Prenditi cura di me di Francesco Recami

Recensione di Elisabetta Bolondi - 11-05-2010 

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Francesco Recami, già noto per almeno due precedenti romanzi “Il correttore di bozze” e “Il superstizioso” si presenta oggi come uno dei 12 finalisti per l’assegnazione dello Strega 2010.

La storia ha come protagonista Stefano Maltinti, quarantenne fiorentino dalla vita non riuscita: è l’unico figlio di Marta, vedova benestante ormai da molti anni, e cerca di emergere da continue sconfitte sul lavoro, nella vita privata, nei rapporti con gli amici. Improvvisamente la sua già incerta esistenza viene completamente sconvolta dalla gravissima malattia da cui viene colpita la madre: un ictus cerebrale la porta in una condizione di incoscienza e di immobilità, e di questa situazione non può che farsi carico Stefano, pur se lui si sente del tutto inadeguato al gravoso impegno che lo aspetta. Eccolo dunque in una città degradata, percorsa da un traffico caotico e pericolosamente violento, con personale medico e paramedico distratto, superficiale, lontano dai reali bisogni di pazienti e familiari. Stefano deve confrontarsi con una burocrazia inefficiente e pletorica, con servizi sociali velleitari e inefficienti, anche se la storia si svolge nella Toscana progressista…. l’unica possibilità di sopravvivenza per una persona anziana e non autosufficiente si rivela l’assunzione di una badante straniera. Eccoci allora proiettati nel mondo delle donne emigrate di diverse nazionalità che si propongono per il lavoro di cura: ci sono le slave evolute, ambiziose e spesso aggressive, le sudamericane più ingenue, spesso vittime dei loro stessi connazionali che le schiavizzano. Marta verrà assistita in casa anche se malvolentieri; la malata è costretta ad accettare la presenza di un’estranea nei confronti della quale sono presenti tutti i pregiudizi più ovvi: Maria Asuncion accetta timorosa un lavoro durissimo che tenta di svolgere con le sue scarse competenze e questo solleva almeno in parte Stefano, oberato da debiti, da difficoltà nello svolgere il suo lavoro di consegna a domicilio di cartoni di vino, da rapporti difficili con la ex moglie Alessia e ancor più conflittuali con la stessa madre, nei confronti della quale nutre una forma di attrazione-rifiuto che Recami analizza con fredda e determinata obiettività.

Il libro si legge talora con fastidio, tante sono le profonde lacerazioni che vive il protagonista e che lo portano ad atteggiamenti francamente odiosi e moralmente discutibili, dietro le quali l’autore ci rivela pulsioni segrete che forse ciascuno di noi lettori ha provato segretamente di fronte ad una serie di problemi che la vita familiare e la longevità di molti anziani propone all’attuale società, troppo fragile e precaria per poterli affrontare dignitosamente. Il finale del romanzo, del tutto imprevedibile, ci racconta l’assurdità di rapporti familiari sempre più deteriorati, la follia che può scoppiare all’improvviso, il fallimento del modello "famiglia", tanto celebrato dalla cultura dominante.

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