- Autore: Alessandro Pozzolo
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Ensemble Edizioni
- Anno di pubblicazione: 2026
Che cos’è che ci rende davvero unici come esseri umani? In quale momento smettiamo di essere il riflesso delle aspettative altrui per trasformarci in una traiettoria autentica? Attorno a queste domande ruota Briciole, il brillante romanzo d’esordio di Alessandro Pozzolo (Ensemble edizioni, 2026), breve romanzo di formazione dai tratti noir che scava nelle complessità dell’adolescenza e del conflitto fra generazioni.
Il protagonista, Pietro Marchiori, è un diciassettenne imprigionato in una gabbia dorata, tracciata per lui da una famiglia borghese e da un padre che in qualche modo “si è fatto da solo”. La sua quotidianità si consuma lungo le strade di una Roma che sembra ignorare il suo dramma interiore:
Ogni mattina prendo l’auto e in fondo a via Nazionale vedo le mattonelle color terracotta dei Mercati Traianei, e sopra il bianco opalescente e cubico della torre di piazza Venezia, ma quella Roma incornicia il tempo e gli smussa i contorni, li leviga e te li presenta luccicosi come un cioccolatino.
Sotto l’involucro lucente di questa immagine, però, Pietro avverte un’asfissia profonda; guardando la città, ha come l’impressione di avere gli occhi puntati su di sé, il peso delle aspettative familiari grava come un macigno sulle sue spalle: “se la guardo bene ci vedo il papà che ghigna coi sopracciglioni abbassati”. Il fardello paterno è un’ombra incombente.
Il bisogno viscerale di evadere si concretizza dunque nell’incontro con Sandro, un ragazzo di origini latine che lo guida alla scoperta di una Roma subalterna, notturna e periferica. Per Pietro si tratta di un vero e proprio shock, uno spaesamento geografico e psicologico:
Sandro io non la conosco questa parte della città, i miei non mi vogliono qui. Sandro io vengo da via Nazionale e questi posti non sono giusti per uno come me. Io devo andare bene a scuola, prendere buoni voti perché così posso andare all’università.
Ma i binari della metropolitana sferragliano nell’ombra, trascinando i due giovani in un vortice alla ricerca della loro identità.
Briciole sembra dunque una sorta di discesa agli inferi metropolitana, la controcultura della street art diventa uno strumento di rottura potente. Parafrasando Calcutta, fare una svastica, un tag, una scritta in centro a Roma “è solo per litigare”; sembra un desiderio fugace, uno sfizio tardo adolescenziale, un piccolo slancio di ribellione. Tuttavia, per Pietro, l’atto di scrivere sui muri si trasforma in una necessità ben più profonda per emanciparsi dalle etichette soffocanti. La fascinazione per Bosi, idolo della controcultura capitolina, spinge il protagonista a sdoppiarsi e a rifugiarsi in uno pseudonimo scientificamente simbolico: LARVA. Pozzolo infatti ne introduce il concetto, ricordandoci che
Moltissimi animali, al momento della nascita e nelle prime fasi dello sviluppo, assomigliano poco ai genitori. Questa forma giovanile viene chiamata larva e si riscontra negli organismi sia terrestri che acquatici.
È proprio qui che risiede il cuore metaforico del romanzo: proprio come in natura le larve affrontano un processo di metamorfosi profonda e silenziosa che le porta a trasformarsi radicalmente per raggiungere il loro pieno sviluppo, così il Pietro-larva, attraverso il suo nickname da writer, intraprende il proprio personalissimo percorso di formazione, emancipazione e crescita. Diventare larva significa accogliere la mutazione biologica e psicologica per distaccarsi dalla forma d’origine, accettare il rischio e uccidere il passato.
Lascia perdere Pietro, bravo ragazzetto. Pietro che deve prendere buoni voti in matematica e biologia. LARVA c’ha una vita tutta sua, e ora bisogna portarlo fuori, bisogna fargli vedere la strada.
Questa trasformazione è rivolta dunque alla ricerca di una propria, autentica identità. Le sirene della notte ammaliano il protagonista del racconto e l’atto del writing cessa di essere una scelta razionale per diventare una pulsione fisica irresistibile, l’innesco della metamorfosi in atto: “è come se una forza esterna mi abbia portato a farlo, mi abbia diretto cinesteticamente i movimenti”.
Questo viaggio nella subalternità è reso infine in modo straordinariamente efficace da Pozzolo grazie a una sapiente alternanza dei registri linguistici. Il dialetto colora i dialoghi quotidiani e le situazioni vive della periferia, mentre un italiano standard e forbito regola le conversazioni familiari e le descrizioni. Una dicotomia che dà voce alla scissione identitaria del protagonista, diviso tra il dovere borghese e la verità della strada.
Il percorso di Pietro è, in fondo, un necessario cammino di "tradimento" e allontanamento per rimettere in prospettiva il proprio vissuto. Nelle pagine finali emerge con forza una richiesta disperata di amore incondizionato e fiducia, il bisogno profondo di riappropriarsi del proprio destino “per essere qualche cosa, di riassemblare le armi che mi hai affidato in qualcosa di coerente per me”. È l’unico modo per non rimanere schiavi in eterno del giudizio altrui, per completare lo sviluppo biologico dell’anima e non restare “un fantoccio, un bimbo pieno di potenziale”.
Briciole si rivela così un esordio molto interessante. Attraverso le crepe dei muri e le scritte tracciate al buio, Alessandro Pozzolo ci presenta un romanzo che indaga con tenerezza e franchezza quel soffio di vitalità che ci rende unici come esseri umani e che dà, finalmente, un senso al nostro esistere.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Briciole
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