Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

di Cristina Giuntini - 22-12-2007 

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Difficile riassumere in poche righe l’essenza di un classico come questo romanzo. Un romanzo il cui titolo e trama, a grandi linee, sono conosciuti dalla stragrande maggioranza delle persone, anche se spesso e volentieri il film che ne è stato tratto viene ricordato molto più del libro. Se chiedete ad un qualsiasi amico se conosca “Fahrenheit 451”, è molto probabile che vi sentiate rispondere che si tratta di quel film nel quale si racconta di un mondo in cui i libri sono fuorilegge e vengono bruciati e in cui pochi volontari imparano a memoria i grandi classici per poterli tramandare alle generazioni future. I più attenti o i più colti vi diranno anche che il titolo deriva dalla temperatura di combustione della carta. E’ tutto corretto, ma c’è molto di più. Un’incredibile quantità di materiale di riflessione concentrato in neanche duecento pagine, una visione ipotetica del futuro che oggigiorno si sta rivelando veramente poco distante dalla realtà. Forse troppe volte, in qualche recensione, un libro è stato definito “ancora drammaticamente attuale”: lasciatemi usare una volta di più questa espressione di cui è stato finora abusato, perché mai come in questo caso sembra adeguata. Certamente il romanzo deve molto a quel “1984” di George Orwell pubblicato solo tre anni prima: in entrambi i casi l’azione è proiettata in un futuro ipotetico nel quale il mondo è sottomesso ad un regime totalitario e la vita delle persone odora di routine, di stantio, di spento. Ma la differenza fondamentale è che, mentre per Orwell l’oppressione si realizza per mezzo di un controllo costante e capillare (il “Grande fratello” reso purtroppo celebre da una trasmissione televisiva che poco o niente ha a che vedere con l’idea originale), per Bradbury il tutto viene esplicato in un modo molto più subdolo: negando agli uomini la cultura, che viene sostituita dalla televisione, usata non tanto per informare quanto per addormentare i cervelli e le coscienze. Ma non tutti dormono in eterno: ed ecco che Guy, un addetto agli incendi, il cui compito è distruggere i libri, comincia a reagire ad alcuni stimoli insoliti, primo fra tutti il fugace rapporto di amicizia con la vicina Clarisse, una diciassettenne strana ed insolitamente felice, la cui vicinanza è per lui quasi un pugno nello stomaco. Davanti a Clarisse ed alla sua famiglia, Guy non può fare a meno di riconsiderare la sua vita coniugale con la spenta Mildred, una brava moglie perfettamente integrata nel sistema, felice di trascorrere le sue giornate nella stanza della TV, dove le pareti stesse sono enormi schermi e dove i personaggi della telenovela più popolare diventano veri e propri componenti della famiglia nella mente della donna. Ma Mildred non è assolutamente un’eccezione, rappresenta anzi nient’altro che una persona media, perfettamente uguale alle altre mogli che vivono intorno alla coppia. Quando Guy deciderà di sfidare la legge portandosi a casa alcuni libri che sarebbe stato suo compito distruggere e leggendoli, Mildred non condividerà assolutamente la nuova curiosità e consapevolezza del marito, ne sarà anzi spaventata a morte. E così, mentre Guy continuerà la sua ricerca e la sua ribellione attraverso l’amicizia con Faber, il vecchio professore, sua moglie maturerà dentro di sé la duplice decisione (se di decisione si può parlare e non piuttosto del frutto di un condizionamento insito nella sua stessa vita) di lasciare il marito e di denunciarlo alle autorità. Guy dovrà fuggire, cercando disperatamente un mondo nuovo per lasciarsi alle spalle tutto quello che ha conosciuto fino a quel momento, anche la stessa Mildred che nonostante tutto ama ancora, ma che lo ha ricambiato con freddezza e tradimento. E questa fuga sarà la sua salvezza e l’inizio di una speranza per il futuro... Sconvolgente, appassionante, un libro che arricchisce, che stimola la riflessione, che fa guardare con occhi diversi anche la nostra situazione attuale. La sconvolgente immagine di Mildred che “vive” dentro la televisione potrebbe essere il punto di partenza per fare paragoni e riconsiderare tanti comportamenti che appartengono a noi e alle persone che incontriamo ogni giorno. L’idea di una dittatura che si concretizza attraverso la negazione della cultura dovrebbe addirittura servirci da monito. Una lettura che risulta certamente salutare per chiunque, a qualunque età la si affronti.

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