Cento domande a Dante e cento risposte
- Autore: Giorgio Gibertini e Paolo Velonà
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Relativamente a Dante Alighieri e alla sua opera letteraria si è scritto moltissimo. Ci sono studi, interpretazioni del Poema, articoli, saggi, ampie voci enciclopediche, numerose opere omnibus. Ma sicuramente un saggio come Cento domande a Dante e cento risposte (Edizioni Efesto, 2025) è del tutto originale, e siamo grati agli autori (Giorgio Gibertini, giornalista e appassionato della Divina Commedia, e Paolo Velonà, docente di lettere) per aver affrontato una non facile, ma attenta e scientifica redazione.
Il saggio è diviso in cento capitoli, che corrispondono ai cento canti del Poema dantesco. In ciascun capitolo, gli autori hanno scelto un tema contenuto sicuramente nel Canto. Fanno una domanda a Dante, e lui risponde attualizzando, e molto, l’argomento.
Ma aspetto principale della Divina Commedia è sicuramente, in primis, il viaggio della Speranza. Un viaggio verso la piena consapevolezza. Inizia con la porta dell’Inferno (Inf. III, v. 9), che dice “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” e termina (Par. XXIII, v. 12) “Se’ di speranza fontana vivace”, tratto dall’inno alla Vergine nella preghiera di San Bernardo. Quindi dalla disperazione a una speranza certa del bene.
Gli argomenti trattati dagli autori sono molti e molto articolati. Ma sicuramente hanno affrontato un lavoro certosino nella scelta degli argomenti, in quanto nella Commedia sono innumerevoli. Ma vi sono riusciti alla perfezione. Dall’Amore alla golosità, dal suicidio all’orgoglio, al piacere, alla ricerca della verità, alla scienza, a cosa c’è dopo la morte, e altro. Tutti gli argomenti sono affrontati con una particolare chiarezza, in un linguaggio e in un uno stile limpido e scorrevole.
Tra i numerosi scritti relativi alla Commedia dantesca, questo appare molto adatto a chiunque si vuole avvicinare allo studio dell’opera; infatti in ciascun capitolo, dopo la domanda sull’argomento da trattare, Dante risponde, ma riassume brevemente anche il canto in esame. Nel saggio sono anche posti in evidenza i tempi della Divina Commedia e del fantastico viaggio di Dante nell’Oltretomba. Infatti inizia il 25 marzo 1300 (Anno Giubilare) giorno dell’Annunciazione, quindi dell’Incarnazione di Gesù. Mentre per altri studiosi, tra cui lo scolopio Luigi Pietrobono (1863-1960), il “viaggio” iniziò nella notte tra il 7 ed il giorno 8 aprile 1300 (Giovedì e Venerdì Santo) per terminarlo alla mezzanotte del 14 aprile (Giovedì dopo la Santa Pasqua). Infatti il Poeta impiega una notte e un giorno nella “Selva Oscura”; una notte e un giorno nel visitare l’”Inferno”; una notte e un giorno nel passaggio dal centro della terra alla spiaggia del Purgatorio (superficie dell’altro emisfero); tre notti, tre giorni e la metà d’un altro giorno nel “Purgatorio”, e ventiquattrore nel “Paradiso”. In tutto: 174 ore, cioè 7 giorni e 6 ore.
Un ulteriore aspetto trattato nel saggio è, senza dubbio, che l’Alighieri fu l’ispiratore (e lo dice lui stesso agli autori nel Capitolo 29 del Purgatorio) della bandiera italiana nei suoi colori tradizionali: Verde, Bianco e Rosso. E due sono i colti riferimenti a Dante. Un primo, che in una terzina (Purg. XXX, 31-33), dedicata all’amata Beatrice, scrive:
Sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
Secondo alcune interpretazioni, i colori del velo, del manto e della veste alludono alla fede, alla speranza e alla carità: “le quali tre virtù sono solo della Teologia, e per questo sono dette teologiche” (secondo l’umanista e filosofo Cristoforo Landino, 1424-1498).
Il secondo è, senza dubbio, in Purg. XXIX, 121-126:
Tre donne in giro dalla destra rota
venìan danzando: l’una tanto rossa
ch’a pena fora dentro al foco nota
l’altr’era come se le carni e l’ossa
fossero state di smeraldo fatte
la terza parea neve testé mossa.
Anche qui le tre donne sono le virtù teologali: fede, speranza e carità. Ma, per alcuni interpreti, queste tre virtù devono essere poste a fondamento della vita civile, cosa a cui teneva molto il Sommo Poeta.
Ulteriore interessante aspetto è il parallelo tra i tre Canti politici dell’opera, soprattutto il Sesto di ciascuna Cantica. Il Canto VI dell’Inferno è il cosiddetto “Canto dei Golosi” e protagonista ne è Ciacco. Esso, rievocando le discordie intestine di Firenze, lo fa corrispondere armonicamente al Canto VI del Purgatorio, quello di Sordello da Goito, in cui Dante impreca le discordie d’Italia, e quindi al VI del Paradiso in cui Giustiniano fa rivivere, in una drammatica sintesi, le secolari vicende dell’Impero. Così che da una visione politica particolare (Firenze), la poesia dantesca si eleva gradatamente a una visione politica nazionale (Italia) più ampia e quindi universale (Impero). La grandezza dell’Italia nel passato e la penosa situazione che ha sotto gli occhi portano il Sommo Poeta a una violenta invettiva contro il nostro Paese.
E di temi ne possiamo affrontare molti altri.
Concludo con un concetto tratto dall’Introduzione:
Che cos’è la Divina Commedia? Un’ascesi, un Miglioramento Personale, una strada Iniziatica, un Lavoro su noi stessi, un percorso verso la Verità e la Felicità. Duro, difficile e aspro. Ma che alla fine ti conduce a una nuova consapevolezza e a una vita migliore.
Disse Niccolò Tommaseo (1802-1874), linguista, scrittore e patriota: “Leggere Dante è un dovere; rileggerlo un bisogno; sentirlo è presagio di grandezza”. E gli autori Giorgio Gibertini e Paolo Velonà ci sono riusciti perfettamente.
Cento domande a Dante e cento risposte
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