno:
Era l’alba, l’atmosfera del sogno era cupa. Avevo paura, un personaggio sconosciuto, un intruso? dominava la scena. Ero sopraffatta dalle emozioni, ero certa che si trattasse di mio padre. Ero angosciata, confusa, avevo paura, ma in ogni caso il sogno era muto.
Il sogno come rappresentazione classica di una presenza assenza, quella del padre mai conosciuto che abita la profondità dell’essere e della mente della protagonista del racconto. Si manifesta come un desiderio inconscio di quella domanda e necessità d’amore mai soddisfatta che innerva tutto il testo narrato. Un libro che si legge d’un fiato, animati dal desiderio di arrivare subito alla fine, per scoprire come l’incontro tra le due menti riesca a cambiare qualcosa nelle loro vite. Una donna dalla vita tormentata e una voce narrante che racconta la vicenda in prima persona di un vissuto tra estranei, alla ricerca del padre che vive a Teheran; e la donna lo ritrova e ha una grande gioia per il ritrovamento, e inizia con lui un rapporto che si interrompe quasi subito, continuando in un rapporto epistolare. Sullo sfondo della vicenda personale, la città di Teheran e l’Iran di anni addietro, il paese musulmano che era allora il più evoluto, ai tempi dello Scià. La Persia, poi Iran, una civiltà straordinaria di cui vengono rappresentati alcuni squarci di vita quotidiana: è descritto un rito funebre collettivo, come pure si entra in una fabbrica laboratorio di contravveleni, e ancora riferimenti a un matrimonio combinato.
Un testo di vero interesse, dalle diverse chiavi di lettura, con una narrazione fluente seppure frammentaria in piccoli capitoli, non pertanto nei crismi abituali di un romanzo con personaggi e situazioni ben delineate e definite. Si appalesano frammenti di vita, pensieri, sensazioni, ricordi, lettere che raccontano una vicenda che forse è quella dell’autrice. Ma c’è di certo qualcosa di vero e autentico nella parte con cui si conclude la vicenda, con la lettera del padre alla figlia che riflette i loro rapporti umani. Un racconto coinvolgente che si sviluppa per tracce e per schegge di memoria e che può essere letto come da paradigma generale di carattere universale. Un personaggio di invenzione che ricerca il suo passato, in un riferimento agostiniano. Agostino ha una tesi dirompente allorché sostiene che dentro ciascuno di noi vi è non un senso del passato, ma un senso del presente e del passato e quel tempo è la memoria, il luogo dell’interiorità. C’è un avvicinamento continuo e inarrestabile alla verità che non si può mai cogliere come dato assoluto, in quanto è in un continuo divenire.
La protagonista vive un rapporto di estraniamento e di riappropriazione della propria identità. Una vicenda personale che riflette quella di ognuno, nel momento in cui ci si pone alla ricerca del proprio passato, della propria autenticità e verità chiedendoci chi si è realmente. La protagonista ha il coraggio di guardare dentro il proprio passato, cosa che spesso comporta una grande sofferenza, preferendosi vivere nella falsità e nascondendo le proprie ferite. Una metafora della vita e della ricerca che ognuno fa dentro sé stesso, di un legame che non si è realizzato compiutamente. Teheran come luogo dell’anima, dei sentimenti e degli affetti mancati, con al centro una ricercatrice dell’autenticità del proprio essere.
- Autore: Elena Mobasser
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788875365769
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Cinque giorni a Teheran
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