Accanto alla tigre di Lorenzo Pavolini

Finalista del Premio Strega 2010
La tigre è la protagonista di un proverbio indiano secondo cui chi la cavalchi non potrà più scendere, ma solo tentare di domarla. La tigre è il fascismo dell’ultima ora, quello sanguinoso e violentissimo di Salò, vicenda che ancora pesa sulla nostra storia e a cui ha dato vita anche il nonno dello scrittore, il gerarca Alessandro Pavolini, ucciso il 28 aprile 1945 e appeso per i piedi a piazzale Loreto con Mussolini, a cui aveva voluto restare fedele fino all’estremo.
Il piccolo Lorenzo scopre a dodici anni, in una libro di scuola, la storia di suo nonno. In famiglia aveva solo sentito che era morto in guerra. Da grande, nel quartiere romano Monti, per strada vede su un muro una scritta ("Pavolini eroe") e capisce che questo nonno ingombrante e il suo tortuoso percorso culturale, familiare, politico devono essere conosciuti, perchè evidentemente nè la storia famigliare nè la storia collettiva erano state ancora del tutto esaminate, elaborate, digerite. Eccoci allora con lo scrittore a rileggere, interpretare, decifrare documenti, lettere, ricordi che attraversano molti decenni della storia italiana. Leggeremo del giovane Pavolini a Castiglioncello, mentre mette in scena col fratello e i cugini una commedia classica in costume durante le vacanze estive. Lo ritroveremo, poi, promettente giovane scrittore insieme ad amici fiorentini a dirigere una rivista, Il Bargello, lavorando insieme a Pratolini, Rosai, Bilenchi. Ma la cultura, pur importante nella sua vita, diventerà seconda rispetto alla politica. La sua adesione al fascismo è entusiastica e la sua fedeltà a Mussolini totale. Diventerà ministro della Cultura popolare e farà anche delle buone cose durante il suo ministero, mostrandosi apparentemente mite ed accogliente anche con la fronda intellettuale dei suoi amici.
L’8 settembre ’43 segnerà un cambiamento. Pavolini fa la sua scelta estrema e non tornerà indietro, sacrificando tutto (famiglia, cultura, amici) in nome di un’idea di fedeltà e di coerenza che lo porteranno ad azioni efferate che non gli saranno perdonate. Ci sono pagine molto intense nel libro del nipote: la visita al cimitero di Milano dove sono sepolti, in un quadrato separato, i morti di Salò; il passaggio notturno in Via Tre Madonne, dove si era rifugiato Pavolini nella tragica notte del Gran Consiglio, quando le statue e i simboli del fascismo venivano travolti dalla rabbia e dal sollievo popolare; le giornate passate in montagna, in Austria, quando le famiglie dei gerarchi vennero tenute quasi prigioniere, prima della fine tragica del 25 aprile. Una storia vista dall’altra parte, ma da dentro, con grande sofferenza e grande onestà intellettuale. Un libro ben scritto e, soprattutto, coraggioso.

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