Durante la terza giornata della fiera Più libri più liberi 2025 si è tenuto un incontro dal titolo “L’Intelligenza Artificiale in casa editrice: per fare cosa?”, che ha affrontato un tema molto attuale, ovvero l’uso dell’intelligenza artificiale nelle case editrici, con una riflessione sulle conseguenti potenzialità e sulle ovvie preoccupazioni che ne scaturiscono.
L’AI come occasione, non come minaccia
In apertura, Innocenzo Cipolletta, presidente AIE, ricorda come abbia sempre guardato all’innovazione tecnologica come a una possibilità e non come a un rischio. L’ondata dell’intelligenza artificiale rientra in questo percorso: invece di affrontarla con timore, è necessario comprenderla e capire come possa essere usata, perché sta modificando il nostro modo di agire e di lavorare.
Per questo è stata avviata un’indagine tra numerose case editrici italiane: l’AI, sottolinea Cipolletta, è una tappa all’interno di un processo di innovazione continuo, che non si arresterà ma evolverà ulteriormente.
L’indagine AIE: chi usa l’AI e come?
Cristina Mussinelli presenta i primi risultati raccolti dagli Uffici Studi AIE (analisi disponibile sul sito dell’AIE) hanno partecipato 97 case editrici, per un totale di oltre 180 marchi editoriali, rappresentativi di tutti i segmenti del mercato.
Dai dati emerge un quadro chiaro:
- circa il 75% delle case editrici utilizza strumenti di AI;
- il tasso di adozione cresce con la dimensione aziendale, arrivando al 96% tra i grandi editori;
- l’uso è diffuso in tutti i settori, ma con modalità differenti.
Gli editori utilizzano sia licenze chiuse o aziendali (strumenti a pagamento con maggiore tutela), sia strumenti di AI integrati nei software già impiegati internamente. Fanno inoltre ricorso a licenze aperte, con maggiori rischi legati al diritto d’autore, e ad applicazioni verticali specializzate — correzione bozze, traduzione, accessibilità — spesso offerte in abbonamento da aziende dedicate.
L’indagine distingue due macro-aree. La prima è l’ambito editoriale, che mostra come l’intelligenza artificiale sia utilizzata maggiormente per:
- produzione di testi, paratesti e contenuti editoriali;
- creazione di copertine e illustrazioni;
- editing e correzione bozze;
- accessibilità (in particolare la generazione di descrizioni alternative per le immagini, attività onerosa per gli editori);
- produzione, grafica e impaginazione.
La seconda macro-area riguarda marketing, comunicazione e data analysis, specialmente per:
- comunicazione social e promozionale;
- uffici marketing;
- schede prodotto;
- analisi dei dati, dove gli strumenti AI permettono di velocizzare e strutturare meglio la lettura dei trend.
Le preoccupazioni: copyright, qualità e organizzazione
Sono tre i nodi principali emersi, e riguardano le preoccupazioni su problematiche di:
- copyright, ovvero il timore che gli strumenti di AI utilizzino in modo improprio contenuti protetti;
- qualità, e il rischio che l’AI generi testi imprecisi, non verificati o non adeguati agli standard editoriali.
- aspetti organizzativi, che vanno dalla necessità di investimenti all’impatto nei rapporti con gli altri attori della filiera.
Se da un lato molti editori sono curiosi e sperimentano, dall’altro esiste una fascia più cauta, meno incline all’innovazione rapida.
Autori ed editori: tra curiosità e necessità di trasparenza
Sul fronte del rapporto con gli autori, prevale la curiosità rispetto alla paura. Le preoccupazioni principali, per gli scrittori, coincidono con quelle degli editori:
- tutela dei propri contenuti;
- corretto uso dell’AI;
- qualità dell’output finale.
A livello internazionale esistono già policy consolidate. Il Committee for Publication Ethics stabilisce che:
- l’uso dell’AI va dichiarato;
- l’autore rimane responsabile dei contenuti,
- l’AI non può essere usata per generare l’intera opera, ma solo parte di essa.
L’obiettivo è semplice: contrastare la shadow AI, l’AI utilizzata senza dichiarazione.
Alcuni editori italiani, sottolinea Nicola Cavalli, stanno iniziando a inserire disclaimer trasparenti nei libri per indicare eventuali parti realizzate con l’aiuto dell’AI. L’idea non è quella di colpevolizzare, bensì mantenere correttezza, etica e fiducia nei confronti dei lettori.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’Intelligenza Artificiale in casa editrice: per fare cosa? L’incontro a Più Libri Più Liberi 2025
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