Giugno 1942: tutto era contro l’US Navy nel Pacifico, colpita sebbene non annientata dalla Marina Giapponese. Le corazzate americane erano fuori gioco, ma le portaerei non avevano subito danni e fu proprio la risorsa aeronavale yankee a decidere le sorti di una vittoria USA decisiva, appena sei mesi dopo la drammatica sorpresa del 7 dicembre 1941 nelle Hawaii. Le edizioni milanesi Res Gestae hanno pubblicato questo inverno il saggio storico di Donald S. Sanford Battaglia di Midway. Giugno 1942. L’attacco decisivo all’Impero del Sol Levante (dicembre 2025, 254 pagine), recente riedizione del testo in prima edizione italiana nel 1976, sempre tradotto da Tullio Dobner e con ventisei immagini fotografiche in bianconero fuori testo.
Se i nipponici avessero portato a termine il progetto offensivo contro l’atollo americano a nordovest di Honolulu, l’intera Seconda Guerra Mondiale sarebbe durata qualche anno in più, con ancora maggiori perdite umane. L’esito positivo per la flotta statunitense, capace e fortunata, segnò un punto di svolta del conflitto nell’estremo Oriente nel Pacifico, fermando la prepotente avanzata nipponica prima di quanto previsto dall’amm. Yamamoto. L’iniziativa passò agli Stati Uniti e cominciò il lento conto alla rovescia verso l’inevitabile sconfitta del Giappone.
Sanford (1918-2011) è stato uno sceneggiatore radio-televisivo e cinematografico, noto per il contributo a numerose serie televisive. Sua la sceneggiatura del film “Midway”, con Charlton Heston e Henry Fonda, nel 1976. Aveva servito come capo sonar nella Marina USA durante la Seconda Guerra Mondiale.
Per arrivare a quei primi di giugno del 1942, occorre partire da oltre vent’anni prima. Quella giapponese e l’americana erano state le uniche Marine uscite vittoriose dal conflitto 1914-18 a comprendere l’importanza decisiva della guerra aeronavale in un teatro bellico futuro e quindi di un’aviazione imbarcata, tanto più nello sconfinato scenario dell’Oceano Pacifico. I cantieri navali nipponici vararono la portaerei Hosho nel novembre 1921, prima nave al mondo costruita per il trasporto di aerei. Dislocava soltanto 7470 tonnellate, capace di una velocità massima di 25 nodi, però disponeva di un ponte di volo lungo ben 150 metri. Imbarcava 28 velivoli, oltre a tutto il necessario alla manutenzione, incluse officine di riparazione. Era insolita la complicata serie di luci e specchi per l’assistenza ai piloti durante l’atterraggio, sistema migliorato dagli inglesi e ulteriormente perfezionato dagli americani.
Il trattato postbellico tra le cinque potenze vincitrici limitava gli armamenti a un totale di 135mila tonnellate per gli USA e Gran Bretagna, 60mila per Francia e Italia, 81mila per il Giappone. Esaurì gli effetti nel 1936 e i giapponesi si affrettarono a dare impulso alla costruzione di portaerei, la Shikaku e la Zuikaku, 25.675 tonnellate ciascuna, velocità 34 nodi e 72 aerei ciascuna a bordo. Gli americani si mossero più lentamente alla fine delle restrizioni. Soltanto nel settembre 1939 avviarono la costruzione della Hormet. Al momento dell’attacco a Pearl Harbor, i giapponesi li superavano di otto portaerei a tre.
La battaglia nelle acque di Midway è stata la prima operazione bellica di due flotte che affidavano l’offesa principale ad aeroplani trasportati da portaerei: la vittoria o la sconfitta dipendevano dal destino di quelle navi e dei velivoli. Contro l’atollo e per l’attacco diversivo alle Aleutine, Tokio impiegava 200 unità, 700 aerei, 100mila uomini. L’US Navy opponeva 50 navi. Nei primi di giugno del 1942, il vantaggio era perciò tutto dalla parte nipponica, in superiorità numerica schiacciante. Contro una forza americana di 3 portaerei pesanti, 8 incrociatori, 18 cacciatorpediniere e 19 sottomarini, la Marina imperiale giapponese schierava 4 portaerei pesanti, 3 leggere, 2 con idrovolanti, non meno di 11 corazzate, 15 incrociatori 48 caccia, 15 sommergibili e numerosi scafi minori. Una situazione senza speranza? Spaventose le conseguenze strategiche di una vittoria giapponese: mutando il corso del conflitto generale, avrebbe cambiato irrevocabilmente quello della storia e scritto diversamente la cartina politica del mondo. Se i giapponesi avessero trionfato, sarebbero cadute le Hawaii e con la costa continentale americana esposta all’aggressione diretta, gli Stati Uniti non avrebbero esteso il loro impegno all’Europa, impegnando ogni risorsa per difendere il territorio nazionale. Le ricadute non sarebbero state negative solo per il Vecchio Continente. Nessuno avrebbe impedito l’invasione nipponica delle isole Fiji, di Samoa e dell’Australia. Non si sarebbe verificato lo sbarco in Normandia e i tedeschi si sarebbero concentrati sul fronte terrestre orientale. Ma se la Russia sovietica, com’era possibile, avesse sconfitto la Germania, la cortina di ferro sarebbe calata su tutta l’Europa.
Però, gli americani ricordarono Pearl Harbour. Restituirono il colpo con coraggio, tenacia e intelligenza. Sotto il comando dell’amm. Chester Nimiz, affondarono le quattro grandi portaerei nipponiche, eliminarono quasi tutti i piloti giapponesi più preparati ed esperti, rimisero in uno stato di sufficiente equilibrio il Pacifico. Fu la svolta decisiva di una guerra che fino a quel momento era stata solo una lunga catena di umilianti sconfitte per gli statunitensi e i loro alleati, una serie di tracolli da cui sembrava non ci si potesse rialzare.
Come si arrivò a quel successo provvidenziale è raccontato con mestiere filmico nel saggio di Sanford, avvincente come il colossal di Hollywood.
- Autore: Donald S. Sanford
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788866975922
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Battaglia di Midway. Giugno 1942. L’attacco decisivo all’Impero del Sol Levante
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