Anima in frantumi
- Autore: Silvana Mazzocchi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Si esce dalla lettura di libro, romanzo, reportage, inchiesta o tutte le cose insieme, letteralmente sconvolti o, come nel mio caso, commossi e coinvolti emotivamente, nel seguire il filo del racconto che la giornalista e scrittrice Silvana Mazzocchi ci aiuta a dipanare nelle pagine di Anima in frantumi, appena pubblicato da Iacobelli editore, con una copertina che non lascia dubbi sul tema che verrà trattato; si tratta di “Maddalena”, un celebre quadro di Artemisia Gentileschi, la pittrice che subì uno stupro violento e un altrettanto violento processo in anni terribili della storia italiana, durante la Controriforma.
L’autrice, sin dal primo capitolo del libro, ci racconta un’inaudita violenza: quella di Alice, la protagonista di questa storia atroce, maltrattata, ignorata, umiliata dal marito Tarciso Iezzi, arrogante e prepotente marito padrone che è seduto nel tinello di casa intento a consumare come ogni giorno la colazione che lei gli ha preparato. All’improvviso la giovane donna, che ha appena quaranta anni, lo aggredisce alla spalle con un coltello che ha preparato, uccidendolo dopo avergli inferto numerosi colpi di inaudita violenza; poi lei stessa chiama la polizia e si consegna, rea confessa, alle forze dell’ordine, senza tentare, anche nelle ore successive al delitto, nessuna giustificazione per il suo operato, di cui si accusa come unica responsabile. I suoi figli sono a scuola e non hanno assistito all’uccisione del loro padre.
In apparenza tutto appare chiaro, un delitto passionale, tanto che il responsabile delle indagini vuole chiudere presto il caso. Invece, per l’agente Marta Grosso e per l’ispettore Melampo le ragioni di quella violenza sono inspiegabili e vogliono capire di più sulla personalità di Alice e sulla vita di quella che appare subito una strana famiglia, apparentemente perbene, troppo perbene, tanto da suscitare la curiosità degli inquirenti: freddi, distanti, privi di emozioni i tre figli, muta, rassegnata al suo destino Alice. Cosa si nasconde dietro quel muro di silenzi che nulla sembra poter penetrare?
Di qui il racconto di Silvana Mazzocchi, che dà voce alla cronaca delle indagini, degli interventi dei vari funzionari, delle due avvocate che gratuitamente si impegnano a difendere Alice che in un primo momento ha rifiutato l’avvocato d’ufficio, convinta della sua inutilità, e della psicologa. Alternando le voci, in una parte molto emozionante, abbiamo la testimonianza della stessa Alice che racconta la sua vita, fin dall’infanzia, coinvolgendo i lettori in una vicenda che man mano che il racconto procede diviene sempre più orribile, quasi insopportabile, di una drammaticità che si stenta a credere possibile.
Alice è stata la vittima di ogni sorta di violenza, sin dall’infanzia senza padre, con una madre, Gemma, a dir poco mostruosa per il comportamento verso la figlia nata da un rapporto occasionale e considerata un fastidio. La bambina, stuprata dal suo compagno, Tarciso Iezzi, sarà venduta proprio a lui che l’ha messa incinta e che la sposa. Nella sua vita infelice Alice, brava a scuola, era stata incoraggiata a leggere e a scrivere, le sue uniche vere passioni, dalla maestra, la signorina Mattei, che purtroppo era scomparsa troppo presto. Sono le stesse parole di Alice a raccontare la sua prigionia senza sbarre, la sua condizione di “rinchiusa”, la sua totale mancanza di autonomia, il suo desiderio di fuggire dal disprezzo e dall’umiliazione di cui è vittima passiva, incapace di ribellarsi.
Mi metto a leggere, per ore, mentre Andrea dorme, a volte anche di notte. So, ne sono certa, che per lui i libri sono oggetti pericolosi. Mentre per me sono strumenti preziosi, da sempre. Le parole, quelle scritte, mi sono indispensabili per guardare fuori della mia vita. Altrimenti, senza quel flusso di storie, descrizioni, sensazioni, ci sarebbe solo il silenzio.
Dai diari che ha scritto nel corso del suo disastroso matrimonio, durante il quale ha cresciuto tre figli, Andrea, Giuliano e Mariella, tre vittime di una sottile e devastante manipolazione di un padre che non ha mia alzato la voce ma li ha resi schiavi della volontà del Male assoluto, come lo definirà Alice, apprendiamo particolari raccapriccianti.
Il finale del libro fa tirare un sospiro di sollievo a chi legge: magistrati, gip, psicologi, la vicina di casa, le avvocate e la compagna di cella Irene saranno determinanti per la conclusione di un difficilissimo processo:
Ogni storia è diversa dall’altra e a legge, invece, fa di tutta l’erba un fascio.
Nel caso raccontato con emozione, secchezza di linguaggio, precisione legale, oggettività e capacità narrativa di grande spessore, Silvana Mazzocchi ci consegna una storia mostruosa che riserva un finale pieno di speranza nella giustizia, nella competenza di chi l’amministra e nella possibilità di fare chiarezza in vicende che sono profondamente diverse da come appaiono, se osservate con fretta, superficialità e mancanza di empatia e di curiosità.
Anima in frantumi
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